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Continua la campagna per la difesa della necropoli di Tuvixeddu
25 Febbraio 2008
Sardegna
La singolare sentenza del TAR che boccia la tutela di un bene impareggiabile criticata duramente, mentre Renato Soru resiste e affila le armi.La Nuova Sardegna, 24 febbraio 2008

Continua la campagna per la difesa della necropoli di Tuvixeddu

La singolare sentenza del TAR che boccia la tutela di un bene impareggiabile criticata duramente, mentre Renato Soru resiste e affila le armi. La Nuova Sardegna, 24 febbraio 2008

Soru non cede: «Tuvixeddu alla Regione»

Il Governatore annuncia che sarà acquisito come bene di utilità pubblica

Su Tuvixeddu il presidente Renato Soru non si arrende e rilancia: «La Regione acquisirà l’area dopo averla dichiarata di pubblica utilità». Il governatore della Sardegna lo ha affermato ieri mattina durante l’incontro promosso da Legambiente in difesa dell’allargamento del vincolo a tutto il colle. Il presidente ha ribadito che si opporrà alla sentenza del Tar chiedendo al Consiglio di stato la sospensiva dei lavori. Durante il simposio è stato precisato che il paesaggio di Tuvixeddu non è un valore economico ma un bene di tutti, «non commercializzabile». Intanto il mondo universitario di Cagliarai e di Sassari si è mobilitato in favore della Regione e del vincolo su tutto il colle.

La Regione acquisirà l’area di Tuvixeddu dopo averla dichiarata di «pubblica utilità». Lo ha affermato ieri mattina Renato Soru, presidente della Regione, chiudendo l’incontro promosso da Legambiente in difesa dell’allargamento del vincolo a tutto il colle. Dopo che il tribunale amministrativo regionale (Tar) ha accolto i ricorsi presentati dagli imprenditori (Coimpresa e società Cocco) e dal Comune, a giorni il governo dell’isola presenterà l’opposizione al Consiglio di Stato. «Chiederemo la tutela dell’area in attesa del giudizio di merito», ovvero la domanda di sospensiva dei lavori.

Il governatore è stato ottimista: «Più di una volta è capitato, anche su cose importanti, che una sentenza del Tar sia stata ribaltata da parte del Consiglio di Stato». La Regione, insomma, va avanti e «il privato sarà risarcito per i suoi diritti». Nel passato La Marmora bloccò la distruzione della Grotta della Vipera. «Oggi - ha precisato Soru - non c’è più un vicerè che interviene, ma la pubblica amministrazione può dire ancora che cosa ritiene importante dal punto di vista del paesaggio, della cultura e dell’interesse pubblico? Io penso di sì».

Ora il prossimo passaggio è il Consiglio di Stato, ma il governo dell’isola andrà avanti in ogni caso. E il motivo, ha affermato, si chiama Piano paesaggistico regionale (Ppr). Il Tar ha annullato il nuovo vincolo (allargato a tutto il colle) e ripristinato la vecchia situazione. Nelle sentenza il tribunale amministrativo fa riferimento in particolare all’accordo di programma, per la lottizzazione integrata su Tuvixeddu-Tuvumannu, firmato nel 2000 da Regione, Comune e Coimpresa. Quel documento sanciva sia la realizzazione di un parco archeologico di venti ettari (per la necropoli punico-romana), sia la possibilità di una edificazione, presso via Is Maglias (in un’altra parte del colle) di un complesso di circa quattrocento abitazioni e costruzioni per l’Università ai lati del colle di Tuvumannu.

Ma noi, ha spiegato il presidente Soru, «sulla base della convenzione internazionale sul paesaggio e del Codice Urbani siamo intervenuti con il Ppr. Subito dopo le elezioni abbiamo bloccato per tre mesi l’edificazione nelle coste che avrebbe creato la città lineare - ha precisato - e poi ridato una norma di tutela. In sintesi il Ppr dice che non tutto può essere mercificato e/o venduto. E così abbiamo cancellato milioni di metri cubi di edificazioni che erano già diritti acquisiti». Ma nella fascia costiera c’è anche Cagliari, «così abbiamo messo un vincolo anche su Tuvixeddu. Allora non c’era ancora la concessione edilizia, quindi noi pensavamo che, visto il vincolo, non si sarebbe costruito». Ma poco dopo, «in tempi rapidissimi sono state date una serie di concessioni edilizie. Allora quando mi sono accorto che si iniziava a costruire a Sant’Avendrace, a ridosso di alcune tombe romane, sono intervenuto». Inizialmente «sì, abbiamo fatto degli errori, poi ci siamo corretti con la commissione. Ma se si fosse rispettato il Ppr, non avremmo avuto la necessità di intervenire in fretta». Primo blocco l’11 gennaio del 2007, poi l’istituzione della commissione al Paesaggio e il vincolo allargato in agosto.

