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Piero Mannironi
Coste più vulnerabili con la riforma Cappellacci
18 Maggio 2009
Sardegna
In ossequio ai dettami del premier, è cominciato lo smantellamento del piano paesaggistico della Sardegna. Da La Nuova Sardegna, 18 maggio 2009 (m.p.g.)

Ugo Cappellacci inaugura stamani alle 10, al teatro civico di Alghero, il processo di "revisione" del piano paesaggistico regionale. Prima di tutto le ragioni del metodo: il presidente della Regione ha messo in moto un sistema ecumenico nel quale affida ai Comuni le proposte cambiamento dello strumento di pianificazione territoriale. Per usare le sue parole: "Vogliamo un processo partecipativo con il territorio, per intraprendere una riflessione condivisa". La cornice filosofica di questo processo Cappellacci l’ha già anticipata in campagna elettorale. Il corollario è condensato in un’affermazione estremamente esplicita, che il presidente ha ribadito nei giorni scorsi nella conferenza stampa preparatoria alle conferenze territoriali che comunciano oggi: "Bisogna riaccendere la fiammella dell’edilizia per riavviare lo sviluppo economico nella nostra regione". Dunque, si riparte dalle ragioni del cemento.

Il Piano paesaggistico non più quindi come strumento di tutela ambientale, ma come contenitore di un’edificazione possibile nella fascia costiera. Un messaggio che era passato in campagna elettorale e che ha sicuramente attecchito, vista la risposta inequivocabile delle urne: il centrodestra ha infatti vinto in 67 dei 72 comuni costieri della Sardegna. L’interpretazione di questo dato non è poi tanto difficile: è la restaurazione di un concetto abbastanza discutibile, anche sul piano economico, secondo il quale la proliferazione del mattone è la molla dell’economia. Non importa se economisti di indubbia autorevolezza hanno bocciato questo teorema, parlando di crescita nel breve periodo, ma investimento nefasto nel ciclo economico di medio e lungo periodo. Si "consuma" la risorsa primaria, cioè l’ambiente, arrivando così a un fatale deprezzamento del capitale immobiliare. Il ciclo virtuoso del turismo, in uno scenario di forte concorrenza internazionale, va verso un pericoloso rallentamento. In estrema sintesi, si dà ossigeno al comparto edilizio attivo sulle seconde case.

Il concetto di edilizia specializzata nel recupero dei centri abitati nella fascia costiera evidentemente non risponde all’aspettativa di utili da parte di molte imprese. Un concetto che si è esteso anche a chi vive di servizi e di attività di supporto a un turismo, chiuso nella prigione della stagionalità. Le pressioni esercitate sui comuni dagli interessi del mattone sono enormi. Perciò è verosimile che, su questo terreno, Cappellacci otterrà significativi consensi nella sua politica di alleggerimento dei vincoli. Il presidente sa molto bene che, comunque, non potrà spingersi molto avanti perché troverà sulla sua strada i limiti imposti dal cosiddetto codice Urbani. Ma per il presidente e per la sua giunta il vero problema sarà quello di trovare un equilibrio tra le spinte che arrivano da grossi gruppi immobiliari (già molto attivi nell’isola) e le esigenze di piccoli proprietari che cercano di investire sulle coste. La partita si giocherà molto probabilmente su questo tavolo, ma comunque vada, si rischia di avere conseguenze permanenti nel campo della qualità ambientale. Al di là degli interessi in gioco, è poi tutta da verificare la forza di una vastissima area culturale (politicamente trasversale) che in alcuni casi ha criticato i metodi forse troppo decisionisti dell’ex presidente Renato Soru, ma che, nella sostanza, ha condiviso la filosofia che ha ispirato un’iniziativa forte come "legge salvacoste" del novembre 2004. E la conferma è arrivata dall’esito clamoroso del referendum promosso dal centrodestra proprio contro la legge salvacoste: solo il 20,4 per cento dei sardi è infatti andato a votare.

Da oggi, comunque, le conferenze territoriali cominceranno a fornire importanti indicazioni politiche. Intanto, nei giorni scorsi il Wwf ha lanciato un appello al presidente Cappellacci perché "vengano garantiti in senso e l’efficacia del piano paesaggisitico regionale". "Il Ppr - scrivono gli ambientalisti - rappresenta l’unico strumento normativo in grado di mettere al sicuro la bellezza del paesaggio e l’integrità dei valori naturalistici della Sardegna. Comprometterne l’efficacia significherebbe esporre al rischio di degrado quel grande patrimonio ambientale sul quale l’isola fonda il proprio sviluppo". Secondo il Wwf, il processo di "coinvolgimento e concertazione con gli enti locali rappresenta un passaggio importante e fondamentale per capire i bisogni e le aspettative delle comunità. Tuttavia occorre grande senso di responsabilità per non esporre il patrimonio ambientale e interessi speculativi e al rischio di una cementificazione selvaggia".

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