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Gian Antonio Stella
Condono: Lo Stato prende uno ma paga per tre
10 Aprile 2004
Abusivismo
Il primo articolo di un’inchiesta di Gian Antonio Stella sulla nuova ventata di condono dell’abusivismo edilizio e urbanistico, dal Corriere della sera del 13 settembre 2003. In calce, la cronaca di Antonella Baccaro.

Il nuovo condono edilizio, vergognosetto ma invocato come ormai indispensabile per tirar su un po' di soldi, nasce sotto auspici incoraggianti. La sanatoria delle sanatorie, l'autocertificazione offerta dalla Regione Sicilia ai 400 mila isolani colpevoli di abusi edilizi, che da anni e anni lasciano ammuffire le pratiche dei vecchi condoni nella certezza che nessuno andrà mai a disturbarli, è stata accolta infatti così: 1,1% di adesioni a Palermo, 0,37% a Messina, 0,037% a Catania. A Agrigento i cittadini che temono le ire dello Stato e hanno scelto di chiudere il vetusto contenzioso sono 3 (tre) su 12 mila.

Gli amministratori regionali si aspettavano entrate per 700 milioni di euro (1.750 per ogni abusivo) di cui 70 solo quest'anno. Dalle quattro città principali, scaduti i termini fissati, ne arriveranno 1 milione e 85 mila. Hanno deciso una proroga. Auguri. La catastrofe siciliana, ridicola se non fosse tragica, è tuttavia soltanto la punta estrema di un panorama che, sul fronte dell'edilizia fuorilegge, è per molti aspetti disastroso. Eppure, si sapeva. Da anni. Basta rileggere cosa scriveva il Sole 24 Ore sul condono del 1985 varato, tra le polemiche, da Bettino Craxi e Franco Nicolazzi: «Secondo il Censis, le oblazioni porteranno circa 5.500 miliardi e gli oneri di concessione faranno incassare ai Comuni circa 7 mila miliardi, ma a fronte di questi 13 mila miliardi circa, la collettività dovrà spendere da 11 a 25 mila miliardi per realizzare le opere di urbanizzazione». Errore: sarebbe andata peggio. I miliardi di vecchie lire incassati al 31 dicembre 1986 furono 3.500 (tre volte di meno degli oltre 9 mil a sbandierati nelle previsioni) a corredo di circa un milione e 300 mila domande contro i 3 milioni che erano stati ottimisticamente previsti sulla base del censimento che nel 1981 aveva fatto «scoprire» la nascita in soli dieci anni di 4 milioni e 418 mila abitazioni: il doppio di quelle stimate dall'Istat. Quanto ai costi per urbanizzare intere borgate abusive sparse per l'Italia portandoci strade e fognature e luce e tutto il resto, si sa come andavano le cose in quegli anni, coi lavori pubblici. Segnati da rincari che talvolta, come denunciò la Corte dei Conti accusando Edoardo Longarini, vedevano «sovrapprezzi del 258% (sbancamento), 477% (fondazione da 0 a 2 metri) e 156% (fondazione sotto i 2 metri)» rispetto ai prezzi Anas. Al Comune di Roma hanno fatto i conti: dal condono del 1985 e da quello berlusconiano del 1994 hanno ricavato in totale 467 milioni e mezzo di euro. Cioè 922 per ognuna delle 506.578 domande di condono. O se volete 1.502 euro per ciascuna delle 311.034 pratiche portate a compimento. Tiriamo le somme? Tra questi abusi, dalle marachelle venali alle porcate più vergognose, c'erano circa 100 mila case abusive costruite tra il 1967 e il 1993. In larga parte villini tirati su alla meno peggio senza uno straccio di programmazione, nel caos più totale della più scalcagnata periferia capitolina. Bene: l'urbanizzazione primaria e secondaria di un'area progettata in ogni dettaglio, dalle strade alle fognature ai servizi essenziali, costa circa 22 mila euro per ogni abitazione, caricati per 15 mila sulla famiglia che compra o costruisce seguendo la legge. Ma questo se ogni intervento è coordinato e prefissato. Nel caso delle borgate abusive, ciao: il costo di una urbanizzazione completa schizza fino a 30 mila o oltre. Risultato: anche quelli che approfittarono del condono berlusconiano, assai meno ge neroso di quello craxiano, hanno pagato in questi anni circa 10 mila euro, di cui 5 mila al comune di Roma. Una cifra da tre a quattro volte più bassa di quella costata allo stesso Comune per mettere i fuorilegge «redenti» in condizioni di vivere in modo civile. Il che fa dire ai responsabili dei settori coinvolti, dall'assessore Roberto Morassut al direttore dell'ufficio condoni Riccardo Lenzini, che se le case da condonare adesso fossero 20 mila (stima riduttiva) lo Stato e il Comune incasserebbero 200 m ilioni di euro contro una spese di almeno 440. Un bell'affare... Questo se tutti pagassero. Ma così non è. Basta prendere, appunto, il caso della Sicilia che insieme con la Campania, la Calabria e la Puglia copre da sempre, accusa Legambiente, il 37% (qualche anno di più, qualche anno di meno) del panorama dell'abusivismo italiano. Nell'isola scoppiò la rivolta, quando uscì il condono del 1985. Dissero che era troppo severo e bloccarono le autostrade e fermarono i treni e paralizzarono Palermo. «Non riusciremo mai a pagare queste cifre!» E tutti i sindaci in coro, train ati da quello comunista di Vittoria si sgolavano: «Hanno ragione!». Il prezzo fissato per sanare era: 25 mila al metro quadro per le case costruite prima del 1977, 36 mila per quelle fatte dopo. Per capirci: 2 milioni e mezzo di multa più 6 e mezzo di oneri per una casa di 100 metri quadri. Totale: 9 milioni. Ma c'era il trucco: degli oneri andava saldato subito solo il 10%. E la stessa multa andava calcolata sulla base di tabelle che sistematicamente furono, diciamo così, interpretate al ribasso. Risultato: 400 mila abusivi, in cambio di un anticipo certo non rovinoso, bloccarono per anni e anni inchieste, espropri e minacce di abbattimento in attesa di chiudere la pratica successivamente. Quando? Con calma... Franco Piro, coordinatore della Margherita ed ex assessore siciliano al bilancio, ricorda come andò a Termini Imerese, 28 mila abitanti: «Istanze esitate nella I sanatoria: 40%. Nella II: 10%». E già possono andar contenti, lì: altrove è andata assai peggio. Con percentuali di fascicoli portati fino a conclusione assolutamente ridicole. Nonostante la Regione, per accertare quante domande fossero o meno in diritto di essere accolte, avesse assunto con la legge 37/85, una caterva di geometri e impiegati e ingegneri per un totale di 1.324 giovani. Tutti precari poi confermati dall'assunzione definitiva. Con una spesa a carico di Mamma Chioccia, in quindici anni e passa, stimata in oltre 600 milioni di euro. Pari a quasi il doppio dei 360 che risultano incassati nell'isola dal condono del 1994. Un costo spropositato, accusano i nemici del condono, tanto più rispetto ai risultati: poco più di 1.500 pratiche portate a compimento a Palermo. Su 50 mila. Al punto che qualche mese fa, come dicevamo, la Regione ha deciso di tentare una sanatoria della sanatoria offrendo agli abusivi in sonno, ben decisi a starsene quieti e non svegliare il cane dormiente, la possibilità di chiudere i conti e mettersi in regola con l'autocertificazione. Come sia andata l'abbiamo detto: 63 risposte su 17 mila a Messina, 3 su 12 mila ad Agrigento, 9 su 25 mila a Catania... Perché muoversi? Metti che il prossimo condono sia ancora più generoso... (1 - continua) La cronaca

