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Miguel Gotor
Chi nomina un amico...
20 Gennaio 2016
Democrazia
Il premier tramite Carrai vuole il controllo del flusso delle intercettazioni

Il premier tramite Carrai vuole il controllo del flusso delle intercettazioni e avere una più forte capacità di ricatto sui suoi vassalli e sudditi, senza dimenticare che parliamo di un affare da 150 milioni di euro Articolo di D'Esposito e intervista di Calapà a Gotor.

Il Fatto Quotidiano, 20 gennaio 2016



AMICI MIEI: BOSCHI IN AULA PER DIFENDERE CARRAI - 007
di Fabrizio D'Esposito

La domanda che scuote,in senso trasversale,ampi settori della politicae delle istituzioni,è questa: “Perché Renzi siespone con la nomina di Carraiai Servizi proprio in questafase, quando per il suo governosi aprono le prime seriecrepe, tra Europa ed Etruria?”. Ufficialmente, oggi aMontecitorio, a risponderealla domanda dovrebbe esserela ministra Maria Elena Boschi,titolare delle Riforme edei Rapporti con il Parlamento.Accadrà durante il pomeriggiodedicato al question time,grazie a un’interrogazione di Sinistra italiana. In unprimo momento, avrebbe dovutorispondere Angelino Alfanoma il ministro dell’Interno non ha voluto mettere lafaccia su un caso così smaccatodell’arroganza renziana.Fonti di Ncd aggiungono chetra i due, Renzi e Alfano, negliultimi giorni i rapporti sarebberoparecchio freddi.

Con laBoschi in aula, ci sarà la sublimazionedel familismo renzianoe dei vari conflitti d’interessi del fatidico giglio magicotoscano. Boschi, il papàPier Luigi, Banca Etruria el’ombra della P3, tra FlavioCarboni e Denis Verdini. PoiMarco Carrai, le sue società dicybersicurezza e il nuovo incaricoa Palazzo Chigi, da superconsiglieredei Servizi.Tutto in pochi metri, tutto traamici.

Al riparo da taccuini e microfoni,un parlamentare espertodi 007 la mette invecegiù così: «Dietro lo scudo dellacybersicurezza, il premier tramite Carrai vuole il controllodel flusso delle intercettazioni,senza dimenticareche parliamo di un affare da150 milioni di euro. Come insegnanole vicende berlusconiane,i ‘laboratori’dei Servizisono decisive in alcuni frangenti”.Ed è per questo, dunque,che a quasi due anni dalsuo insediamento, solo adessoil premier affronta di petto laquestione, aggirando così anchel’eterna guerra a PalazzoChigi tra due potenti sottosegretari:Marco Minniti, l’ex lothar dalemiano che ha la delegadella presidenza del Consiglioper i Servizi, e Luca Lotti,il quarto prezioso ingranaggiodel giglio magico. Non èmistero per nessuno che Lottiavrebbe voluto la delega diMinniti. Sinora non c’è riuscito(l’unica strada sarebbemandare via Minniti con unapromozione a ministro, sulmodello Delrio) e anche perquesto la nomina di Carrai diventadecisiva.

Per la serie:non si può più perdere tempo.Gli scandali incalzano e Palazzo Chigi vorrebbe tapparealcune falle. Prima delle tribolazionidi Banca Etruria, raccontanonel Pd, c’è stato peresempio lo spavento enormeper l’intercettazione tra il premiere il generale Adinolfi, agliatti dell’inchiesta napoletanasulla Cpl Concordia e rivelatala scorsa estate dal Fatto.

Probabilmente, in questeanalisi, c’è un eccesso di dietrologiama quando il faccendiereLuigi Bisignani mandapizzini travestiti da articolisul Tempo contro la nomina diCarrai e il giorno dopo il suoamico Denis Verdini, che è anchel’alleato più disinvolto diRenzi, gli fa da sponda alloral’inquietudine si allarga a dismisura.Ed è proprio l’assetra Bisignani (P2 e P4) e Verdini(P3) a richiamare alla memoriala lezione lasciata in ereditàdall’ultimo governoBerlusconi. B. vinse le elezioninel 2008 e un anno dopo,con il discorso del 25 aprile aOnna, in Abruzzo, era all’apice della sua popolarità. Poi, larepentina caduta, con l’escalation degli scandali a lucerosse. E nelle zone d’ombra diquel logoramento s’inserirono le manovre della “Ditta” diGianni Letta e Bisignani perun governo di centrodestra aguida diversa. Erano i giorniin cui i dalemiani, tanto per fareun nome, facevano il contodei dossier in mano alle dueprincipali filiere. Da un lato laGuardia di finanza, dall’altroServizi e carabinieri. Ci fu anchechi, come Fabrizio Cicchitto,accusò apertamente iServizi guidati dallo stessoLetta e tentò di frenare la campagnasuicida del Giornalecontro Fini e la casa di Montecarlo,suicida per la maggioranza,ovviamente. I nomi diquella stagione (Verdini fu ilgrande signore delle compravenditeper tamponare la scissionefiniana) ricorrono anchein questa fase. Una stagioneche si sa come finì: con ilgoverno Monti impostodall’Europa e da Napolitano.

