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Luca Mercalli
Difendere i parchi può allungarci la vita
5 Maggio 2008
Clima e risorse
Con pochissimi riferimenti solo locali, una bella rassegna sul ruolo ambientale complesso del verde urbano, da la Repubblica ed. Milano, 5 maggio 2008 (f.b.)

L’approccio al parco cittadino è di solito riduttivo: un momento di tregua dal traffico, un frettoloso godimento estetico di una natura artefatta sebbene reale rispetto a quella dei cartelloni pubblicitari o delle finte edere di plastica che tappezzano certe facciate. C’è ben di più dietro un’area verde urbana. Qui alberi e prati assorbono acqua dal suolo e la fanno evaporare dalle foglie: il processo abbassa la temperatura dell’aria circostante nei mesi estivi. Ecco perché un’area verde rende più vivibile la canicola di città rispetto a un ardente parcheggio asfaltato. Nel parco il suolo non è stato sigillato e impermeabilizzato ma respira, è vivo, ospita un’immensità di insetti, funghi e batteri che mantengono in attività il ciclo degli elementi. Una cacca di cane sul marciapiede è uno scomodo rifiuto e basta, sul suolo vivo verrà in breve distrutta da un esercito di organismi che la trasformeranno in nutrimento per i vegetali.

Questo è il modo in cui funziona, da miliardi di anni, l’ecosistema, e il suolo rappresenta l’anello di chiusura del ciclo rifiuti-nutrimento. Una goccia di pioggia che cade sul cemento defluisce rapidamente nelle fognature, e se la precipitazione è violenta, rischia di allagare le cantine.

Una goccia che cade su un suolo vivo penetra in profondità, alimenta la vita e la falda idrica e si depura: la berremo molto tempo dopo quando le pompe degli acquedotti saranno andate a cercarla sottoterra. Gli alberi, gli arbusti, il prato, offrono anche rifugio a uccelli e altri animali che in molti casi contribuiscono ad abbattere un’eccessiva infestazione di insetti, divorano zanzare e altri parassiti. Insomma, là, nel parco, si svolge qualcosa di molto più importante della sola passeggiata con il cane e i bambini: si dipana l’essenza stessa del funzionamento del pianeta.

Se percepita e vissuta, questa consapevolezza ha un grande valore formativo e didattico: in un mondo sempre più virtuale e artificializzato, ricordarsi, anche a pochi metri dai quartieri più urbanizzati, di quali sono le regole ferree e ineludibili dell’antichissimo gioco della vita, di cui anche noi volenti o nolenti siamo parte, è una necessità per la nostra sopravvivenza. Eppure c’è chi non sembra curarsi di questi valori fondanti. Ruspe e betoniere ogni giorno divorano in modo irreversibile il nostro suolo e ciò che ci vive sopra. Il bosco di Gioia non c’è più. Quisquilie, era solo un ettaro. Ora è il momento delle minacce ai grandi parchi periferici, parchi che hanno un valore in più, chiamandosi "agricoli": ci sono sì il suolo e il verde, ma c’è pure l’agricoltura, quella millenaria ammirata da Cattaneo, la più raffinata del mondo, c’è la cascina lombarda che da sempre è stata nutrimento della città e della sua economia sostenibile, oggi mortificata dai cibi che arrivano via aerea da oltreoceano. Anche a Cascina Campazzo, due passi da piazza Abbiategrasso, le ruspe rombanti sono pronte a sloggiare le vacche. Al posto del distributore di latte fresco avremo lattine di Coca-Cola.

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