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Gian Antonio Stella
Eboli: Le ruspe militari antiabuso adesso torneranno nelle caserme
10 Aprile 2004
Abusivismo
Anche Gian Antonio Stella (come aveva fatto ad agosto Francesco Erbani) si è fermato a Eboli, ha parlato col sindaco Gerardo Rosalia, si è fatto raccontare e racconta a noi la storia di un’amministrazione pubblica che ha saputo, nel profondo Sud, tentar di restaurare lo Stato. Sul Corriere della sera del 30 settembre 2003.

EBOLI (Salerno) - Una pugnalata alle spalle: ecco cos'è il condono per me e quelli che hanno dato l’anima per far passare il principio che la legge legge. Una pugnalata. C’era quasi riuscito, Gerardo Rosania, a portare lo Stato a Eboli. Ce l’aveva quasi fatta stringendo lui, sindaco di Rifondazione, un patto di ferro con il prefetto, i magistrati, i vigili, i carabinieri, i pompieri, i forestali e tanta altra gente perbene compatta nella volontà di mostrare che l’amministrazione pubblica anche qui può essere seria.. Hanno buttato gi 437 case abusive, per affermare questa idea di uno Stato serio. La pi radicale operazione di bonifica mai fatta in Italia. Condotta tra insulti, ricorsi, lamenti, tentati suicidi, minacce, svenimenti, eccezioni legali e lacrime di prefiche...

Adesso Rosania ha il morale a pezzi: Da quando emersa la certezza del condono sono spuntati cantieri abusivi dappertutto. Sono sommerso da decine di rapporti. I vigili vanno, sequestrano, mettono i sigilli. Quelli li rompono e riprendono. I vigili tornano e rimettono i sigilli.. Quelli li rompono e riprendono. I vigili li rimettono e si sentono dire: "Perché scassate? Tanto c’è ‘o condono!”. Per non parlare degli abusivi ai quali abbiamo demolito la casa: "Ecco! Tutta l’Italia la fa franca! Tutta l’Italia! Pure quelli che hanno costruito sul demanio! Bastava che ci lasciaste in pace ancora un poco...".

Non era stato facile, portare lo Stato a Eboli. Paese simbolo, anche grazie al libro di Carlo Levi, del Mezzogiorno povero, sgarrupato, passivo. Via via pi rassegnato alla convivenza con le mille illegalità diffuse. Cuore di quella Campania che ospita il 19% degli edifici abusivi costruiti ogni anno in Italia. Teatro di quella farsa offensiva e tragica in cui le autorità fingono di avere la faccia feroce e firmano, per evitare l’imputazione di omissione di atti d’ufficio, ordini di demolizione per le case illegali non sanabili che poi applicano soltanto nello 0,97% dei casi. La camorra era sicura che, nonostante qualche strepito, nessuno avrebbe mai avuto il fegato di mandare le ruspe. E lungo otto chilometri del litorale ebolitano, a ridosso del mare e della bellissima pineta, le famiglie cutoliane degli Scarponi e dei Garibaldi si erano spartite la terra demaniale dividendola in centinaia di lotti come fosse terra loro. E per tutti gli anni Settanta e gli Ottanta, mentre i sindaci e i vigili e i pretori guardavano altrove, avevano tirato su villini su villini fino a occupare tutta la fascia tra la strada litoranea e il bosco.

Tutto tra complicità indecenti. Chiedevano la corrente elettrica dicendo di dovere azionare un pozzo artesiano e l’Enel gliela dava fingendo di non sapere a cosa serviva davvero, chiedevano il telefono e la Sip glielo portava, compravano e vendevano come fosse roba legale, freme di rabbia Donato Santinone, il segretario dei comunisti italiani che come assessore all’Urbanistica coordina le ruspe. Trovammo contratti stipulati dal notaio che parlavano di "trasferimento di possesso". Notai che, chiamati a far da garanti davanti alla legge, se ne infischiavano. E che non ci risulta siano mai stati espulsi.

