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Cesare De Piccoli
Cesare De Piccoli (Ds): «Il progetto Mose è superato»
20 Agosto 2005
MoSE
Dopo il blitz del “governatore” del Veneto, la battaglia contro il MoSE si è riaperta. Una interessante intervista del segretario regionale DS Cesare De Piccoli. Da la Nuova del 23 gennaio 2004.

VENEZIA. «Il Mose è tecnicamente superato e culturalmente datato. Il Comune lo deve dire forte, e rilanciare il suo ruolo di guida nella salvaguardia. Altrimenti le grandi scelte sul futuro di questa città saranno prese in sedi esterne alla politica e all’interesse dei cittadini».

Cesare De Piccoli, ex vicesindaco e segretario regionale dei Ds, raccoglie la sfida lanciata da Michele Vianello. E rilancia.

Autore di una proposta alternativa al Mose per la difesa delle acque alte, De Piccoli punzecchia il presidente Galan e invita il centrosinistra a «riprendere la politica». «Il trionfalismo di Galan è fuori luogo», attacca, «non c’è stato nulla di storico nella decisione della Salvaguardia. Semmai una forzatura delle procedure, in un meccanismo farraginoso sempre più separato dall’opinione pubblica. Puntano a prendere la gente per stanchezza»

Un deputato del suo partito, l’ex vicesindaco Michele Vianello, ha lanciato accuse gravi. Invitando i Ds a «non far finta di nulla».

«Non ne farei una questione interna a un partito. Vianello ha posto degli interrogativi di merito, che non possono essere liquidati con la solita polemica. Sono quesiti posti da un parlamentare nell’esercizio delle sue funzioni.

Esempio?

«Non è pensabile che la più grande opera europea sia realizzata senza la Via».

Questione di procedure e di diverse interpretazioni.

«Eh no. Non è un problema solo di cavilli giuridici ma di sostanza progettuale, se si possa realizzare un’opera così impattante per l’ambiente quando la Valutazione di impatto ambientale è stata negativa. E’ ovvio che restando questi gravi punti interrogativi si legittimano tutti i dubbi possibili e si dà la stura a contenziosi infiniti. Non è accettabile, perché non si tratta solo di dubbi ambientalisti, ma del futuro di questa città».

Secondo i progettisti sarà il Mose a salvare Venezia.

«Invece si è persa un’occasione irripetibile per voltar pagina e perseguire un’idea di modernità di Venezia senza rotture con la sua storia com’è invece avvenuto nel secolo scorso».

Insomma il Mose è già vecchio?

«Sì, perché rimane all’interno del vecchio paradigma industrialista. Non è vetusto il funzionamento delle paratoie, che possono anche funzionare, ma la logica progettuale. Oltre al fatto che si tratta di un progetto rigido. Nel 2003 non sarebbe mai servito, nel 2002, alzando troppe volte, si sarebbe paralizzato il porto».

Allora è un progetto da buttare?

«Avevamo proposto al Consorzio Venezia Nuova di avviare una revisione progettuale. Purtroppo dobbiamo prendere atto che sono prevalse le logiche aziendali».

Il progetto definitivo è stato approvato anche dal Comune.

«Negli anni scorsi, anche quando in Regione e al governo vi erano amministrazioni politicamente ostili, il Comune aveva una funzione di dominus dei processi di salvaguardia. Oggi questo ruolo si è offuscato, Galan e Lunardi possono usare il bastone e la carota a loro piacimento».

Vuol dire che il Comune non conta più nulla?

«Dico che anche il punto di equilibrio trovato dal sindaco Costa e dal Consiglio doveva rappresentare una condizione per approvare il Mose. Così non è stato. E il rischio è che la città ora sia fuori gioco e le scelte siano fatte altrove.

Non a Venezia?

«Se si continua con questo balletto di tatticismi e di forzature puntando sulla stanchezza dei cittadini, della politica resta poco. Forse dovremo affidarci a Beppe Grillo».

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