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Lidia Fersuoch
Ecco perchè i canali minacciati dai governanti sono la distruzione di un monumento di natura e storia
13 Novembre 2013
Venezia e la Laguna
Perché la decisione del Consiglio dei ministri in merito alle Grandi navi a Venezia e' un ultoriore, poderoso contributo dei governanti nazionali, regionali e locali alla distruzione di un monumento per costruire il quali natura e storia hanno collaborato per mille anni. Stralci da un libretto tutto da leggere

Perché la decisione del Consiglio dei ministri in merito alle Grandi navi a Venezia e' un ultoriore, poderoso contributo dei governanti nazionali, regionali e locali alla distruzione di un monumento per costruire il quali natura e storia hanno collaborato per mille anni. Stralci da un libretto tutto da leggere


La beffa della decisione del governo sulle Grandi navi nella Laguna di Venezia è palese per chi conosce la questione. Ci siamo già espressi in proposito con una postilla all’articolo che informava della decisione governativa. Sembra però che molti di quanti si esprimono sull’argomento valutino la decisione come una buona cosa, o almeno un ragionevole compromesso Mi riferisco soprattutto ai decisori - nazionali, regionale e locali. Essi sono distinguibili in due categorie: quelli in malafede, e quelli che non sanno e decidono sull’onda del sentito dire. Poiché la speranza di convincere gli onesti non ci abbandona mai vogliamo rivolgerci a questi ultimi. alcuni stralci del libretto
Confondere la Laguna, redatto da Lidia Fersuoch per la collana “Occhi aperti su Venezia" di Corte del Fòntego editore, ringraziando autrice ed editore della concessione.

1. Escavo del canale Contorta Sant’Angelo e terminal alla Marittima: le navi da crociera accedono alla Laguna attraverso la bocca di Malamocco, percorrono in parte il Canale dei Petroli, imboccano un nuovo canale da escavarsi a fianco del vecchio canaletto Contorto – così lo chiamava Cristoforo Sabbadino, oggi Contorta Sant’Angelo –, entrano nel Canale della Giudecca e approdano alla Marittima.

Questa linea progettuale è stata proposta dall’autorità portuale di Venezia. Secondo il suo presidente, Paolo Costa, si tratterebbe di approfondire un canale esistente (il Contorta), accompagnando i lavori «con un progetto di ricostruzione morfologica della laguna centrale, oggi notoriamente la più degradata»37. Giampiero Mayerle, già direttore del Magistrato alle acque, così lo spiega: «I materiali di risulta dell’escavo del canale ... sono in gran parte “fanghi puliti” (fascia A) e pertanto potranno essere riutilizzati per la ricostruzione di strutture morfologiche lagunari. Circa due milioni di sedimenti potranno proficuamente essere utilizzati per la realizzazione di una serie di velme in fregio al canale Contorta Sant’Angelo per proteggere i bassi fondali a lato del canale. È questa una cautela fondamentale anche per contribuire al mantenimento dei fondali del canale stesso, tenuto conto che i materiali che dovessero essere erosi andrebbero prevedibilmente a depositarsi sul fondo del nuovo canale»38. Si escaverebbe dunque un altro Canale dei Petroli (130 milioni di costo), con medesimo assetto innaturale da sud a nord, di almeno 80 m di larghezza al fondo e -10,50 m di profondità (ora il Contorto misura circa sei metri di larghezza e due di profondità) e con i fanghi si costruirebbero velme o barene, lì prima inesistenti, a margine dello stesso canale per evitare l’erosione e l’interramento provocato dalle navi che lo percorreranno. Questo, secondo Costa, sarebbe «il valore aggiunto del progetto». Come sostiene D’Alpaos a proposito di questa ipotesi, vuol dire «che non abbiamo imparato la lezione» impartitaci dalla Laguna39. La Venezia Terminal Passeggeri (VTP) preme perché, invece di ritornare per lo stesso Canale dei Petroli, le navi escano per la bocca di Lido, conservando almeno un passaggio davanti a San Marco, il che sarebbe una beffa. L’escavo e lo stravolgimento del piccolo canale, campo di gara di vela al terzo, posto tra le due antiche isole di Sant’Angelo della Concordia e di San Giorgio in Alga – se ha senso in questo contesto parlare di bellezza e paesaggio -, sarà la fine della Laguna, e tutti lo sanno. Perché allora c’è tanto timore in città e nella comunità scientifica che questa sia la via che il Comitato interministeriale40 sceglierà? Perché in questi ultimi cinquant’anni non si è mai deciso per il bene della Laguna, piegandola invece ad altri scopi, essendo sempre considerata una risorsa disponibile per alcune categorie economiche, piuttosto che un bene di tutti i cittadini, da preservare.

