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Giorgio Todde
Contemporanei
14 Marzo 2008
Sardegna
Non si possono scegliere, si sa, i tempi nei quali ...

Non si possono scegliere, si sa, i tempi nei quali si nasce e, di conseguenza, non si possono scegliere neppure i propri contemporanei. Avremmo voluto evitare questa Cagliari dei costruttori e del “fare”, concentrata a distruggere quello che di bello possiede.

Come è noto il Tar della nostra Isola ha bocciato - meglio dire bastonato - il provvedimento della Regione che poneva nuovi vincoli sulla necropoli di Tuvixeddu perché, dice il Tar, pare che il sito sia già ben tutelato con i vincoli decisi dalla Sovrintendenza nel ‘96.

Beh, entrare nei cunicoli delle sentenze e discuterle è un esercizio improduttivo e dannoso. Però si può ragionare sulle cose che accadono intorno a noi.

La necropoli di Tuvixeddu subisce una distruzione sistematica che continua anche dopo il ’96 e sepolture puniche e romane hanno continuato ad essere barbaramente ricoperte da mattoni e cemento. Un’impresa edile è sospettata, oggi, di avere violato alcune tombe con le ruspe. Un’altra impresa ha costruito a pochi metri da un complesso di sepolture che in una città più civile sarebbero state protette gelosamente. Decine e decine di tombe sono state sbancate per le nuove fondamenta in prossimità del sepolcro del romano Caio Rubellio il quale ora vede il retro di uno squallido palazzo e medita un ricorso al Tar.

Infastidite dalla presenza della necropoli che avrebbe inorgoglito qualunque altra città le nostre imprese hanno pensato di costruire sul colle sacro palazzine e perfino una strada nel canyon. Eppure archeologi titolati hanno dichiarato che là, a Tuvixeddu, ci sono tombe dappertutto e se ne trovano sempre di nuove. Niente da fare, se ne impipano e non c’è tempo per queste bambinate. C’è da costruire, e nella nostra città, di questi tempi, costruire è un verbo che annulla tutti gli altri. Un imprenditore ha dichiarato che “gli ambientalisti sono il cancro della città” dimenticando che nella storia del nostro Paese il “cancro” delle città è rappresentato - non solo a nostro avviso - proprio dalle imprese prive di una filosofia del costruire. Antonio Cederna le chiamava “i nuovi Vandali”. E ogni angolo libero è inesorabilmente riempito di palazzi con licenze, timbri e bolli in regola. La faccia è salva, la città si educa alla bruttezza e Caio Rubellio perderà il ricorso.

I verdetti utilizzati come randelli dai litiganti e i ragionamenti a trotto di cane sulle sentenze hanno deformato la discussione su Tuvixeddu. Non sono i giudici del Tar a decidere del nostro Paesaggio. Essi giudicano fatti e procedimenti, indicano e censurano errori. Sul Paesaggio, invece, abbiamo tutti competenze, il dovere di esercitare la critica e di guardare ai fatti come sono davanti agli occhi.

La necropoli, che non è di destra o di sinistra, non è ancora del tutto perduta. L’offensivo giardinetto da “Caro estinto” accanto alle tombe non è un male irreversibile e si smantella da sé, ricoperto da erba giuridica e da malva, asparagi, borragine, agavi, iris e perfino orchidee. Ma l’ottusa confusione tra la crescita della città e l’edificare ha diffuso l’idea che costruire sia un’azione proseguibile in eterno. Dicono che costruire distribuisce ricchezza ma si arricchiscono in pochi, come sempre, e la città diventa sempre più brutta. In appena sessant’anni Cagliari e il suo contorno di allegri borghi agricoli, vigne e orti è diventata un'irriconoscibile poltiglia urbana. La bellezza non esiste più e mai arriveranno turisti in visita al paesaggio della statale 554, agli abusi edilizi di Quartu, alle case squallide degli altri paesoni senza costrutto, ai canneti incendiati degli stagni, alla spiaggia nera del Poetto.

Verrà ricordata la storia affaristica di Cagliari di questi anni e lo spregio del bello culminato con l’annichilimento del Poetto o il finto decoro di Castello dove la Porta dei Leoni è trasformata in un muretto dozzinale o l’anfiteatro soffocato da tavolacci. Per questa volgarità non avremmo scelto di vivere in questi anni e avremmo evitato molti nostri contemporanei, compresi i politici piccoli, gli affaristi e i domatori di pulci.

Pubblicato anche su La nuova Sardegna, 15 febbraio 2008

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