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Felice Casson
Chi boicotta il referendum
14 Maggio 2006
Vivere a Venezia
I consiglieri comunali della Margherita si aggiungono a quanti vorrebbero impedire lo svolgimento del referendum contro il ciclo del cloro a Marghera, il Sindaco sembra sensibile. Da la Nuova Veneziadel 14 maggio 2006

Quando tredicimila cittadini chiedono di poter dire la loro su di un tema fondamentale per la nostra città, nessuno può arrogarsi il diritto di rispondere negativamente. In ogni ordinamento (statale o locale) esistono tanti modi per poter consentire alla gente di partecipare alle decisioni politiche, soprattutto quando lo chiede con ragionata e consapevole insistenza. La questione della «chimica del cloro» a Porto Marghera è uno degli esempi più emblematici. Lo statuto e il regolamento comunali veneziani in materia di referendum sono fatti proprio male, anche dal punto di vista della tecnica normativa (e tutti lo riconoscono): ma di ciò nessuna colpa hanno il comitato promotore del referendum sulla chimica e i tredicimila cittadini che hanno firmato. Costoro si sono semplicemente fidati della segreteria generale del Comune e della precedente amministrazione, che hanno anche formalmente dato il via libera alla raccolta delle firme referendarie, così dando un primo tacito parere di ammissibilità.

Ora, di fronte all’imminenza di questa consultazione, amanti dello status quo e portatori di interessi di una parte dei cittadini, forse timorosi di una sconfitta, anziché affrontare la questione a viso aperto, preferiscono ricorrere alle pandette e ad avvocati. Quella della sopravvivenza della chimica a Marghera è una grande questione, economica tecnologica sociale culturale politica. E sotto tali punti di vista andrebbe affrontata. Invece, fa specie (per usare un eufemismo) vedere una piccola parte del sindacato (non la Cgil nel suo insieme, non i chimici della Uil né la Uil, non i chimici della Cisl né la Cisl) ricorrere a carte bollate e avvocati per diffidare (diffidare!) con minacce di ulteriori ricorsi il sindaco, gli assessori e i massimi dirigenti del Comune di Venezia, al fine di impedire l’effettuazione del referendum, senza alcun senso del limite o del ridicolo. Non mi pare una bella pagina di lotta sindacale.

Nessuno vuole nascondere la delicatezza del momento e l’importanza di una decisione in materia di chimica a Marghera, soprattutto dal punto di vista occupazionale. Come nessuno può nascondere che è dal lontano 1972 che a Marghera si assiste a un trend occupazionale costantemente negativo. Come nessuno può tacere del fatto che a determinare queste diminuzioni sono sempre state le imprese, anche di recente, in piena autonomia, seguendo esclusivamente la loro logica, alla faccia e in barba ai sindacati, al mondo della politica e soprattutto ai lavoratori. Sarebbe ora che i cittadini e la politica si riappropriassero del loro diritto di decidere. Come sarebbe ora che i politici veneziani ascoltassero un po’ di più e si facessero consigliare dai cittadini, soprattutto in una materia così fortemente sentita come quella della tutela della salute di tutti noi e delle generazioni a venire.

Non possiamo lasciare la decisione a giudici e avvocati, tanto più che - essendo illogiche e contraddittorie le norme - non esiste uniformità di interpretazione giuridica sulla ammissibilità di questo referendum. Basterebbe citare una ordinanza del Tar del Lazio del 2002, di cui molti si dimenticano.

E allora, al di là di codici e codicilli, che in questa materia non dicono nulla di concludente, va trovata la strada e individuata la forma per consentire alla gente e quindi a tutti noi di intervenire, apertamente e democraticamente, senza minacce e ritorsioni... anche perché sul futuro della chimica a Porto Marghera sembra non ci siano ancora le idee chiare.

E allora ben venga una consultazione popolare, nella forma ritenuta più opportuna, sulla base del quesito sottoscritto da tredicimila cittadini, che servirà pure a tastare realmente il polso alla gente e contribuirà alla decisione sul futuro di questa chimica a Marghera.

Felice Casson, ex magistrato, è oggi senatore dei Ds

L'immagine è tratta dal documentario "Porto Marghera -. Ultimi fuochi", di Manuela Pellarin

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