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Alberto Vitucci
Citta’ tradita e soldi al MOSE
5 Ottobre 2005
MoSE
Quando hanno rifinanziato il MoSE avevano dato qualche caramella al Comune: ma c’era solo la carta. Da la Nuova Venezia del 5 ottobre 2005

Citta’ tradita e soldi al MOSE

Quando hanno rifinanziato il MoSE avevano dato qualche caramella al Comune: ma c’era solo la carta. Da la Nuova Venezia del 5 ottobre 2005

Soldi garantiti solo per il Mose. Di tutto il resto, nella Finanziaria 2006, non c’è traccia. Sembra passato un secolo dalle dichiarazioni trionfali di Berlusconi e del presidente del Veneto Galan al termine del Comitatone. Via libera al Mose, soldi ai Comuni, alla Regione, al Magistrato alle Acque, soldi per il palazzo del Cinema, la sublagunare, i restauri e il rilancio socio-economico. Una tabella con le divisioni percentuali approvate dal Comitatone, tutti a casa con la promessa dei finanziamenti.

Altro film. Solo poche ore dopo cominciava la riunione fiume per approvare la Finanziaria. E il governo ha garantito solo i soldi per il Mose, 200 milioni di euro per quindici anni. Del resto non c’è traccia. Solo i finanziamenti per le grandi opere, da cui sarà forse stornata qualche briciola, come negli ultimi tre anni dopo la Legge Obiettivo. I casi sono due. O c’è un accordo segreto di cui in pochissimi sono a conoscenza, e tra questi nemmeno il sindaco Cacciari. Oppure la città è stata presa in giro due volte. Roma non ha mantenuto le promesse e in cambio ha ceduto con un «blitz» mezzo Arsenale al Consorzio Venezia Nuova per 19 anni. Se questa è devolution... (a.v.)

Cacciari: «Così si bloccano tutti i cantieri»

Per il 2006 non ci sono fondi «Dopo il Comitatone la beffa»

Venezia senza un euro. La Finanziaria garantisce i soldi solo al Mose, e la città rischia di chiudere. Il sindaco Massimo Cacciari lancia l’allarme: «Per tutto il 2006 non avremo soldi», dice, «i cantieri e le imprese dovranno fermarsi. Le decisioni del Comitatone sono state disattese».

Il sindaco filosofo non ama far la parte di chi è stato preso in giro. Ma il suo umore è nero, e le sue parole non lasciano spazio a dubbi. «Non voglio fare polveroni, il mio compito non è quello di fare casino ma di garantire un futuro a questa città», attacca, «ma è evidente che quanto abbiamo deciso insieme al Comitatone di mercoledì scorso è stato disatteso. Dobbiamo cercare in tutti i modi di far modificare questa Finanziaria».

Venerdì il vicesindaco Michele Vianello sarà a Roma al vertice dell’Anci, domenica Cacciari presenzierà alla manifestazione dell’Unione contro la Finanziaria. Intanto ieri il sindaco ha chiamato il sottosegretario Gianni Letta. «Gli ho espresso grande preoccupazione», dice, «perché così la città nel 2006 si blocca». Il primo punto riguarda i finanziamenti della Legge Speciale. «Avevamo deciso in Comitatone», attacca Cacciari, «che le quote dei finanziamenti destinati ai Comuni avrebbero seguito una filiera diversa, svincolati dalla Legge Obiettivo. Ma di questo non c’è traccia nella Finanziaria». E anche se al Comune arrivassero le «briciole» del Mose come negli anni scorsi, continua Cacciari, «stavolta quei soldi sarebbero spendibili solo dal 2007. Noi li abbiamo già impegnati tutti, dunque i cantieri si fermano».

Niente manutenzione della città, dunque, niente scavi dei rii e contributi ai privati, restauri dei palazzi. E stop anche agli accordi di programma con il Magistrato alle Acque per la difesa dalle acque alte a Burano, Sant’Erasmo, Pellestrina e anche per il terzo stralcio di piazza San Marco. «Non voglio fare polemiche con Galan», dice Cacciari, «ma se non sbaglio a Roma abbiamo assistito a uno spot, Galan ha definito il Comitatone storico, ci avevano promesso di tutto. Invece hanno garantito solo il Mose, il resto per Galan è solo poesia. E siamo qui con il rischio di dover chiudere i cantieri per un anno». Non basta la stangata della Legge Speciale, che non ha messo una lira. Il Comune dovrà affrontare adesso anche il tetto ai nuovi mutui, il taglio alle spese del 6,7 per cento, e un bilancio che non quadra dopo il taglio annunciato di almento 21 milioni di euro.

«Credo che per far quadrare i conti dovremo mettere mano a qualche dismissione», annuncia il sindaco, «case, palazzi, qualcosa dovremo fare se non vogliamo chiudere bottega». Perché anche il Casinò, la cassaforte di famiglia, comincia a risentire della crisi. «Per quest’anno riusciremo a incassare i 105 milioni di euro previsti», dice Cacciari, «ma temo che il prossimo anno dovremo rivedere la convenzione se non vogliamo far chiuderre la società». Ca’ Farsetti sull’orlo del fallimento, dunque. Mentre i sindaci si preparano a manifestare contro la Finanziaria che ha tradito le promesse e la giunta sta studiando i tagli che saranno annunciati a fine settimana.

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