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Alessandro Pirina
«Che errore togliere i vincoli sulle coste Così svendete l’isola»
29 Luglio 2010
Recensioni e segnalazioni
Giulia Maria Crespi, presidente del Fai, alla presentazione del libro di Sandro Roggio. La Nuova Sardegna, 29 luglio 2010

Salvare l’isola dal cemento selvaggio si può. Basterebbero una maggiore consapevolezza sulle bellezze naturali e il buon esempio che arriva dall’alto. A dirlo è Giulia Maria Crespi, presidente del Fai, il Fondo per l’ambiente italiano. Conosce benissimo la Sardegna: «La mia prima volta nell’isola risale a 51 anni fa».

Ieri Giulia Maria Crespi era a Porto Rotondo, all’hotel Sporting, per la presentazione del libro di Sandro Roggio «Paesaggi perduti», un viaggio in cui 14 tra scrittori, sociologi, registi e uomini di cultura isolani raccontano la loro Sardegna violata. «In questi anni - continua la presidente del Fai - ho assistito a numerosi cambiamenti, quasi sempre in peggio. Ho quasi pianto di fronte agli scempi ambientali. Io mi sento sarda malgrado non abbia un goccio di sangue sardo e non sopporto quello che viene fatto a questa terra. La gente non è cattiva, non capisce. Sarebbe sufficiente che avesse una maggiore consapevolezza della natura e delle sue ricchezze. Ma servirebbe anche il buon esempio dall’alto. Io nella mia proprietà non ho fatto né un anfiteatro né un vulcano. Ho preso una vecchia cascina e l’ho lasciata così com’è, non si vede neppure dalla spiaggia. All’inizio, a Palau, la gente era arrabbiata perché non avevo costruito villette o case, mentre ora mi ringrazia». Giulia Maria Crespi dice di non capire perché l’isola voglia uniformarsi al resto d’Italia: «All’inizio i sardi hanno venduto le loro coste ai continentali, accontentandosi delle briciole, poi anche loro si sono dati al cemento. Di Rimini o di Riviera del Levante ce ne sono diverse, la Sardegna è unica. La gente viene qui per la natura, le primizie, i cibi, i fiori, l’artigianato, l’agricoltura. Soru aveva cominciato a portare avanti un discorso di questo genere, ma ora Cappellacci vuole togliere i vincoli sulle coste, pregiudicando il valore aggiunto del turismo sardo».

Un plauso all’ex presidente della Regione arriva anche da Roggio. «Soru aveva provato a diffondere uno spirito nuovo, un alto livello di consapevolezza - ha detto l’architetto, introdotto da Giacomo Mameli -, mentre ora tutto è tornato come prima. Sul futuro non posso che essere pessimista. Purtroppo la natura non è come l’economia, dove quando si finisce in basso si può semrpe risalire la china. Dalle brutture ambientali non si può tornare indietro».

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