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Alessandra Fava
Cemento su Monte Rosso
24 Novembre 2010
In giro per l'Italia
«30 villette e un parcheggio in arrivo alle Cinque Terre»: e la chiamano edilizia abitativa sociale. Il manifesto, 25 novembre 2010

Una colata di cemento è in arrivo a Monterosso, Vernazza e Riomaggiore, nel cuore del parco delle Cinque terre. Merito del piano regolatore comunale e di una variante paesistica ancora in discussione. Ufficialmente si chiama «edilizia residenziale sociale». In pratica si tratta di speculazione immobiliare, anche in territori a rischio frane. E la regia politica è bipartisan

Trenta villette (ufficialmente alloggi Ers-edilizia residenziale sociale) e un mega parcheggio con campo da calcio: a Monterosso al mare, pieno parco nazionale delle Cinque terre, tesoro dell'Unesco, potrebbero colare metri cubi di cemento, grazie ad alcune stranezze dei piani regolatori comunali e una variante paesistica regionale ancora allo studio. Un cemento promosso dal centro-destra (lo è la giunta comunale) col consenso dell'ex presidente del parco, Franco Bonanini, uomo del Pd, ora agli arresti domiciliari dopo l'inchiesta sulla malversazione di fondi pubblici e altri reati. Insomma, cemento bipartisan.

Il commissario del ministero dell'ambiente al parco delle Cinque terre, Aldo Cosentino, qualche settimana fa aveva detto al manifesto di non essere a conoscenza di tentativi di speculazione edilizia sul territorio del parco delle Cinque terre precisando che «già oggi ogni costruzione deve avere il parere del parco, come previsto dal dpr costitutivo del parco del '99».

Bene, abbiamo scoperto che nel Comune di Monterosso, che insieme a Vernazza e Riomaggiore insiste sul territorio del parco nazionale, potrebbero essere realizzate trenta case mono e bifamiliari, in località Villa Mesco, una collina incantevole a precipizio sul mare, sulle alture di Monterosso, sempre nel territorio del parco, come dimostra la cartina a fianco che fa parte di documentazione depositata dai progettisti presso gli enti competenti. Com'è possibile?

Prima di tutto, Monterosso non ha un vero e proprio piano regolatore in vigore: caso più unico che raro il Comune è infatti in regime di salvaguardia da ben dodici anni, vale a dire che il vecchio piano regolatore nato nel 1977 è scaduto nel 1987 e quello successivo adottato nel 1998 non ha mai completato l'iter di approvazione. Secondo la legge, in questi casi si è appunto in regime di salvaguardia e vale il piano più restrittivo tra i due, però val la pena notare che entrambi sono nati prima della nascita del parco (1999) e che da allora non è stato emanato nessun nuovo strumento urbanistico. Intanto neanche il parco ha un piano a tutti gli effetti e nemmeno un regolamento: un piano è stato adottato nel 2002, avrebbe dovuto essere approvato quattro anni dopo e non è successo. Tanto che una sentenza del Tar Ligure del 2008 ha annullato un parere negativo dell'ente parco e del comune di Monterosso su un condono edilizio, perchè «si dà per scontato quello che non è: che il piano adottato, operativo in salvaguardia, sia immediatamente e pienamente efficace; che la disciplina urbanistica-territoriale anteriore, comprensiva di quella limitativa connessa all'istituzione del parco, sia stata sostituita o abrogata dal piano ancora in itinere sebbene la legge annetta tale efficacia alla definitiva approvazione del piano del parco».

