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Sergio Brenna
Economistica ? No, grazie.
11 Gennaio 2006
Abitare è difficile
Un intervento sulla politica della casa e sull’equivoco della “programmazione negoziata” in materia di territorio

Il problema sollevato da Giovenale nei suoi due articoli del 20 dicembre e del 4 gennaio sulla necessità o meno di nuove costruzioni per affrontare il disagio abitativo si lega indissolubilmente a quello della cosiddetta “programmazione negoziata”, che a partire dai Programmi Integrati di Intervento introdotti nel 1992 ha progressivamente dissolto ogni orizzonte di bilancio pubblico complessivo nei criteri di utilizzo della città e del territorio.

Se si ragiona in termini di piano di governo complessivo, la quota di edilizia sociale è una parte dell’edificabilità ritenuta ambientalmente sostenibile e va, quindi, sottratta a quella privata; se, invece, si ragiona in termini di “programmazione negoziata”, l’edilizia sociale (così come le attrezzature urbane necessarie) è una quota aggiuntiva contrattata con la proprietà dopo che questa ha fissato autonomamente il proprio livello di redditività e la sostenibilità ambientale della quantità edificabile è una variabile dipendente dagli altri fattori (redditività privata + servizi pubblici e sociali).

Il tema si era già posto nel 1962 con la legge 167 sull’edilizia popolare, sia pure in termini non strettamente di sostenibilità ambientale, ma piuttosto di corretto assetto insediativo. L’art. 3 della legge diceva: “Le aree da comprendere nei piani (di edilizia pubblica) sono di norma scelte nelle zone destinate ad edilizia residenziale nei piani regolatori vigenti... Ove si manifesti l’esigenza di reperire in parte le aree in zone non destinate all’edilizia residenziale nei piani regolatori...si può procedere con varianti agli stessi.”

E’ noto che i Comuni, di sinistra o di destra che fossero, ritennero preferibile destinare in massa nuove aree agricole all’edificazione pubblica, ritenendolo socialmente più tollerabile che incidere sulle aspettative edificatorie dei privati, ma a scapito della logica insediativa (ciò che può spiegare il malanimo degli utenti assegnatari cui ha accennato Simoni nella sua precisazione) e in prospettiva storica della sostenibilità ambientale dell’insediamento, come abbiamo verificato poi.

Oggi il tema si ripropone col dilagare della “programmazione negoziata”, presentata dai fautori del neoliberismo urbanistico come superamento della tradizionale e a loro parere vetusta concezione pianificatoria per approdare a quella di una neonata “economistica”, che denuncia clamorosamente come questa negoziazione “ad personam” riduca il tanto declamato principio di “sussidiarietà” dell’Ente pubblico ad una sua succube subordinazione agli interessi economici forti, senza nessuna interlocuzione con le esigenze dei cittadini e con i criteri di sostenibilità ambientale degli interventi.

Occorre, invece, che le quantità edificatorie previste siano vengano definite dai Comuni, sia pure nelle forme più attuali ed articolate, in base ai criteri di sostenibilità ambientale dell’insediamento e alle dotazioni di aree e servizi pubblici necessari alle esigenze di vita dei cittadini.

Ciò significa chiudere definitivamente la stagione della “programmazione negoziata”, che si è dimostrata un gioco truccato, in cui a perdere sono sempre gli interessi ambientali e di vivibilità urbana dei cittadini.

L’obiettivo della ripresa della capacità di indirizzo pubblico va oggi assunto con chiarezza e determinazione dalle forze politiche del centrosinistra anche alla luce delle direttive europee sulla Valutazione Ambientale Strategica e della concezione della città e del territorio come beni comuni non negoziabili.

E’ sorprendente che nel momento in cui anche da parte di alcuni esponenti DS si propone l’adozione di criteri di valutazione del PIL che tengano conto dei costi di sostenibilità ambientale, alleanze trasversali tra rappresentanti UDC/FI/Margherita (Verga, Lupi, Mantini) continuino a sostenere la liceità di una preminente visione economistica in tema di strumenti di governo della città e del territorio.

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