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"Dopo Castelfalfi"
20 Dicembre 2007
Toscana
Robeto Mannocci, Italia nostra di Lucca

Gli esiti per Castelfalfi? Erano scontati! Il mega village si farà e sostanzialmente sarà come TUI (la multinazionale turistica tedesca) lo vuole e lo ha sempre voluto! C’era qualcuno che forse si era illuso che, attraverso l’impianto della costosa macchina della PARTECIPAZIONE, “geniale” idea della Giunta Regionale che sta per tradursi in legge, ma qui già sperimentata come per un prototipo, potesse cambiare la sostanza della cosa?

Il mega village si farà e sarà mega (metro cubo in più o metro cubo in meno) perché il pensiero di TUI è lo stesso di Martini e di Conti, perché gli interessi di TUI coincidono esattamente con i princìpi di Martini e di Conti (e con la filosofia del “neutrale” consulente Morisi, intellettuale giustificatore e sistematore dell’ideologia urbanistica del reddito territoriale).

Il mega village si fa perché, nell’ottica di Conti & C., è così che il territorio dà reddito, ovvero lo si snatura, però producendo monete d’oro su monete d’oro, dando il via ad un vero nuovo torrente di monete al posto dell’acqua che mancherà; è così che dove c’era equilibrio per 300 vengono in15.000, in bus, a portare tutti gli idiomi del mondo, con tutti i bermuda del mondo, con tutti i colori del mondo. …

Ma Castelfalfi è solo un assaggio…… Presto assisteremo ad una nuova recita per l’immenso centro commerciale Ikea a Migliarino e poi altro ancora….Si prepareranno altri megafoni della “partecipazione” a glorificare lo spirito democratico delle Amministrazioni.

D’altronde l’Assessore Conti è stato molto, molto esplicito nella conferenza alla stampa straniera indetta a Roma proprio il 31 luglio scorso, subito dopo l’approvazione del PIT. Questa conferenza, infatti, è stato un esplicito invito/ spot al capitale straniero (a tutto il capitale straniero, ovunque e comunque, senza disdegnare nemmeno quello italiano, si intende) a venire ad investire fortemente in Toscana perché con il nuovo PIT e con la nuova legge sulla partecipazione questi investimenti (abitativi, turistici, commerciali, produttivi…) sarebbero stati non solo possibili per le nuove norme urbanistiche sviluppiste appena approvate, ma anche resi certi e senza ritardo alcuno per l’imbrigliamento del dissenso tramite la legge sulla “democrazia preventiva” e sulla “paritetica partecipazione”.

Povera Toscana, quella fatta ed armonizzata dai Padri, alla cui classe politica attuale non viene in mente altro che venderla come si fa con un patrimonio di famiglia in una fase di decadenza, perché ha scoperto che il territorio, che tutte le parti del territorio (principalmente quelle più preziose) possono produrre reddito, anzi che esistono solo se sono capaci di produrre reddito.

(Lucca, 18.12.07)

Condividiamo le sue preoccupazioni. Nel merito, nessuno sembra mettere in dubbio la “positività” di un completo stravolgimento del carattere, della funzione economica e sociale, degli abitatori e fruitori di luoghi così sensibili e delicati, e rilevantissimi come testimonianza di un rapporto tra uomo e ambiente che ha fatto quei paesaggi. Nessuno mette in dubbio la privatizzazione totale di una cellula viva dell’armatura urbana storica della Toscana, e anzi la sottolineatura che i governanti (attuali) della Toscana hanno fatto dell’evento rivela il ruolo che essi assegnano alle grandi multinazionali, nuovo potere sovrano del Mondo (altro che ONU).

Questa sono invece le cose che ci preoccupano di più, al di là della maggiore o minore bruttezza del progetto, della maggiore o minore difformità ruspetto alla disciplina urbanistica, alla maggiore o minore quantità di nuovi metricubi immessi nel paesaggio.

Ma non basta. Per di più, tutto questo viene spacciato per un caso esemplare di quello slogan perverso e mistificante (“reddito non rendita”) che è diventato l’ingrediente forte della cucina ideologica dei governanti (attuali) della Toscana. Tutto rivela come la rendita, in Toscana, non sia solo una delle componenti del reddito, come l’economia ci insegna, ma quella principale, che più si coltiva e si titilla.

Ahimè, caro Mannocci, mala tempora currunt . Terribile dover rincorrere le cose sbagliate per correggerle e tentar d’arrestarle, anziché potersi impegnare a proporre, promuovere, sostenere, diffondere quelle positive.

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