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Marco Guerzoni
Curitiba, la città che non potrebbe esistere. 1. La città creativa
24 Settembre 2005
Un appuntamento settimanale, in presa diretta per Eddyburg dal Brasile, per raccontare la città di Curitiba, la sua incredibile esperienza (18 settembre 2005).

La città creativa

Con 1,6 milioni di abitanti, situata a 400 chilometri a sud ovest di San Paolo, Curitiba è la capitale dello stato del Paranà ed è la città simbolo – per il sud America e per gran parte del pianeta – del buon governo urbano, della crescita ordinata, della partecipazione democratica alle scelte di sviluppo; di uno sviluppo orientato alla sostenibilità già dagli anni setta, quando nel vecchio continente si doveva ancora maturare la crisi ambientale che di lì a poco avrebbe colpito le città e dalla quale sarebbe poi partita la nuova “frontiera culturale” dell’ecologia e dei suoi derivati.

Lo stato del Paranà, tra i più meridionali del Brasile, è oggi una regione economicamente florida, prevalentemente agricola, nella quale si produce il 7% del PIL nazionale e che fa parte di un ricco distretto di regioni contermini che assieme rappresentano oltre l’80% del prodotto nazionale lordo del Paese.

In questa atmosfera particolarmente positiva – relativamente alla media delle regioni del sud America – Curitiba è balzata alla ribalta delle cronache europee quando si è scoperto che qui, in uno dei mondi in “via di sviluppo”, si stava progettando e costruendo un futuro differente dalla disperazione che continua a flagellare le metropoli del sud del mondo, ma diverso anche da quello che usciva dalla scarsa attenzione che in occidente si dedicava alla questione ecologica, e alla pianificazione urbanistica durante le fasi di ipersviluppo delle città; atteggiamento quest’ultimo che ha poi prodotto le patologie legate allo spontaneismo edilizio e alla speculazione.

La popolazione di Curitiba infatti, negli ultimi quarant’anni, si è praticamente triplicata, mentre la su economia si è radicalmente trasformata, transitando dall’agricoltura all’industria pesante e poi al terziario. Una vera e propria rivoluzione urbana, che altrove avrebbe lasciato segni e sconquassi rilevanti, ma che qui ha indotto la classe politica e culturale degli anni sessanta a rimboccarsi le maniche e a creare innovazione, laddove non esisteva tradizione urbanistica e di pianificazione. Ed è qui, è questa la faccenda più sensazionale e che lascia ammutoliti: qui – almeno per un certo periodo – la creatività è andata al potere.

Questa si direbbe una “città dell’utopia concreta”, un esperimento contro ogni legge naturale (del sudamerica). Una piccola metropoli del sud del mondo che funziona bene, cui gli europei guardano per imparare e non per commiserare: per ammirare - tra i diversi “record” disponibili – una città dell’america latina con oltre 50 metri quadrati procapite di rigogliosi parchi attrezzati; con il primo e più esteso sistema di aree pedonali del Brasile; con un efficiente e innovativo sistema di trasporto pubblico con tecnologie convenzionali e a basso costo.

A metà degli sessanta qui si è introdotto un modello di sviluppo in grado di integrare la legislazione sull’uso del suolo, con il sistema viario e il sistema di trasporto pubblico lungo i cinque nuovi assi infrastrutturali. L’intero sistema di trasporto pubblico urbano è stato contestualmente riorganizzato e progressivamente integrato con l’area metropolitana circostante, completando la fase di grande trasformazione fisica della città.

Negli anni ottanta le prime forme di politiche sociali, ambientali e di supporto allo sviluppo economico hanno iniziato a manifestarsi in maniera spontanea e sotto forma di progetti isolati: si è deciso allora di coordinare lo sviluppo alla luce dell’emergente concetto di sostenibilità.

Ma ogni progetto relativo allo sviluppo della città, a partire dal primo – e ancora sostanzialmente unico – piano regolatore strategico degli anni sessanta, è nato e viene mantenuto dall’IPPUC: l’istituto per la ricerca e la pianificazione urbana di Curitiba, che proprio in questi giorni compie quarant’anni di glorioso servizio. Un bellissimo e prestigioso atelier, immerso nel parco di una vecchia villa, in cui la pratica della creatività fa quotidianamente i conti con le esigenze di una città in continua trasformazione, che matura dunque ordinariamente nuovi, e a volte gravi problemi.

Proprio oggi, visitando l’IPPUC, sotto una pioggia battente e un freddo che fa dimenticare d’essere in Brasile, il suo presidente, che ha il potere politico equivalente ad un nostro assessore all’urbanistica, mentre ci mostrava con orgoglio una pubblicazione a fisarmonica in cui si racconta la storia dei progetti urbani della città, ci ha raccontato di un idea che ha nel cassetto: proporre Curitiba all’UNESCO come patrimonio mondiale dell’urbanistica e della pianificazione.

(1-continua)

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