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Pavlos Nerantzis
Comitato centrale al via Syriza all’esame interno
1 Marzo 2015
Articoli del 2015
Non è facile tenere insieme, nel presente, le spine del passato con gli sperati fiori del futuro. Eppure in questo mondo degradato dai suoi attuali padroni, è in questo che consiste la difficile arte del governo rinnovatore.

Il manifesto, 28 febbraio 2015

Le cose non sono affatto facili per Ale­xis Tsi­pras, pro­mo­tore di un piano anti-austerity che mette in dub­bio le fon­da­menta dell’Europa neo­li­be­rale. Il fatto che il nego­ziato all’Eurogruppo si sia con­cluso con l’approvazione dell’elenco delle riforme non vuol dire che la ten­sione ad Atene sia calata. Anzi, dopo l’ottimismo dei primi giorni il clima si fa pesante e tra oggi e domani si aspetta un dibat­tito acceso alla riu­nione del comi­tato cen­trale di Syriza.

Il pre­mier deve fare i conti non solo con i pro­blemi di liqui­dità già pre­senti nelle finanze dello stato, i ricatti dei part­ner euro­pei e le cri­ti­che da parte dei con­ser­va­tori, socia­li­sti, comu­ni­sti del Kke com­presi, ma deve con­fron­tarsi con il suo alter-ego: le sue pro­messe durante la cam­pa­gna elet­to­rale, i suoi com­pa­gni all’ interno del Syriza secondo i quali l’ auste­rity avrebbe dovuto finire il giorno dopo le ele­zioni.

L’aveva pro­messo pure Tsi­pras un anno fa. Voci che si mol­ti­pli­cano giorno dopo giorno per espri­mere il loro dis­senso all’accordo di Bru­xel­les, nono­stante il governo con­ti­nui a rac­co­gliere il soste­gno della stra­grande mag­gio­ranza dei greci (oltre l’ 80%).

Ale­xis Tsi­pras per evi­tare che il suo ese­cu­tivo sia una «paren­tesi di sini­stra», come vor­reb­bero i suoi avver­sari a Bru­xel­les e ad Atene, e per gua­da­gnare tempo ha pre­fe­rito la svolta. Che sia una «retro­mar­cia di destra» oppure solo rea­li­smo ha poca impor­tanza per un sem­plice motivo. L’ alter­na­tiva sarebbe uno scon­tro fron­tale ancora più duro tra il neo governo e i cre­di­tori inter­na­zio­nali, la chiu­sura dei rubi­netti dalla Bce, il default, ovvero il tra­collo finan­zia­rio, l’ uscita obbli­gata del Paese dalla zona euro.

Una situa­zione che sem­pre ha pro­vo­cato un dibat­tito acceso in Syriza come alter­na­tiva per sgan­ciarsi dalla tane­glia del debito pub­blico e dai cre­di­tori, ma che oggi esprime una mino­ranza. Il pro­gramma della sini­stra radi­cale greca è chiaro: com­bat­tere per un cam­bia­mento all’ interno dell’ eurozona.

Ale­xis Tsi­pras ha otte­nuto un dif­fi­cile equi­li­brio tra le richie­ste dei cre­di­tori inter­na­zio­nali e il suo piano anti-austerity; tra la neces­sità di retro­ce­dere momen­ta­nea­mente, accet­tando parte del pro­gramma pre­ce­dente e il biso­gno di affron­tare la crisi uma­ni­ta­ria, riav­viare l’economia e pro­muo­vere la giu­sti­zia fiscale, ricon­qui­stare l’occupazione, tra­sfor­mare il sistema poli­tico per raf­for­zare la democrazia.

Ora facendo un reso­conto all’ interno della sini­stra radi­cale, dopo l’ accordo di Bru­xel­les, que­sto equi­li­brio non piace. Non piace - si sapeva a priori - al potente Ari­stero Revma (Cor­rente di sini­stra) o Ari­steri Plat­forma (Piat­ta­forma di sini­stra) che ha cara­te­riz­zato il piano appro­vato dall’Eurogruppo «un accordo indo­vi­nello». Non piace all’eurodeputato del Syriza, Mano­lis Gle­zos, figura emble­ma­tica e sim­bolo della resi­stenza greca con­tro l’ occu­pa­zione nazi­sta. Le parole di Gle­zos sono state para­go­nate con una bomba alle fon­da­menta del neo governo Syriza-Anel, un attacco per­so­nale con­tro Ale­xis Tsi­pras. «L’accordo all’ Euro­gruppo é una ver­go­gna» ha scritto il 91enne Gle­zos al suo blog. E poi ha chie­sto «scusa al popolo greco».