“NO AL COMPAGNO DI BANCO DI MATTEO AI SERVIZI”
Intervista di Giampiero Calapà a Miguel Gotor

Il premier Matteo Renzi nonha nessuno di cui fidarsi al difuori della sua cerchia tanto damettere il compagno di bancoai Servizi”. Miguel Gotor, deputatobersaniano del Pd, vaallo «Marco Carrai aiServizi non si può fare».

Senatore Gotor, siamo a Carraipossibile capo di una nuovastruttura dell’intelligencecucita su misura per lui. Èaccettabile?
No. È un segno di debolezzaperché rivela indirettamenteche il premier non si ha nessunodi cui fidarsi per quellaposizione al di fuori della suarestrittissima cerchia. C’è ancheil tema di un potenzialeconflitto di interessi del dottorCarrai, che ha interessi economiciproprio nel campodella cybernetica e che si dovrebbeoccupare di cybersicurezza.

Vi opporrete a questa nomina?Come “Ditta”, come minoranzadel Pd?
Certo. Stiamo parlando di unanomina fatta circolare anticipatamenteper saggiare lereazioni dell’opinione pubblica.Mi pare che l’opinionepubblica stia reagendo confermezza, la stessa fermezzadi quella parte del Pd per cui èuna scelta inopportuna.I Servizi, oltretutto, non sarannomolto contenti, no?Non conosco quegli ambienti,ma ci sono professionisti, carriere...un compagno di bancodel premier, un suo amico chegli prestava casa, non può guidareun settore dei Servizi cosìimportante. Pare una sfiduciaall’apparato esistente, cosache sarebbe molto grave eimmeritata.

Ma pare che il “compagno dibanco”, come lo chiama lei,alla fine sarà nominato...
Le istituzioni richiedono equilibrio,rispetto delle professionalitàinterne e prudenza.Ripeto che le nomine si ufficializzano,non si fanno trapelareper vedere l’effetto chefa. Ora a Palazzo Chigi lo hannovisto: per noi Carrai ai Servizinon si può fare.

Caso Banca Etruria, il ministroBoschi si dovrebbe dimettere?
Non credo perché le responsabilitàpenali sono personali.Di cultura sono un garantistae perciò in passato mi sono espressocontro le dimissionidella Cancellieri e anche controquelle di Lupi. Certo, il fattoche lei oggi non possa direlo stesso la indebolisce politicamentee, davanti a una vicendadrammatica che riguardacirca centomila correntisti,mi sentirei di consigliarlemaggiore umiltà. Allaluce delle nuove dichiarazionidi un personaggio comeFlavio Carboni serve più chiarezzaperché non è normaleessersi fatti consigliare sullaBanca Etruria da un soggettocondannato con Gelli per ilcrac del Banco Ambrosiano. IlPd è il partito di Nino Andreatta(che con quegli ambientiebbe uno scontro violentissimo,ndr), non bisognerebbemai dimenticarlo...

Nel frattempo Denis Verdiniè sempre più organico e parladi alleanza strutturata anchealle prossime elezioni...il partito della nazione èsempre più realtà?
Se ci sarà il partito della nazionenon ci sarà più il Pd. L’azionedi Verdini ha svelato ilvero nucleo del Patto del Nazareno:oggi, alla vigilia delleriforme istituzionali in cui isuoi voti saranno determinanti,può addirittura sbeffeggiarcidicendo che si “affilia” al Pd, ben sapendo chequel termine si usa per le loggeo per le cosche.

E Carbonipuò dichiarare che il governoRenzi sta in piedi grazie a Verdinie ai suoi amici... Stanno avanticoi lavori, ma i nostri elettorise ne accorgono.

Pare che Verdini abbiasmentito. . .
Verdini è troppo arguto pernon sapere quel che dicevaAndreotti: una smentita è unanotizia data due volte.
Almeno sulle unioni civilistate col premier...
Il ddl Cirinnà rappresenta ilminimo sindacale.

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