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Consumo di suolo con la scusa della sostenibilità
2 Novembre 2011
In giro per l'Italia
Puglia: come urbanizzare i campi con la scusa dei pannelli solari. Corriere della Sera (G.A. Stella) e la Repubblica Bari (A. Di Giacomo), 2 novembre 2011 (f.b.)

Corriere della Sera

Gli ulivi sterminati, la ferita del Salento

di Gian Antonio Stella

«Un bel paesaggio una volta distrutto non torna più e se durante la guerra c'erano i campi di sterminio, adesso siamo arrivati allo sterminio dei campi», scrisse Andrea Zanzotto, scomparso una ventina di giorni fa. Pensava alla sua campagna veneta, ma non solo. Ed è il dolore del grande poeta trevigiano che ti viene in mente guardando l'angosciante servizio che una giornalista di Telerama, un'emittente pugliese, ha dedicato allo stupro del paesaggio nel Comune di Carpignano Salentino, poco a nord di Maglie, nel Salento. Dove le ruspe hanno estirpato centinaia di bellissimi ulivi per fare posto a una centrale fotovoltaica.

L'abbiamo scritto e riscritto: nessuno, a meno che non accetti la rischiosa scommessa nucleare, può essere ostile alle energie alternative e in particolare a quella solare. Ma c'è modo e modo, luogo e luogo. Un conto è sdraiare i pannelli in una valletta di un'area non particolarmente di pregio e da risanare comunque perché c'erano i ruderi di una dozzina di capannoni d'amianto, come è stato fatto in Val Sabbia col consenso di tutti i cittadini, di destra e sinistra, un altro è strappare quelle piante nobilissime che la stessa Minerva avrebbe donato agli uomini e che fanno parte della nostra storia dalla Bibbia all'orto di Getsemani fino alle poesie meravigliose di Garcia Lorca: «Il campo di ulivi / s'apre e si chiude / come un ventaglio...».

C'è una legge in vigore, laggiù nel Salento. La numero 14 del 2007. Il primo articolo dice che «la Regione Puglia tutela e valorizza gli alberi di ulivo monumentali, anche isolati, in virtù della loro funzione produttiva, di difesa ecologica e idrogeologica nonché quali elementi peculiari e caratterizzanti della storia, della cultura e del paesaggio regionale». Né potrebbe essere diversamente: l'ulivo è nello stesso stemma della regione. È l'anima della regione. Eppure, denuncia Telerama, il progetto di quell'impianto «Saittole» da un megawatt della Solar Energy, è stato regolarmente presentato al Comune di Carpignano e da questi approvato nonostante l'area fosse agricola e fertile. Di più, l'autorizzazione finale è stata data dallo stesso assessore regionale all'agricoltura Dario Stefano che oggi dice: «Verificherò».

Certo è, accusano il Coordinamento Civico apartitico per la Tutela del Territorio e il Forum Ambiente e Salute del Grande Salento, che quegli alberi che crescevano solenni su quattro ettari di uliveto secolare, come dimostrano le immagini registrate, «sono stati espiantati e ripiantati accatastati gli uni agli altri come pali di una fitta palizzata, lungo il margine del fondo, senza neppure le dovute prescritte cure d'espianto riportate nella stessa autorizzazione, ad esempio la prescrizione della presenza di una zolla del raggio di almeno un metro». Un delitto. Che fa venire in mente quanto scriveva Indro Montanelli: «Ogni filare di viti o di ulivi è la biografia di un nonno o un bisnonno». Buttare giù quelle piante non è solo una porcheria: è un insulto ai nostri nonni.

la Repubblica Bari

Il Pdl chiede meno vincoli, ma è rivolta: “Vogliono cemento al posto degli alberi”

di Antonio Di Giacomo

Una levata di scudi per difendere gli ulivi. È unanime la bocciatura della proposta di modifica della legge regionale per la "Tutela e valorizzazione degli ulivi monumentali della Puglia", presentata nei giorni scorsi da Massimo Cassano, consigliere regionale del Pdl. "In Puglia ci sono 60 milioni di ulivi e - premette Cassano - di questi, 5 milioni sono delle vere opere d'arte della natura. "Monumenti" che devono sì essere tutelati, ma non necessariamente a esclusivo danno delle esigenze di sviluppo del territorio". Secondo il consigliere, insomma, la salvaguardia degli ulivi rischia di risolversi in un ostacolo all'economia regionale. "Si tratta di agire al più presto - suggerisce - nella duplice ottica della tutela del paesaggio e nel contempo del rispetto dei diritti acquisiti dai privati relativamente, ad esempio, alle aree edificabili, alle lottizzazioni, o al diritto degli imprenditori agricoli di fare reddito e, quindi, di poter riconvertire l'azienda. Tutte esigenze che, in molti casi, vengono al momento frenate o addirittura inibite dalla legge regionale. A questo punto occorre agire, in tempi brevi, per decentrare a livello comunale le competenze per il rilascio di autorizzazioni agli espianti e spostamenti di piante secolari e dei necessari controlli per il rispetto delle norme, prevedendo maggiori deroghe e snellendo assurdi procedimenti burocratici".

Una prospettiva che fa saltare dalla sedia l'urbanista Dino Borri, presidente regionale del Fai: "Mi sembra un'idea folle. E per svariate ragioni. La Puglia è una terra che ha l'ulivo come una specie di bosco coltivato e diffuso, che andrebbe anzi tutelato e vincolato al pari di una foresta. Oltre a essere un elemento costitutivo dell'identità paesaggistica, i milioni di ulivi presenti nella regione rappresentano sia una risorsa produttiva per l'economia territoriale che uno strumento di tutela idrogeologica con uno straordinario valore ecologico. Sicché reputo impensabile l'idea che si possa manipolare questa risorsa per fini di edificabilità". Non solo. A sentire Borri la stessa legge regionale di tutela degli ulivi, pure elevata a modello, non è di per sé sufficiente. "La Regione dovrebbe anzi accrescere i livelli di salvaguardia - osserva - applicando agli ulivi i criteri della foresta naturale. E non riesco a capire, in tal senso, perché si debba operare una distinzione fra gli ulivi monumentali e la stessa diffusa coltivazione degli ulivi dell'età moderna, risalenti al '700 e '800, e altrettanto importanti. Si pensi, dunque, agli ulivi disseminati in Capitanata come in Salento e Valle d'Itria. Da qualsiasi punto di vista si prenda la vicenda mi pare, insomma, che quelle di Cassano siano affermazioni insensate e violente".

Un'analisi condivisa da Gianni Picella che interviene nel dibattito, in nome del Centro studi permanente per la salvaguardia degli olivi monumentali nel Mediterraneo. "La proposta del consigliere del Pdl - accusa - dietro il paravento dello snellimento delle procedure per ottenere le autorizzazioni all'espianto di esemplari di olivi monumentali tende, invece, chiaramente a favorire la speculazione edilizia e le lottizzazioni". Da qui la preoccupazione, poi, rispetto al fatto che "non si può consentire che una domanda anche generica, documentata male, per nulla o addirittura falsamente, consenta per un qualsiasi ritardo o intoppo burocratico che la legge venga aggirata e che alberi monumentali vengano distrutti. È vero, un illecito si può forse perseguire, un palazzo edificato in dispregio alle leggi si può talvolta abbattere, ma un ulivo di 500 anni divelto non ce lo potrà mai restituire nessuno".

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