La riu­nione del gruppo par­la­men­tare di Syriza di gio­vedì è durata dieci ore. Una mara­tone durante la quale il pre­mier ha chie­sto ai par­la­men­tari di espri­mersi aper­ta­mente sul con­te­nuto dell’ accordo e di votare per alzata di mano. «Il risul­tato dell’accordo dipen­derà e sarà giu­di­cato dal modo in cui lavo­re­remo come governo» ha detto Tsipras.

Niente da fare. Le anime non si cal­mano, i dis­sac­cordi riman­gono, i dis­si­denti insi­stono. Il mini­stro della Rico­stru­zione e dell’ Ambiente, Pana­gio­tis Lafa­za­nis e la pre­si­dente della Camera, Zoe Kon­stan­to­pou­lou, ambe­due espo­nenti della «Cor­rente di sini­stra» hanno detto che l’accordo è, in sostanza, un’estensione del pre-esistente memo­ran­dum (stessa cri­tica è stata mossa anche da Nea Dimo­kra­tia). Con­trari anche ex socia­li­sti, come il pro­fes­sore del Diritto di lavoro, Ale­xis Mitro­pou­los, espo­nente di spicco di Syriza. Alla fine la vota­zione: 20 (secondo altri più di 30) depu­tati sui 149 avreb­bero votato con­tro o scheda bianca all’ accordo di Bru­xel­les, men­tre un numero mag­giore sarebbe con­tra­rio a pre­sen­tare tale pro­po­sta in par­la­mento per la rati­fica come invece chiede da giorni l’opposizione. E la domanda che ci si pone è «come un mini­stro (Lafa­za­nis) con­tra­rio all’accordo di Bru­xel­les appli­cherà il suo contenuto?».

Come se non bastasse tutto que­sto, gio­vedì in un docu­mento reso pub­blico il pro­fes­sore di eco­no­mia, Yan­nis Milios, respon­sa­bile tut­tora della poli­tica eco­no­mica del Syriza, e altri due diri­genti del par­tito, cri­ti­cano aspra­mente l’operato del mini­stro delle finanze Yanis Varou­fa­kis. Lo scon­tro ideo­lo­gico tra un diri­gente con­si­de­rato mar­xi­sta e il mini­stro dichia­ra­ta­mente mar­xi­sta, ma di ten­denza keyn­siana, è evi­dente. L’accordo di Bru­xel­les si rife­ri­sce ai «con­trolli da parte dei cre­di­tori inter­na­zio­nali, e non ad uno scam­bio di valu­ta­zioni sull’ anda­mento dell’economia greca… accetta gli aiuti eco­no­mici del pre­ce­dente accordo, non fa rife­ri­mento alla ristrut­tu­ra­zione del debito pub­blico, ma parla di un pro­gramma di soste­ni­bi­lità… non garan­ti­sce la liqui­dità delle finanze» e tutto som­mato «poco ricorda ciò che Syriza pro­me­teva prima del voto del 25 gennaio».

Le trat­ta­tive da parte del governo greco erano «un salto a occhi chiusi», «non c’era un piano ben pre­ciso”, l’accordo «offre tempo ad Atene, ma la scena è sof­fo­cante» con­clude Milios.

Man­canza di espe­rienza di governo da parte della sini­stra greca? Atteg­gia­mento sui­cida, lotta con­ti­nua oppure spi­rito auto­cri­tico affin­ché si vada avanti? Il rea­li­smo poli­tico del pre­mier greco, espresso dopo l’estate scorsa e la tra­sfor­ma­zione rapida della sini­stra radi­cale in una forza gover­na­tiva che deve gestire la realtà, in fondo non è mai pia­ciuto a quelle cor­renti, comu­ni­ste e non, in seno al par­tito, che pre­fe­ri­reb­bero Syriza al 4%, ma «pura e rivoluzionaria».

Non a caso nes­suno tra quelli che cri­ti­cano l’ ope­rato di Tsi­pras e di Varou­fa­kis dicono cosa avreb­bero fatto se fos­sero pre­senti loro alle trat­ta­tive con i «18» dell’eurozona.

Lo scon­tro sarebbe ancora più forte, la rot­tura con i part­ner euro­pei imme­diata, il ritorno alla dracma sem­bre­rebbe quasi l’unica alter­na­tiva per un Paese che con­ti­nua a pro­durre poco. Uno sce­na­rio che ancora non viene escluso del tutto.

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