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Antonio di Gennaro
E' per il bene dello stato…
11 Giugno 2008
Una dolorante invettiva contro le bugie del Presidente dell consiglio e la diffusa omertà che le rende credibili. Speciale pereddyburg

No, così proprio non va proprio signor presidente. Siamo tra quanti hanno apprezzato il modo con il quale lei ha condotto la conferenza stampa dopo il CdM di Napoli, esponendo personalmente, con precisione e pertinenza il pacchetto di misure approvato dal governo per l’emergenza rifiuti. Al di là del merito dei provvedimenti, era riuscito a trasmettere l’idea di un recupero di impegno dell’amministrazione. C’era certo un’atmosfera strana, sembrava di essere tornati all’Italia di Giolitti, come ha ben colto Tremonti con la sua battuta al curaro, uscendo da Palazzo Salerno su Piazza del Plebiscito (“Che tristezza Napoli, da grande capitale a prefettura”).

Ad ogni modo, con le sue incredibili dichiarazioni di ieri, nel suo ritorno a Napoli, signor presidente, lei è riuscito a spezzare l’incanto, riportandoci alla realtà. Perché ci vuole coraggio ad affermare, come lei ha fatto, che il fallimento dell’azione dei commissariati è colpa delle proteste popolari, dei facinorosi irresponsabili che bloccano autostrade e aeroporti e paralizzano il Paese, contro i quali lei ora vuole schierare l’esercito. Lei sa bene che non è questa la causa della tragedia: certo conosce la lunga storia di gare truccate, normative comunitarie aggirate, ecoballe fasulle, progettazioni sbagliate, localizzazioni strampalate, assunzioni clientelari, collusioni con la criminalità, il triste mercimonio dei suoli per i siti di stoccaggio, comprati e venduti lo stesso giorno moltiplicando per dieci il loro valore. Tutti reati commessi sotto il grande ombrello commissariale, che la magistratura ha già accertato, che hanno sistematicamente sabotato l’uscita dall’emergenza, e con i quali le minoranze critiche non c’entrano proprio niente.

Alla fine di questa lunga serie di illegalità di Stato, la militarizzazione delle discariche appare come l’ultima disperata risorsa di un’amministrazione che ha speso per intero il capitale di credibilità e fiducia.

Sempre ieri, signor presidente, lei ha dichiarato che la magistratura sbaglia a perseguire i reati commissariali che, se pure accertati, sono stati compiuti in circostanze eccezionali, per superiori motivi di interesse pubblico. E’ la candida ammissione che l’inedita istituzione del tribunale speciale dei rifiuti risponde ad una necessità stringente, perché quando mai si è visto che gli atti compiuti durante lo stato d’eccezione, in regime dichiarato di sospensione della legalità, possano essere giudicati dai tribunali ordinari. Insomma, è una insperata ciambella di salvataggio, quella che lei lancia alla Impregilo (proprietaria della FIBE) che deve costruirle il Ponte, ed al centrosinistra locale che, con la coda di paglia fino a Saturno, le si stringe intorno carico di meraviglia, chiedendole di andare avanti così, di non stravolgere assolutamente quel decreto che fa strame dello stato di diritto. Un bel colpo di teatro, non c’è che dire, ma in fondo l’aria da feuilletons le si addice, perché alla fine, come in un romanzo di Dumas, a dipanare l’imbroglio basta un suo biglietto con su scritto “è su mio ordine, e per il bene dello Stato, che il latore della presente ha fatto quello che ha fatto”.

Signor presidente, vorremmo rassicurala: siamo gente delle istituzioni, il tanto meglio tanto peggio non ci appassiona, e continueremo a lavorare per risolvere i problemi, anche cercando di correggere e migliorare il suo pacchetto di misure. Però, per cortesia, ci risparmi la pena di dover respirare, oltre al tanfo già pesante dei rifiuti che marciscono, quello più odioso delle menzogne.

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