2. Percorso per il canale Vittorio Emanuele e terminal alla Marittima: come nella prima proposta, le navi entrano per la bocca di Malamocco, percorrono il Canale dei Petroli, imboccano il Canale delle Tresse, proseguono lungo il canale Vittorio Emanuele e raggiungono la Marittima.

Il Canale dei Petroli verrebbe raddoppiato per più della metà del suo percorso e portato a 240 m di larghezza41. È previsto anche l’ampliamento a 450 m di diametro del Bacino di evoluzione 3 all’innesto del Canale delle Tresse, l’escavo e l’allargamento di questo canale e di parte del Vittorio Emanuele, l’arretramento e la riconfigurazione della discarica delle Tresse. Tale ipotesi è stata scartata dall’autorità portuale non per i prevedibili danni alla Laguna, ma per l’inaccettabile e pericolosa interferenza fra traffico passeggeri e traffico merci nel Canale dei Petroli (e per i costi, quasi 400 milioni di euro). Anche la proposta del canale Contorta tuttavia prevede, nel Canale dei Petroli, un lungo tratto di commistione fra traffico mercantile e crocieristico.

3. Percorso per il Canale dei Petroli e terminal a Marghera: le navi entrano in Laguna per il porto di Malamocco, percorrono tutto il Canale dei Petroli sino a imboccare il Canale Industriale Ovest e giungere a Marghera, ove è prevista la nuova stazione crocieristica.

Questa ipotesi è stata sostenuta dal sindaco Orsoni sin dalla campagna elettorale. Il progetto, al momento della stampa di questo libretto, non è stato ancora presentato alla cittadinanza. Si può presupporre che il percorso attraverso il Canale dei Petroli (previsto anche nella proposta precedente e rifiutato dall’autorità portuale per la condivisione con il traffico mercantile) necessiti ugualmente, in molte parti, del raddoppio del canale.

4. Terminal fuori della Laguna, a Santa Maria del Mare (Pellestrina): le navi ormeggiano in una nuova stazione marittima eretta presso la costa, nella piattaforma provvisoria di cemento di 11 ettari costruita per i cantieri di prefabbricazione dei cassoni del MoSE.

Con nota n° 348253 del 21 agosto 2007, il Comune di Venezia si era espresso in modo fermo contro tale ubicazione del cantiere, per la valenza paesaggistica dei luoghi, fra i più belli prospicienti la Laguna di Venezia, assoggettati a quattro vincoli paesaggistici: «In un territorio vincolato, a norma del codice, non è ammissibile lasanatoria a posteriori ed è obbligatoria la rimessa in pristino», ripristino che Magistrato e Consorzio si sono obbligati a effettuare e che la città si aspetta. Ma basterebbe guardare su Google maps l’impatto degli 11 ettari di cemento per comprendere come l’ipotesi di riutilizzarli – ventilata dal presidente dell’autorità portuale Paolo Costa – sia irrealizzabile. La proposta prevederebbe anche la realizzazione di una linea di trasporto passeggeri sublagunare (opera sin ora scongiurata, per le conseguenze ambientali e sociali e per i costi) a collegamento con la terraferma e Venezia.

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