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Vittorio Emiliani
Centri storici, monumenti e bancarella selvaggia
10 Novembre 2012
Beni culturali
Non sarebbe male se nel fare i piani urbanistici si disciplinassero gli spazi pubblici, esistenti e nuovi, decidendo in un quadro d'insieme funzioni, localizzazioni quantità e regole, a partire dalle caratteristiche dei luoghi. Ma bisognerebbe credere che la pianificazione è un metodo indispensabile, e non l'oggetto di anatemi.

L'Unità, 10 novembre 2012

Il ministro per i Beni Culturali, Lorenzo Ornaghi (sin qui, con Sandro Bondi, uno dei più inerti) rimarrà negli annali del Collegio Romano se riuscirà a far tradurre dalle Soprintendenze in atti esecutivi la direttiva emanata contro il bancarellume, abusivo e non, che affligge ormai quasi tutti i centri e gli edifici storici del Belpaese, contro i camion e i camioncini “porchettati” piazzati davanti ai più bei monumenti di Roma (da Castel Sant’Angelo al Colosseo), contro gli squallidi gazebos di plastica con stufe a gas incorporate. Se farà piazza pulita di questo autentico ciarpame da fiera paesana e peggio, il professor Ornaghi meriterà di venire ricordato per qualcosa di buono.

Ci provò, molti anni fa, l’allora ministro Alberto Ronchey con le bancarelle assiepate fin davanti alla Basilica di San Marco e riuscì in parte a rompere quell’assedio, spostandole di lato. Da allora i Comuni hanno lasciato per lo più fare, specie quelli più direttamente investiti dalla fiumana del turismo di massa mordi-e-fuggi. Che ha trasformato i centri storici attraversati (Roma soprattutto) in un continuum ossessivo di “mangiatoie” all’aperto, con camerieri appostati che invitano pressantemente i turisti a sedersi, con ombrelloni estivi sormontati di orrende scritte pubblicitarie e dehors invernali alzati a deturpare piazze, vie, viuzze lungo il turisdotto che va da San Marco a Palazzo Vecchio sino a Trevi-Pantheon-Navona (col sovrappiù di centurioni e matrone da Satirycon all’amatriciana), eserciti di tavolini che avanzano minacciosi verso le fontane e i monumenti e “movide” spesso violente a Campo de’ Fiori e in mille altri luoghi di provincia (purché siano piazze e luoghi antichi, riconoscibili, non anonimi). Nessun Paese europeo è ridotto così.

Alcuni Comuni hanno emanato regolamenti severi. Anni fa Bologna ha vietato tavolini, dehors, ombrelloni davanti a palazzi vincolati dalle Soprintendenze e Sergio Cofferati si è preso la nomea di sindaco-sceriffo per aver tentato di “bonificare” la zona di piazza Verdi ridotta a latrina notturna (la birra scorre a fiumi). Milano ha fissato alle 23 lo stop alle bevute. A Roma invece Alemanno ha ritardato alle 23 (facendo marcia indietro in qualche caso) l’entrata in vigore dei varchi elettronici rendendoli praticamente inutili, in omaggio ai tanti voti “bottegari” ricevuti quando scalò il Campidoglio fra una selva di saluti romani.

Già i presidenti di ambulanti, esercenti e commercianti attaccano Monti e Ornaghi alzando la voce e minacciando serrate contro una norma di civiltà: per i centri storici e per il turismo più qualificato (quello che rende davvero checché ne pensino certe teste di legno). L’assalto rumoroso alle città antiche, di giorno e di notte, sta allontanando i pochi residenti. Mancando ogni controllo sociale, è più facile commettere ogni sorta di reato, a cominciare dallo spaccio di droghe, fiorentissimo (e ogni tanto ci scappa il morto), è più facile per la malavita impossessarsi di una vasta rete di locali. Intere strade sono state stravolte in poche settimane quando sono arrivati, in massa, gli orrendi negozi di souvenirs gestiti dai cinesi. Imbruttite violentemente in pochi giorni e per sempre. Via antiquari, boutiques, venditori di stampe, tutte sigle di commercianti veri, qualificati, che nessuno ha difeso, a principiare dalle loro stesse corporazioni. I gelatai poi hanno concorso all’imbruttimento dei rioni antichi con enormi coni di plastica colorata, illuminati al calar del giorno. Una volta certe categorie usavano la Dc ma pure il Psdi per aver voce nei consigli comunali. Nell’ultimo eletto a Roma è entrato per il Pdl un rampollo della famiglia Tredicine i cui camion-bar deturpano in modo strategico i punti più panoramici di Roma impedendo ai turisti di fotografarli, ed è uno che conta. Ora tanti grideranno al neo-centralismo del governo Monti e del suo ministro Ornaghi. Ma cos’hanno fatto molti, troppi Comuni per arginare un fenomeno così aggressivo e indecoroso? Coraggio professor Monti, passi ad altre misure qualificanti, impedisca, per esempio, l’attracco delle colossali navi-crociera a San Marco. Avrà altri applausi dall’Italia (e dall’Europa) più civile.

“Unità”, 10.11.12

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