Uno schifo. Aggravato dai problemi di ordine pubblico causati dalla presenza di alcuni spacciatori. E dalla scelta di qualche proprietario di arrotondare le entrate affittando d’inverno la propria casa al mare a gruppi di prostitute. Tutta la strada, dall’autunno alla primavera, era piena per otto chilometri di ragazze che facevano la vita. Perlopiù straniere. Erano cos tante che certe sere fummo costretti a organizzare pattugliamenti coi vigili, ricorda il sindaco. A casa d’una nigeriana, il giorno in cui la buttammo giù, fotografai un mucchio di preservativi buttati sul pavimento. Un metro quadro di preservativi. Forse più.

Per anni, in Comune avevano teorizzato la necessità d’abbattere Camorropoli. Ma pareva non ci fosse niente da fare. Firmavi gli ordini di demolizione e quelli se ne fregavano. Gli ordinavi di andarsene e ridevano. Facevi le gare per affidare gli appalti degli abbattimenti e andavano deserte. Una sola vide un vincitore: una ditta che in realtà voleva solo farsi bella sperando d’incassare altri lavori. O contando sul fatto che non avremmo avuto le palle per demolire davvero. Cosa che le avrebbe permesso di farci causa. Appena capì che facevamo sul serio, sparì.

Alla fine ci fu chiaro che avevamo una sola carta da giocare: andare ad abbattere con il genio militare.

Fu l che, miracolo, apparve lo Stato. L che si sald l’alleanza ebolitana tra la sinistra perbene e la destra perbene, tra la giunta rossa e un giovane magistrato di nome Angelo Frattini e il prefetto salernitano Natale D’Agostino, che si tir dietro la polizia e i carabinieri e la Forestale e la Finanza... Un uomo straordinario, ricorda Rosania. Quando arrivammo al punto di svolta disse: "Allora: ci stiamo tutti’ Tutti convinti? Attenzione, perch da questo momento nessuno può pi tirarsi indietro". Non me lo scordo, quel giorno. Chi non del Sud non può capire fino in fondo: lo Stato! A Eboli c’era lo Stato!.

Cinque anni esatti sono passati, dal primo abbattimento. Era il 29 settembre 1998 (Grazie Tremonti: bel regalo di compleanno...) quando la pala meccanica attaccò la villetta di Anna Pagano. Lei e gli altri abusivi delle prime 72 case abbattute non ci credevano, che finisse davvero cos. E investivano i cronisti con il loro stupore: Non ci hanno dato manco il tempo di svuotare gli armadi! . Avevano avuto anni, per svuotarli. Ma chi l’immaginava che quel giorno le ruspe militari sarebbero arrivate? Là, nel cuore di un mondo tutto illegale. Là, col sindaco confinante di Battipaglia, Fernando Zara, che si batteva al contrario per sdemanializzare il litorale suo e giurava di non avere nel suo comune neanche una casa abusiva e sbruffoneggiava: Vediamo se Rosania ce la fa, ad abbatterle tutte! Vediamo!. E gli abusivi che assalivano i vigili: Perché noi sì e quelli di Battipaglia no? Chi lo d il diritto al comune di Eboli di fare quello che Battipaglia non fa, ah?

Quattrocentotrentasette villini, han tirato giù. Una cosa costosa, lunga, complicata: prima devi far sequestrare la casa, poi devi acquisirla e votare un progetto di demolizione e svuotarla di tutti i mobili e far staccare tutti i servizi dai vigili del fuoco e dai tecnici del gas e dell’Enel e mille altri impicci. La ruspa arriva solo alla fine. Un lavoro duro. Senza un lira da Roma.

Tra minacce, inquilini che si davano fuoco, mamme che si asserragliavano coi figlioletti, lettere stizzite di incazzatissimi avvocaticchi... Eppure, anche grazie al nuovo prefetto Efisio Orrù succeduto a D’Agostino mettendoci la stessa passione e la stessa severità, ce l’avevano fatta. Là dove c’era l’orrendo caos di Camorropoli oggi tornata l’erba, sono tornate le piante, tornato il panorama della pineta cos come lo videro Johann Wolfgang Goethe o Percy B. Shelley in viaggio verso Paestum. Gerardo Rosania guarda e sospira. Ce l’aveva quasi fatta, a portare lo Stato a Eboli. Quasi.

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