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Sandro Roggio
Dal vertice del G8 alla crisi industriale tutte le promesse mancate di Berlusconi
2 Giugno 2009
Sardegna
“A tre mesi dalle regionali, è possibile tracciare un primo bilancio di quanto è stato mantenuto: di fatto niente”. La Nuova Sardegna, 2 giugno 2009

I sardi alle regionali hanno votato Silvio Berlusconi e i segnali che continuano ad arrivare da Roma non corrispondono neppure un po' alla fiducia accordata. Per ora il fiero popolo - che ci tiene tanto a queste cose («la parola data è data, una e una sola...») - dovrà accontentarsi di promesse. Quello che il premier non ha concesso e ha tolto alla «sua» isola è nel bilancio - provvisorio- che di giorno in giorno si fa sempre più pesante, irriguardoso verso i sardi tutti d'un pezzo. I sardi: scettici o diffidenti? o creduli? Si chiedevano, appunto, Mannuzzu, Fois e Todde in un recente incontro promosso dai "Presìdi del libro" a Sassari, pensando forse all'ultimo test elettorale. I politologi diranno: servirà un po' di tempo per capire. Ora si può solo fare qualche osservazione guardando le notizie che arrivano. Pensando alle ripercussioni delle politiche sulla forma del territorio, oltre che sul corpo sociale: se viene meno lo sviluppo programmato allignano in genere brutte proposte. Si sa come una disperata condizione di crisi si possa realizzare il clima che serve per fare passare le soluzioni «s'afferra afferra». La crisi ti tocca di più se ti avevano fatto sperare. E una comunità in disgrazia è più conciliante verso offerte sconvenienti (di palazzinari casualmente nei pressi, ad esempio) che in tempi migliori sarebbero almeno guardate con giusta dose di diffidenza se non respinte con sdegno. Colpisce quello che in poco tempo è accaduto: varie questioni intrecciate chiamano in causa il governo di Roma che come si capisce decide tutto.

G8. Penso che le parate dei Grandi siano un po' ridicole e troppo costose rispetto ai risultati; se si pensa a Genova si potrebbe dire di farla finita. C'è un però: La Maddalena, isoletta prestata alla guerra da sempre, è una circostanza speciale; la lunga presenza e l' uscita di scena delle basi militari, la necessità di rimettere in ordine un luogo maltrattato, al quale è sempre stato tolto senza dare nulla di durevole. Solo con una eccezionale disponibilità di risorse (che arrivano in condizioni speciali, come un terremoto) si può agevolare un processo di riqualificazione; in alternativa su connottu, i tifosi degli americani che spendono molto nei bar pronti a farsi partito. Perciò si può capire chi ha pensato di farsene una ragione del G8, oltre i pregiudizi, di adottare una tattica opportunista per prendersi i denari. Vigilare perché fossero spesi bene era un bel compito. Ancora oggi non è detto che ci sia la copertura finanziaria per finirli i lavori. Ma non stupisce il marasma: nello sfondo resta il memorabile epilogo, neppure un sms di cortesia alla Regione che apprende del G8 in Abruzzo quando lo sanno tutti, come il coniuge tradito. E se fosse capitato ai tempi di Prodi e Soru?

Fabbriche chiuse. In campagna elettorale il premier ha lasciato intravedere soluzioni pronte e strategie e contatti internazionali (la telefonata a Putin è la messinscena più nota) per scongiurare la brutta notizia della fermata di Euroallumina. Poi l'ecatombe che conosciamo, la lista delle fabbriche che chiudono si allunga con lo sguardo a Roma che dispone, dato che si è capito che la Regione non conterà nella vertenza, non sarà un soggetto antagonista: e sarà un terremoto senza soccorsi. Spontaneo pensare ai telegiornali che avevano fatto titoloni su quella telefonata, mai più ricordata nelle cronache della crisi.

Nucleare. Dicono i ministri che è sicuro: zero rischi ad averlo da qualche parte nel territorio del Paese. Il presidente della Regione aveva garantito: mai un impianto nell'isola delle vacanze. I sardi sarebbero felici se non gli toccassero l'atomo e le scorie dietro casa. Però la terra più adatta è proprio quella sarda: che non trema, c'è il mare, poco popolata. E non si capisce. Berlusconi dice che non c'è pericolo, ma il governo regionale non gradisce, pure se il suolo sardo sembra fatto apposta. Se non credono a quello che dice il premier potrebbe essere che non si fidano? Di Berlusconi o del nucleare?

Grandi opere. E' noto l'elenco delle opere strategiche, la mappa dopo il dramma d'Abruzzo poco cambia. Al primo posto sempre il ponte sullo stretto di Messina: per collegare un'isola attaccata al Continente, servita da traghetti sempre pronti a basso costo. Ecco la Regione nel cuore di Berlusconi: tre volte gli elettori sardi, molti cari amici da quelle parti. La Sardegna, qualche parlamentare, non può chiedere ponti; ha collegamenti inadeguati e costosi con la penisola e infrastrutture viarie e ferroviarie indecenti. Per il ponte in Sicilia miliardi di euro impegnati. Per la Sardegna isola vera ti aspetteresti la compensazione: invece la Tirrenia annuncia la cancellazione di tratte. Ed eccoci nel volubile mercato di arei e navi a basso costo che come sono arrivati inopinatamente, possono uscire di scena se e come dirà il mercato.

Piano casa. I presidenti delle Regioni Veneto e Sardegna sono stati a Roma per concordare il primo provvedimento «edilizia libera», quello poi ricusato che assecondava la inclinazione anarcoide del popolo. La Sardegna è in cima ai pensieri di Berlusconi imprenditore e il provvedimento è proprio quello che potrebbe dare un altro duro colpo al paesaggio sardo. Abbasso il Ppr di Soru, via i vincoli per dare retta a quelli che hanno sempre qualche blocchetto di cls in macchina, che non si sa mai. Tutti liberi! Il messaggio spiazzante, va oltre la cifra pop e costringe l'assessore regionale più competente e solitamente molto prudente a mettere dei distinguo non solamente tecnici. Vedremo.

A questo proposito una domanda a partire dalla notizia, su queste pagine, del sensibile calo di prenotazioni negli alberghi dell'isola. Da non drammatizzare, in fondo è solo un brutto segnale. Ma se fosse accaduto qualche mese fa? La spiegazione l'avreste letta su Il Giornale (Mario Giordano si è già rivolto alla ostinata sinistra del no ricordando che «la lezione di Soru, mandato a casa dagli elettori perché, fermando cantieri e turismo, aveva sclerotizzato l'isola e l'aveva condannata alla povertà, evidentemente non è servita»). Si potrebbe ora replicare, attribuendo la flessione agli annunci della Regione nuovo corso, ma sarebbe la solita propaganda che non vale, almeno per i sardi che non sono creduli fino a questo punto.

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