Arriva il condono edilizio da 1,5 miliardi

Antonella BaccaroROMA - E adesso il governo deve affrettarsi. L’annuncio ufficiale, dato ieri dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che il condono edilizio si farà e dovrà portare nelle casse dello Stato 1,5 miliardi di euro, spazza via le obiezioni politiche sul «se» sia opportuno varare una sanatoria. Il confronto si sposta ora sul «come» procedere, con l’esigenza primaria di circoscrivere immediatamente la portata del provvedimento, per evitare che nel Paese si scateni una corsa all’edificazione selvaggia. All’inaugurazione della Fiera del Levante di Bari, il premier, ricostruendo i termini della prossima manovra, ha dosato le parole: «So che il condono edilizio dà fastidio a tutti - ha detto - ma ci troviamo con l'esigenza di trovare 2-3 mila miliardi di vecchie lire e non possiamo farne a meno. E’ una misura che possiamo fare una sola volta». Il fatto che Berlusconi abbia riportato il condono all’interno della Finanziaria non significa che tramonti l’ipotesi di anticipare la misura con un decreto. Questo sembra ancora l’orientamento dei tecnici ministeriali che in questi giorni avrebbero ipotizzato una riapertura dei termini del condono del 1994 (per quanti cioè abbiano edificato per non più di 250 metri quadri rispetto a quanto accatastato legalmente), aggiornato nella tempistica (per gli abusi commessi fino al 30 giugno 2003) e nelle somme da versare: rateizzabili in tre anni con un acconto non inferiore al 50% del dovuto e pari, in media, a 100 euro al metro quadro.

Un condono simile avrebbe poco a che fare con la sanatoria per le sole «opere interne» ipotizzato da Alleanza nazionale. Ieri il ministro delle Politiche agricole, Giovanni Alemanno, ha sottolineato la necessità che i termini del provvedimento vengano «concordati» con il ministero dell'Ambiente «perché va verificato che non serva a giustificare scempi ambientali, per esempio salvando gli ecomostri». In sintonia il ministro delle Politiche comunitarie, Rocco Buttiglione che, commentando l’annuncio del premier, ha detto: «Non facciamo salti di gioia, ma sappiamo che la situazione della finanza pubblica è quella che è. Bisognerà limitarsi agli abusi di entità minore che derivano dall’inefficienza dei Comuni». Una tesi, quest’ultima sostenuta anche dal presidente di Assoedilizia, Achille Colombo Clerici. Sempre Buttiglione propone che siano i Comuni a stabilire quali opere siano sanabili «perché ci possono essere quelle che, pur rientrando nella metratura prescritta, violano l’ambiente o l’arte». Infine, secondo il ministro, ai Comuni minori dovrebbe andare un finanziamento per far fronte alla mole di lavoro che il condono comporterà.

A questo proposito il responsabile delle Infrastrutture di Forza Italia, Maurizio Lupi sottolinea «che bisognerà evitare improvvisazioni, curando in particolare che non si vadano a sanare abusi per cui sia già stata chiesta la sanatoria nei due precedenti condoni». La sanatoria è per il vicepresidente di Confindustria, Francesco Rosario Averna «una strada che porta all'illegalità». E’ una misura «inefficace e pericolosa» per il sindaco di Roma, Walter Veltroni. Ironizza il presidente Ds, Massimo D'Alema: «E’ uno scandalo. Mentre le riforme Berlusconi non le sa fare, i condoni sono la sua specialità». Ermete Realacci, presidente di Legambiente e membro dell'esecutivo della Margherita, promette un’«opposizione durissima». E il Verde, Paolo Cento, annuncia un girotondo intorno a Palazzo Chigi.

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