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Luca Fazio
Ecoreati, un disegno di legge in nome del popolo inquinato
6 Marzo 2015
Articoli del 2015
«Vengono introdotti nel codice penale nuovi reati di inquinamento e disastro ambientale, delitto colposo contro l'ambiente e traffico e abbandono di materiale radioattivo. Sono stati allungati anche i termini di prescrizione dei reati».

Il manifesto, 5 Marzo 2015 (m.p.r.)

Chi inquina, final­mente, paga. Anche con la galera. Con l’approvazione al Senato del dise­gno di legge sui reati ambien­tali potrebbe chiu­dersi nel migliore dei modi un per­corso sof­ferto che per decenni è stato con­di­viso da tutto il mondo ambien­ta­li­sta. Il prov­ve­di­mento, dopo aver subito delle modi­fi­che a Palazzo Madama, adesso dovrà tor­nare alla Camera per la terza lettura.

L’inedito fronte poli­tico che ha soste­nuto il ddl è com­po­sto da Pd, Sel, Ncd e M5S (primi fir­ma­tari Ermete Rea­lacci del Pd, Sal­va­tore Micilli del M5S e Serena Pel­le­grino di Sel). 165 i voti favo­re­voli, 49 con­trari, 18 aste­nuti. L’altra noti­zia è che il governo, per la prima volta, non si è pie­gato a Con­fin­du­stria. L’esito, come dicono tutte le asso­cia­zioni eco­lo­gi­ste, è posi­tivo. Il vuoto nor­ma­tivo è stato col­mato, anche se que­ste norme rischiano di per­dere effi­ca­cia in un qua­dro legi­sla­tivo ancora con­fuso e con­trad­dit­to­rio, soprat­tutto quando si tratta di reati ambientali.

In sin­tesi, il ddl intro­duce nuovi reati di inqui­na­mento ambien­tale, di disa­stro ambien­tale, i delitti col­posi con­tro l’ambiente, il traf­fico e l’abbandono di mate­riale radioat­tivo e il reato di impe­di­mento di con­trollo. Tra le altre, è stata intro­dotta anche una norma che vieta le esplo­sioni in mare per atti­vità di ricerca ed ispe­zione dei fon­dali, una que­stione che l’altro giorno aveva visto il governo bat­tuto in aula. Si tratta di un pac­chetto par­ti­co­lar­mente indi­ge­sto per le cosid­dette eco­ma­fie che in Ita­lia, ogni anno, impu­nite, “fat­tu­rano” cifre astronomiche.

Sono sod­di­sfatti i due mini­stri diret­ta­mente coin­volti. «Si tratta di un segnale di grande sen­si­bi­lità nei con­fronti di un tema di strin­gente urgenza per il paese — ha com­men­tato il mini­stro dell’Ambiente Gian­luca Gal­letti — e ormai siamo all’ultimo miglio di un pas­sag­gio sto­rico: chiedo alla Camera di fare pre­sto e di appro­vare que­sto testo senza ulte­riori modi­fi­che, c’è asso­luta neces­sità di stron­care i busi­ness cri­mi­nali che si arric­chi­scono inqui­nando il nostro ter­ri­to­rio». Per il mini­stro della Giu­sti­zia Andrea Orlando (già mini­stro per l’Ambiente) que­sta è la rispo­sta del governo «alle molte ferite che hanno col­pito il paese”. Orlando ci tiene a met­tere l’accento non solo sull’impianto puni­tivo delle norme ma anche alla ridu­zione delle pene per chi si impe­gna a ripri­sti­nare lo stato dei luo­ghi inqui­nati, il cosid­detto “rav­ve­di­mento operoso».

Entrando nei det­ta­gli, il testo inse­ri­sce nel codice penale il nuovo delitto di inqui­na­mento ambien­tale (art.452 bis) che puni­sce con la reclu­sione da 2 a 6 anni, e una multa da 10 mila a 100 mila euro, chiun­que pro­vo­chi un danno signi­fi­ca­tivo alle acque, all’aria, al suolo, al sot­to­suolo e più in gene­rale alla bio­di­ver­sità, alla vege­ta­zione o agli ani­mali. C’è anche una norma che pre­vede la deten­zione, quella di disa­stro ambien­tale: da 5 a 15 anni per chi inquina pro­vo­cando danni irre­ver­si­bili per l’ambiente e per le per­sone espo­ste al peri­colo. Ven­gono in mente i rifiuti tos­sici in Cam­pa­nia, l’Ilva di Taranto, o l’Eternit in Piemonte.

