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Francesco Erbani
"Così le città diventano merce"
31 Dicembre 2009
Nell’intervista a Pier Luigi Cervellati la denuncia dei pericoli urbanistici sulle dismissioni annunciate dal decreto “federalista”, Da la repubblica, 31 dicembre 2009 (m.p.g.)

A Pier Luigi Cervellati, urbanista, professore a Venezia, il passaggio dei beni demaniali a Regioni, Province e Comuni, in vista di una loro massiccia alienazione, ricorda la privatizzazione dell’acqua. «Le città sono un bene comune, come l’acqua. Vendere caserme in un centro storico, senza che questo serva alla città stessa, senza che serva a creare spazi pubblici, ma solo a fini speculativi, significa accentuare la trasformazione delle città in merce. Come per l’acqua».

Lei è sicuro che ad avvantaggiarsi siano più i costruttori che i cittadini?

«Certo. Chi investe grandi somme per acquistare questi patrimoni lo fa per guadagnare. E dunque le caserme si trasformeranno in un’occasione di rendita. Senza che su tali delicate operazioni vigili una corretta pianificazione urbanistica, che per legge viene anzi aggirata e resa inservibile».

Quali sono gli effetti sul funzionamento di una città?

«Le caserme che diventano appartamenti aumentano la congestione, modificano il volto di parti essenziali dell’organismo urbano. Si accentua quel meccanismo perverso che punta a cambiare singole parti di una città, senza considerare gli effetti sull’intero sistema. Come per il Piano Casa, che ogni Regione si è fatto per conto proprio, anche questo provvedimento sui beni demaniali punta tutto sull’edilizia per riavviare il meccanismo economico, senza considerare il rischio di alimentare una bolla speculativa, come è accaduto in Spagna».

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