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Vittorio Emiliani
Come cancellare la storia
27 Agosto 2009
Beni culturali
Sabbioneta, gioiello urbanistico rinascimentale, minacciata dall’espansione edilizia in Lombardia. Da l’Unità, 27 agosto 2009 (m.p.g.)

Molte sono state le “città ideali” di derivazione platonica pensate, disegnate o dipinte fra ‘400 e ‘500. Basti pensare alle tre tavole, tutte urbinati, la più bella delle quali esposta in Palazzo Ducale, volta a volta attribuita a Laurana, a Francesco di Giorgio, o all’Alberti (con un pensiero a Piero). Poche invece quelle realizzate, fra cui spicca la gonzaghesca città-Stato di Sabbioneta (Mantova), assieme allo stesso “palazzo in forma di città” di Urbino, a Palmanova, a Pienza (Siena) “firmata” dal Rossellino, alla Ferrara rinascimentale, alla piazza di Vigevano.

Patrimonio conservato. Come lo sono, per lo più, migliaia di centri storici murati di origine remota. Non più offesi direttamente dagli anni del fascismo o del dopoguerra. Appena fuori le mura però, li stringe d’assedio un’edilizia brutta e volgare (legale o abusiva che sia) che sconcia il paesaggio circostante. Vogliamo vivere anche di turismo culturale e ci diamo la zappa sui piedi distruggendone le premesse, la “materia prima”. Un Paese di cretini.

Appena fuori le mura della metafisica, intatta Sabbioneta si vuole ora ampliare una fabbrica per la lavorazione del legno che, secondo gli abitanti, inquina pesantemente l’aria oltre che la vista della mirabile “città ideale”. Prima favorevole, ora perplessa la giunta Pdl. Contrario un comitato di cittadini che, denunciando i pericoli del doppio inquinamento, suggerisce saggiamente di spostare tutto in un’altra area della stessa società. Se fossimo in un Paese davvero “europeo”, il governo regionale avrebbe già orientato l’ampliamento in modo da rispettare Sabbioneta “patrimonio dell’Umanità” Unesco da appena un anno. Non si può essere un po’ meno ciechi?

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