«L’approvazione del ddl — ha detto il pre­si­dente del Senato Pie­tro Grasso — è la rispo­sta al dolore di per­sone come il poli­ziotto della terra dei fuo­chi che si è amma­lato di tumore in seguito alle sue inda­gini sui rifiuti in Cam­pa­nia, o dei fami­liari delle per­sone che hanno perso la vita a Casale Mon­fer­rato”. Per Titti Palaz­zetti, sin­daco di Casale, que­sta è “una pro­messa mantenuta».

Il delitto di “abban­dono di mate­riale ad alta radioat­ti­vità” viene punito con la reclu­sione da 2 a 6 anni e con una multa che va da 10 a 50 mila euro, pena estesa anche a chi acqui­sta, riceve, importa, esporta, tra­sporta o detiene il mate­riale in que­stione. Per il delitto di “impe­di­mento al con­trollo”, invece, le pene vanno da 6 mesi a 3 anni. Mano pesante per l’aggravante di “asso­cia­zione mafiosa”: verrà appli­cata anche ai pub­blici uffi­ciali che si ren­de­ranno com­plici di qua­lun­que tipo di age­vo­la­zione in mate­ria di con­ces­sioni o auto­riz­za­zioni. Pene più severe anche per chi ispe­ziona i fon­dali marini uti­liz­zando tec­ni­che esplo­sive (da 1 a 3 anni di reclu­sione). Tra i nuovi reati è stato intro­dotto anche quello di “omessa boni­fica” per chi non ottem­pera all’ordine di recu­pe­rare l’area inquinata.

Uno degli ade­gua­menti più signi­fi­ca­tivi del codice penale per­mette inol­tre di poter con­tare sull’allungamento dei ter­mini di pre­scri­zione del reato. «Ricor­diamo a tale pro­po­sito - sot­to­li­nea il WWf con una nota - il caso Eter­nit: l’intervenuta pre­scri­zione che ha man­dato assolti gli impu­tati è dipesa dall’esistenza di reati asso­lu­ta­mente ina­de­guati rispetto alla gra­vità dei fatti. Se le dispo­si­zioni con­te­nute nella pro­po­sta di legge fos­sero già entrate in vigore, il pro­cesso si sarebbe pre­scritto in quin­dici anni».

Il vice­pre­si­dente di Legam­biente, Ste­fano Cia­fani, e il coor­di­na­tore nazio­nale di Libera, Enrico Fon­tana, ieri hanno assi­stito al voto in Senato in rap­pre­sen­tanza di quelle 23 asso­cia­zioni e di quei 70 mila cit­ta­dini che hanno sot­to­scritto il loro appello inti­to­lato «In nome del popolo inqui­nato: subito i delitti ambien­tali nel codice penale». Adesso hanno fretta, vogliono che la Camera approvi al più pre­sto un decreto legge atteso da più di venti anni. «Gra­zie a que­sto voto - hanno aggiunto - è stata final­mente can­cel­lata la non puni­bi­lità dei reati col­posi in caso di boni­fica, tanto cara a Con­fin­du­stria, e sono stati appor­tati ulte­riori miglio­ra­menti al testo gra­zie al voto favo­re­vole della mag­gio­ranza, del M5S e di Sel».

Ermete Rea­lacci, pre­si­dente della Com­mis­sione ambiente e ter­ri­to­rio alla Camera, primo fir­ma­ta­rio della pro­po­sta di legge, si augura che il via libera defi­ni­tivo avvenga «senza cam­biare nem­meno una vir­gola». E’ que­sta la pre­oc­cu­pa­zione di tutti gli ambien­ta­li­sti. Vista la larga e ine­dita mag­gio­ranza, non dovreb­bero esserci brutte sor­prese. Anche per­ché, ha spie­gato Rea­lacci, «quelli con­tro l’ambiente sono cri­mini par­ti­co­lar­mente odiosi e molto peri­co­losi, basti pen­sare che stando al rap­porto Eco­ma­fia di Legam­biente frut­tano alla mala­vita orga­niz­zata circa 15 miliardi all’anno».

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