Infine una stoccata all’accordo di programma del 2000: «In Giunta, allora, passarono due fogli in cui si parlava - ha continuato Soru, mostrando il documento - di un finanziamento di sei miloni e di un terreno sul colle che la Regione avrebbe dovuto cedere per il parco. Niente allegati. Dopo un funzionario delegato andò in Comune a firmare l’accordo di programma. Un documento sulla cui correttezza si dovrebbe indagare». In ultimo, dopo aver ribadito che la Regione acquisirà l’area, una citazione ispirata da Giovanni Maria Angioni: «La percezione del senso di patria è la difesa del bene comune».

Legambiente: «Intervenga il ministro»

Enrico Corti: «Il Codice Urbani giustifica l’allargamento del vincolo»

CAGLIARI. Dopo la sentenza del tribunale amministrativo che ha stracciato le procedure che hanno portato all’allargamento del vincolo su Tuvixeddu, ieri è stata la giornata della riscossa. Legambiente ha mobilitato, nella sala del palazzo Viceregio, i maggiori studiosi del settore: archeologi e storici (da Giovanni Lilliu a Enrico Atzeni, da Marcello Madau ad Attilio Mastino, da Simonetta Angiolillo ad Alberto Coroneo, sino a Paolo Scarpellini), geologi (Felice Di Gregorio) e urbanisti (Enrico Corti). Tutti uniti nel difendere l’operato della Regione e l’allargamento del vincolo a tutto il colle (deliberato nell’agosto del 2007).

Vincenzo Tiana, responsabile regionale dell’associazione ambientalista ha precisato, in apertura, che la sentenza del Tar è stata un arretramento «dal punto di vista culturale» e informato di aver chiesto «un incontro col ministero per fare presente la situazione». E informato che su Sant’Avendrace «l’impresa Cocco ha già ripreso i lavori. Noi non entriamo nel merito tecnico della sentenza, ma di quello che significa in termini di ritorno indietro in rapporto all’importanza del paesaggio, come stabilito dal Codice Urbani». Aspetto, questo, spiegato anche da Corti (che, tra l’altro, ha firmato il nuovo piano regolatore del comune di Cagliari). L’urbanista, pur senza entrare nel merito tecnico, ha contestato alcune considerazioni contenute nel pronunciamento del tribunale amministrativo. In particolare quella in cui si afferma che non sarebbe intervenuto niente di nuovo, in termini di ritrovamento archeologico, da giustificare l’allargamento del vincolo. Ma il problema, ha sottolineato Corti, è che «dal 2000, anno della firma dell’accordo di programma, a oggi sono sopravvenuti alcuni fatti molto importanti: il consiglio d’Europa ha portato all’attenzione degli Stati membri l’importanza del paesaggio (come valore politico e culturale per le identità dei popoli); indicazione poi tradotte nel codice Urbani». Impostazione che nega «il principio della produttività del bene paesaggistico, che non deve entrare nel meccanismo economico in quanto viene prima: è un bene culturale che non si possiede in quanto appartiene a tutti».

Discorso analogo è stato fatto dall’archeologo Alfonzo Stigliz che ha ricordato la battaglia di Antonio Cederna per la difesa dell’Appia antica, a Roma, poi sancita con un atto d’imperio dell’allora ministro Mancini, che cambiò il piano regolatore di Roma. Paolo Scarpellini, già direttore (all’epoca delle decisioni su Tuvixeddu) delle sovrintendenze regionali e oggi responsabile in Calabria, ha ricordato l’assenso dato dal ministero all’intervento su Tuvixeddu. E pricisato che «l’accordo di programma è comunque subordinato al vincolo paesaggistico». Aspetto, questo, sottolineato anche da Carlo Dore, avvocato civilista, che ha fatto riferimento a una sentenza della Corte costituzionale di fine 2007 in cui si afferma che il bene paesaggistico è «un valore primario e assoluto».

Giovanni Lilliu, decano degli archeologi sardi, impossibilitato a muoversi per l’età, ha fatto pervenire il suo appoggio al convegno tramite un video in cui ha ribadito «il grosso ingombro» che costituirebbe la lotizzazione prevista dall’accordo di programma. E rammentato quando, sin dagli anni Ottanta, chiedeva un grande parco per Tuvixeddu.

Ma che strada seguire per salvare il colle? «Occorre puntare alle acquisizioni delle lottizzazioni previste - ha affermato Graziano Milia, presidente della Provincia - a suo tempo mi diedero del provocatore. Ma se lo avessimo fatto avremmo risparmiato molti soldi. Ora costruiamo un percorso concreto e possibile, che permetta di salvare il colle». Ipotesi, l’acquisizione (con relativo rimborso del privato), che ora propone (vedasi articolo di apertura) anche il presidente Renato Soru. (r.p.)

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