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Alberto Asor Rosa
Democrazia. Poscritto sul golpe Votare tutti, votare bene
22 Maggio 2011
Articoli del 2011
«Quel che è in gioco oggi è la possibilità di riportare il paese a un gioco democratico "normale" e alla purificazione della politica dal groviglio ammorbante degli interessi personali e di gruppo». Il manifesto, 22 maggio 2011

Il voto del 15-16 maggio, pur restando connotato più di quanto forse non si dica dalle sue peculiarità amministrative, ha senza dubbio inferto un colpo al sistema: ora si tratta di compiere l'opera. L'analisi delle componenti politiche, psicologiche e personali che ci hanno portato a questo risultato è prematura: ci sarà il tempo per farla dopo, quale che sia il risultato che ci aspetta (forse soltanto una cosa si può dire fin d'ora: in tutti i casi contemplati le primarie, quando si sono svolte regolarmente, hanno innegabilmente giovato). La convergenza assoluta sui candidati prevalenti del centro-sinistra, - in primis Pisapia a Milano e De Magistris a Napoli, ma anche Zedda a Cagliari - è la prima condizione da realizzare. Poi ci sono altri fronti da tener presenti.

Colpisce la renitenza a scegliere di due forze organizzate come il Terzo Polo e i grillini, uscite con risultati difformi dalle urne, ma comunque ben in grado d'influenzare con le loro scelte il voto finale. Si tratta, com'è ovvio, di situazioni diverse, ma con un tratto comune: non si sentono coinvolte dallo scontro attuale fra centro-destra e (un sia pur variegato a talvolta anomalo) centro-sinistra. Mi pare che sia per tutti costoro un grave errore, anche parecchio autolesionistico.

Nella competizione in atto - ripeto - giocano molto i fattori amministrativi. La fallimentare (e persino un po' oscura) conduzione del comune di Milano da parte di Letizia Moratti ha certo a che fare con il consenso ricevuto da Giuliano Pisapia. Allargo il discorso: va segnalato che il centro-destra si è reso responsabile di alcuni dei casi più clamorosi di cattiva amministrazione locale in Italia nel corso degli ultimi decenni: se si votasse oggi a Roma, con un buon candidato da opporle, la giunta di Gianni Alemanno verrebbe clamorosamente rovesciata.

Questo terreno non va certo abbandonato. E però è inutile negare che il discorso è andato al di là - e di molto - del dato puramente amministrativo. Se non ce ne fossero state le condizioni generali, - e c'erano, - l'avrebbero comunque voluto loro. Sembrava che lì per lì, dopo il primo voto, ne avessero fatto ammenda. Invece i toni - quelli del referendum e della crociata, della calunnia e dell'insulto, della menzogna e della panzana - non sono cambiati, anzi, si sono perfino accentuati. Come mai? La risposta è semplice: perché ormai non sono più capaci di altro; non gli resta che fare appello agli istinti bestiali del "popolo animale" (come loro sperano che sia e come giorno dopo giorno se lo allevano). Ho sentito il ministro La Russa dichiarare che i milanesi non devono votare Pisapia se non vogliono una moschea per ogni quartiere e un accampamento rom di fronte ad ogni scuola ... E quel che Bossi ha detto di Pisapia sta scritto su tutti i giornali ... E', tutto sommato, un segnale di rabbiosa debolezza, che va utilizzato.

Allora quel che è in gioco oggi, - oltre al dato amministrativo, il quale peraltro per molti versi fa corpo con essa - è la possibilità di riportare il paese a un gioco democratico "normale" e alla purificazione della politica dal groviglio ammorbante degli interessi personali e di gruppo.

Dichiararsi equidistanti o, peggio, indifferenti rispetto a questa posta non ha senso. Fa sorgere anzi il sospetto che alcune rendite di posizione in tali campi pensino di continuare a giovarsi proprio della perpetuazione di quello stato di anormalità e di degrado. Invece, solo quando il libero gioco democratico sarà restituito al paese, tutti potranno far valere le loro ragioni fuori del ricatto sistematico che tutti ci sovrasta.

In questo quadro complessivo alcuni silenzi ci colpiscono ancora di più. Quella di una forza come Futuro e Libertà, ad esempio: nata per ridar fiato ad una destra legalitaria e moderna, come può non rendersi conto che la rinuncia alla scelta in un momento come questo la condanna a una lenta estinzione e all'assorbimento nel grigio pantano moderato? E quello dei grillini, per fare un altro esempio: nati per dar vita a una critica radicale delle forme, dei temi e del personale politico attuali, spesso fondata e giustificata, come non si rendono conto che solo una decisa spallata al sistema berlusconiano di potere potrà aprire le porte eventualmente ad altri processi e altre sentenze?

Insomma, le ragioni per una raccolta di tutte le forze, che prescinda in questa fase ... ripeto, che prescinda in questa fase anche dagli schieramenti passati e persino da quelli futuri, ci sono tutte. Diamoci tutti da fare perché l'appello arrivi lontano ... anzi, arrivi dappertutto.

P.S. In un suo recente intervento sul Corriere della Sera (18 maggio), Pierluigi Battista prende spunto dal recente risultato elettorale per tornare a rinfacciarmi il mio famigerato articolo «Non c'è più tempo» uscito il 13 aprile sul manifesto: «E dunque Alberto Asor Rosa dovrà riporre nel cassetto le sue pur recenti fantasie di golpe democratico, unico rimedio, era parso di capire, per arginare quello antidemocratico incarnato da Berlusconi»; perché, - questo poi in sostanza è il senso complessivo del ragionamento di Battista, - «l'Italia resta una democrazia normale», dove il voto decide, non il golpe.

Da alcuni decenni Battista e io colloquiamo, trovandoci sempre su posizioni diverse, anche se non sempre le stesse, ma sempre, mi pare di poter dire, molto civilmente. Nel caso specifico, come in svariate altre occasioni in precedenza, Battista dimentica, anzi, appunto, torna ancora una volta a dimenticare che le questioni dell'«emergenza democratica», da me poste, erano piuttosto altre, e cioè:

1) E' vero o non è vero che la permanenza di Silvio Berlusconi al potere, con tutto ciò che lui rappresenta, - il conflitto d'interessi, le leggi ad personam, lo scontro devastante con la magistratura, l'insofferenza, anzi l'ignoranza della separazione dei poteri, le continue polemiche con la presidenza della Repubblica e le minacce nei confronti della Corte costituzionale, la pretesa riforma della giustizia, la compravendita plateale di parlamentari, le tentazioni di riforme della Costituzione, - costituisce un rischio, - un rischio voluto, calcolato, perseguito, - d'involuzione populistico-autoritaria della nostra democrazia?

2) Che si fa quando la democrazia è messa a rischio da una maggioranza parlamentare democraticamente eletta?

Potrei limitarmi a osservare che l'allarme sollevato da questi dubbi, onestamente da me come da altri esplicitati, forse è confluito nel risultato positivo del voto di domenica scorsa (positivo? Perché positivo? Ma ovviamente positivo soltanto se si pensa come me che il voto di domenica scorsa sia stato positivo). Io intendo tornare su questi argomenti. Mi auguro che anche Battista sia disponibile a rispondere ora a quelle due domande, di cui il voto, certo, non ha comunque depotenziato la rilevanza strategica.

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