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Francesco Indovina
Città bella PERCHE’ buona
17 Novembre 2008
La scaletta dell’intervento svolto in un incontro della Sinistra democratica (Firenze, 8 novembre 2008) è una efficacissima sintesi della tesi espressa nel titolo

1. La città è politica

- luogo dove direttamente e immediatamente i cittadini misurano gli effetti delle decisioni politiche;

- luogo dove più diretta può essere la partecipazione dei cittadini alle scelte di governo;

- luogo dove le “domande” dei cittadini si esprimono con maggiore evidenza e dove i cittadini si auto-organizzano per rivendicare la soddisfazione di bisogni collettivi;

- luogo che mitiga, attraverso i servizi e la sua funzionalità le condizioni delle popolazioni più disagiate;

- luogo dove si esprime la convivenza ma anche i conflitti per l‘appropriazione dello spazio;

- luogo dove i conflitti non sono soltanto manifestazione di bisogni ma intervento diretto.

Quando la politica abbandona la città non solo fa male ai cittadini ma castra se stessa.

2. La città è in continua trasformazione

- la trasformazione è strettamente legata all’essenza della città, perchè rappresenta la proiezione della società nello spazio;

- la città come “nicchia ecologica” della specie umana;

- la città cambia la specie e la specie cambia la città.

3. Il governo pubblico

- non esiste città senza governo pubblico della stessa;

- il governo pubblico deve permettere l’uso privato della stessa ma in modo equo, solidale e libero.

4. Città bella

La bellezza della città non è solo estetica ma riguarda anche la sua organizzazione, la sua funzionalità, il suo governo. Tre quindi sono i fattori di bellezza:

- la qualità del luogo: genius loci;

- la qualità del governo: genius res publicae;

- la qualità della popolazione: genius gentis.

Queste qualità non sono date una volta per sempre. Qui entra in gioco la “bontà”.

5. Qualità del luogo

- la qualità può essere naturale, storica-artistica o la somma delle due;

- l’uso che si fa di questa qualità, la cura che se ne ha può migliorarla o peggiorarla;

- non si tratta di imbalsamare ma di averne cura dentro i processi di trasformazione;

- la BONTA’ è la buona cura dei luoghi, suo arricchimento, attenzione alla trasformazione.

6. Qualità del governo

Non è vero che tutti i governi sono uguali (qualunquismo), all’improvviso si scopre che ci sono differenze (scuola).

La qualità del governo non è solo efficienza e capacità di decisione, la BONTA’ di governo la si misura anche da:

- affermazione dell’interesse generale;

- capacità di ascolto;

- attenzione al conflitto non considerato come un fastidio;

- affermazione di un principio di equità;

- promozione della solidarietà;

- politica dell’accoglienza;

- dilatazione dei servizi collettivi quali strumenti per rendere operativi i “diritti di cittadinanza” (senza i servizi sono parole vuote);

- capacità di disegnare un futuro.

Sono questi gli elementi che fanno la bontà di un governo e ancora la capacità di curare le cause dei disaggi sociali. Così il problema:

- è la povertà non i poveri;

- è la clandestinità non i clandestini;

- la prevenzione non la repressione;

- i motivi di disaggio non i giovani.

La bontà di un governo si misura dal rifiuto di vivere alla giornata, ma dalla capacità di coniugare intervento immediato e prospettiva futura.

Affermare gli interessi generali non significa eliminare gli interessi privati ma piuttosto creare per loro nuove opportunità all’interno di un disegno di interesse generale.

La dinamica della città è determinata dalle pratiche sociali attraverso le quali i cittadini realizzano i loro obiettivi, queste fanno si che la città sia dinamica, innovi e si trasformi, ma essi hanno il difetto di essere parziali e privati, sta alla politica ricondurli ad un interesse generale, anche introducendo limiti e proibizioni, ma creando nuove opportunità.

È l’equilibrio (non mediazione) tra pratiche sociali e politiche che rendono una città luogo positivo.

7. Qualità dei cittadini

I cittadini hanno il governo che si meritano ma anche i governi hanno i cittadini che si meritano.

Relazione di reciprocità:

- se non si raccolgono i rifiuti non si può pretendere che non vengano buttate per strada (la repressione serve a poco: frigoriferi per strada);

- se si esalta artificialmente l’insicurezza non si può pretendere che i cittadini non siano spaventati;

- se degli immigrati si proietta una immagine del male non si può pretendere che non nasca il razzismo;

- se la TV ti fa guadagnare miglia di € con stupidi concorsi non si può pretendere che si affermi il valore del lavoro;

- se la TV proietta come valore solo il corpo non ci può meravigliare delle migliaia di ragazze che vorrebbero fare le veline;

- se i politici si fanno prendere a torte in faccia al Bagaglino non si può pretendere che la gente abbia una buona opinione della politica.

8. La città è il luogo della politica

Non si può pretendere di fare il “socialismo” attraverso il governo urbano, ma esso può:

- affermare principi di equità, solidarietà e libertà;

- può promuovere la cultura, il rispetto reciproco,l’amore per la bellezza;

- può sollecitare i cittadini a partecipare e a lottare per affermare i propri diritti;

- può dilatare i diritti di cittadinanza e i servizi che li rendono operativi.

La città è un punto avanzato di lotta politica contro il privilegio, l’arroganza, la corruzione, la violenza, l’ignoranza, il degrado

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