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Tomaso Montanari
E Firenze salva il Battistero facendo la spesa al supermercato
30 Gennaio 2015
Beni culturali
Tra incuria dello Stato e opportunismo dei "mecenati" all'italiana, una terza via è possibile: perchè il patrimonio culturale è bene comune, di tutti noi.

La Repubblica, 29 gennaio 2015 (m.p.g.)

Oggi parte a Firenze la prima operazione di crowdfunding di massa per il patrimonio culturale mai tentata in Italia. Come sempre succede per le cose migliori di questo Paese, la svolta nasce da un apparente vicolo cieco. L'Opera del Duomo stava cercando un classico sponsor che finanziasse il restauro del Battistero: ma quando il sindaco Dario Nardella ha (finalmente) proibito di coprire il monumento con grandi cartelloni pubblicitari, i potenziali investitori sono scomparsi come nebbia al sole. A questo punto si è fatta avanti Unicoop Firenze, proponendo di organizzare una raccolta di fondi nei suoi popolarissimi supermercati e punti vendita. E l'Opera ha detto sì.

Saranno accettate donazioni dai cinque euro in su, e chi ne darà più di dieci vedrà il proprio nome iscritto nei registri ufficiali dei benefattori dell'Opera. Con altri dieci euro si potrà partecipare a una visita guidata del Battistero: che solitamente ne costa (scandalosamente) trenta.La campagna 'Abbraccia il Battistero' è innovativa e importante in sé. E non tanto perché le coop 'rosse' vanno in soccorso di un ente di fatto legatissimo alla Curia: quanto perché essa riannoda i fili tra i non-luoghi dei centri commerciali e la città storica, e cerca di riportare i cittadini fiorentini (e soprattutto quelli delle periferie) nel monumento per eccellenza civico (e non solo religioso) della città. Unicoop si è impegnata a integrare i fondi che saranno raccolti: ma il punto non è solo il restauro materiale, quanto invece il restauro dei nessi morali, sociali, costituzionali che legano il popolo alle pietre di Firenze.

E questa esperienza può diventare un modello nazionale: perché indica una concretissima alternativa alle sponsorizzazioni (come quella di Della Valle al Colosseo). Queste ultime sono operazioni di marketing attraverso le quali un imprenditore punta a guadagnare molto più di quanto ha investito, sfruttando l'associazione tra il proprio marchio e il monumento. Un meccanismo che inevitabilmente contribuisce alla mercificazione di quel patrimonio culturale a cui la Costituzione affida invece il compito di contribuire alla costruzione dell'eguaglianza, e al pieno sviluppo della persona umana. Mentre il nostro Codice dei Beni Culturali dedica un articolo alle sponsorizzazioni e nessuno al mecenatismo, in Francia cinque successive leggi approvate tra il 2003 e il 2009, hanno regolato e incoraggiato la pratica del (vero) mecenatismo, che grazie alla defiscalizzazione e ad una sensibilizzazione di massa, oggi riesce a incanalare verso la cultura un miliardo di euro all'anno, cifra che eguaglia l'intero bilancio annuale del nostro Mibact. Le campagne del Louvre (l'ultima ha finanziato il restauro della Nike di Samotracia con un milione di euro raccolto in 6700 donazioni) si chiamano Tous mécènes!, tutti mecenati: esattamente lo stesso spirito della campagna fiorentina.

Daniela Mori e Claudio Vanni, di Unicoop Firenze, hanno detto esplicitamente che l'operazione «non vuole in alcun modo sostituire lo Stato, che deve invece ricominciare a fare la sua parte nel finaziamento del patrimonio culturale, ma affiancarlo». Questo spirito, e il fatto che Unicoop non abbia voluto mettere il proprio marchio sui cartelloni che annunciano l'iniziativa, sono del tutto inediti in Italia. Se le sponsorizzazioni sono operazioni commerciali e il mecenatismo dei paperoni ha un inevitabile sapore paternalistico ed esclusivo, il crowdfunding è invece inclusivo, essenzialmente democratico e profondamente in sintonia con lo spirito della nostra Costituzione: un mecenatismo popolare che punta a restaurare i monumenti creando conoscenza. Una specie di rivoluzione.

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