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Alex Marshall
Come Jane Jacobs diventò Jane Jacobs
30 Luglio 2007
Recensioni e segnalazioni
Negli USA la prima biografia. Alice Sparberg Alexiou, Jane Jacobs: Urban Visionary (Rutgers 2006). Recensione da Spotlight on the Region (RPA), luglio 2007

Titolo originale: How Jane Jacobs Became Jane Jacobs – Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini



Il nuovo libro Jane Jacobs: Urban Visionary, aggiunge un volto umano alla donna il cui viso un po’ arcigno nascosto da spesse lenti si era pietrificato sino a diventare un’icona, lasciandosi alle spalle, in questi processo di distillazione, tutti gli aspetti, sottigliezze personali e sorprese.

L’autrice, Alice Sparberg Alexiou, nota giornalista, racconta la storia della Jacobs dalla nascita a Scranton alla morte da cittadina canadese l’anno scorso, all’età di 89 anni. In questo lungo arco di tempo il libro, relativamente breve, circa 200 pagine, espone sia le radici del pensiero originale e innovativo della Jacobs, che la sua attività, complessa e sfumata.

Ad esempio non avevo mai saputo che la Jacobs non avesse un titolo di scuola media superiore, e che fosse stata una pessima studentessa. In un primo tempo non si era nemmeno iscritta al college. Più tardi, dopo essersi trasferita a New York City dalla native Scranton, fece domanda al Barnard ma fu respinta per i pessimi punteggi delle medie. A scuola, veniva spesso fatta uscire dall’aula per impertinenza, il che col senno di poi rappresenta un segno della sua indipendenza e della non deferenza nei confronti dell’autorità.

La Jacobs, dopo aver iniziato come giornalista freelance a Vogue e ad altri periodici, cominciò a scrivere di urbanistica e architettura quasi per caso nei primi anni ‘50. Dopo solo pochi anni teneva corsi a Harvard e aveva elaborato le idee che sarebbero diventate la base del suo fondamentale La vita e la morte delle grandi città. É ancora scioccante, leggere la precisione e padronanza della scrittura della Jacob, pensare quanto fosse relativamente poco esperta dell’intera materia, oltre che priva di qualunque formazione specifica riguardo a piani o progetti.

Dopo la pubblicazione de La vita e la morte .., Alexiou ci racconta come la Jacobs abbia guidato la battaglia contro la trasformazione urbanistica del suo Greenwich Village, il trasferimento a Toronto nel 1968 per l’opposizione alla guerra del Vietnam, l’orientamento alla scrittura su temi economici anziché urbanistici. In termini generali, queste sono cose che anche chi conosce superficialmente la storia dell’urbanistica già sa. É il racconto più complete e approfondito a rendere importante il libro della Alexiou.

Lewis Mumford, ad esempio, spesso presentato nelle ricostruzioni giornalistiche come il grande avversario della Jacobs, appare nella più precisa ricostruzione della Alexiou delle medesime opinioni della Jacobs su gran parte dei temi, e pare l’abbia anche aiutata a fare i primi passi della sua carriera. I due grandi studiosi della città erano uniti dallo sdegno per le brutali trasformazioni urbane, per i piani di Robert Moses di scavare con autostrade urbane tutta Manhattan. I due si dividevano invece sulle particolari soluzioni alla crisi urbana, con Mumford favorevole alla realizzazione di città giardino esterne ai centri. La Jacobs descrisse con disprezzo ne La vita e la morte le città giardino e il sostegno di Mumford per l’idea, determinando così una rottura con quello che era stato un suo amico.

Mumford e la Jacobs erano molto simili da molti punti di vista. Entrambi avevano iniziato come giornalisti, entrambi erano privi di titolo superiore, essenzialmente autodidatti. La Alexiou a quanto pare non coglie questi parallelismi, perché non ne parla e ad un certo punto usa Mumford come esempio di spocchia accademica.

Nel raccontare la vicenda della Jacobs, la Alexiou scrive con ammirazione della donna, ma non ne fa certo un’apologia. Mostra come avesse dei grossi difetti, e potesse dire anche cose stupide, come quando nel 1970 frivolamente chiese ai newyorkesi di non pagare il biglietto della metropolitana come strumento per piegare l’amministrazione. Alexiou critica anche la Jacobs per non aver sottolineato a sufficienza la questione razziale come fattore concorrente nel degrado urbano. Personalmente non sono molto convinto di queste critiche, ma la Alexiou le argomenta piuttosto bene.

Per quanto ne posso dire, questo libro scritto da una nota professionista uscita dalla Scuola di Giornalismo della Columbia University, è la prima vera e propria biografia di Jane Jacobs. Ne verranno delle altre quando gli accademici, che la Jacobs non aveva mai molto considerato, forse per la distanza alla quale la tenevano inizialmente, scaveranno la vicenda di questa grande pensatrice del secolo scorso, alla ricerca di nuovi materiali.

Nota: su Jane Jacobs, in queste pagine vari articoli: Il genio di Jane Jacobsda The Nation; il ricordo dal New York Times; l'accostamento delle Tre Rivoluzionarie con Rachel Carson e Betty Frieda, di Rebecca Solnit, e molti altri. Basta cercarli digitando ad esempio Jane Jacobs nel motore di ricerca interno (f.b.)

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