L'idea delle trenta casette parte con la giunta precedente e lo stesso sindaco di oggi, Angelo Maria Betta. Alla fine di marzo del 2009 la giunta emanazione di una lista civica di centro-destra approva una «riqualificazione urbana dei percorsi protetti per i nuovi alloggi Ers». Arrivano le elezioni e a luglio 2009 s'insedia un'altra giunta monocolore di centro-destra, formalmente presentata con la lista civica "Per Monterosso", capitanata sempre da Betta, che riesce a ramazzare 911 su 1.136 votanti (99 schede bianche e 126 non valide) in un comune di millecinquecento abitanti: un vero plebiscito. Per di più l'elezione per la prima volta avviene senza una lista concorrente. Alla fine la giunta è tutta della lista civica di centro-destra. Il consiglio comunale tutto destra e centro-destra, con due indipendenti ma di destra.

Betta dal 2005 è vicepresidente del consiglio del parco e membro del consiglio direttivo del parco stesso, dove è stato nominato con decreto del ministero dell'ambiente tra i cinque rappresentanti degli enti locali nella Comunità del Parco. Praticamente è il braccio destro di Bonanini, un alleato prezioso dall'altra parte dello steccato politico, protetto dal nume del territorio, il senatore Pdl Luigi Grillo che a Monterosso possiede una casa con vigneto poi trasformata in agriturismo dove produce vino doc e Sciacchettrà.

Il 16 luglio s'insedia la nuova giunta e si scaldano i motori. Infatti la cooperativa, La Rondine, che promuove la costruzione delle trenta abitazioni e ha sede a La Spezia, a novembre avvia le pratiche per gli allacciamenti alle forniture idriche ed elettriche. Il documento acquisito dal manifesto parla di «abitazioni sociali (circa una trentina) in località Mesco in Comune di Monterosso al mare». Intanto diversi monterossini si attivano su consiglio di qualche amministratore per accaparrare metri quadri di terreno a Villa Mesco da ignari contadini, convinti che si tratti solo di un terreno agricolo. Il manifesto ha visto l'atto di vendita di un terreno di 12 ettari a uliveto e un altro per un vigneto di un ettaro, comprati per poche centinaia di euro. Fingendoci anche noi interessati all'affaire, un socio della cooperativa edilizia ci ha spiegato che il primo requisito è essere abitanti a Monterosso da almeno cinque anni: «siamo stati incaricati dagli enti locali di avviare una sottoscrizione tra chi risiede a Monterosso e non sia proprietario di una casa. Abbiamo già una sessantina di soci, perché molti si sono iscritti nella speranza che altri rinuncino. A breve faremo la convenzione col Comune». Si tratta infatti di edilizia convenzionata e la cooperativa assicura ai suoi iscritti che i lavori inizieranno entro un paio d'anni per cui le consegne delle abitazioni potrebbero avvenire già entro tre anni. Un'altra monterossina ha versato 60 euro e dice di essere stata informata che il costo complessivo di ogni abitazione supererà i 400 mila euro. Se fosse vero, strana edilizia pubblica convenzionata.

Mentre in Comune il progetto passava sottotraccia, il grimaldello viene trovato in Regione, dove è al vaglio una richiesta di variante del Piano regionale di coordinamento paesistico (si chiama Ptcp). L'area di Villa Mesco risulta classificata come «insediamenti sparsi - mantenimento» e potrebbe trasformarsi invece in zona di «insediamento diffuso», permettendo quindi la speculazione. Intanto il parco nazionale ha adottato ma non approvato il suo piano, che anche se varato sarebbe in scadenza nel 2012. Infatti dalle intercettazioni dell'inchiesta, Bonanini ne stava già scrivendo un altro. Il piano in vigore comunque fa fede: come ha sentenziato una deliberazione della giunta regionale «nelle more dell'approvazione del piano del parco trovano applicazione le disposizioni contenute nell'allegato A del d.P.R. 6 ottobre 1999, ovvero in salvaguardia le norme del piano del parco come sopra adottato se più restrittive». Bene, il piano del parco classifica quella zona in parte come l'area D (promozione economica e sociale), in parte come area di protezione-sistema terrazzato in equilibrio C1 e poi come foresta. La prima prevede che vi si possa costruire solo modificando il piano regolatore comunale e per di più con un passaggio in Regione, mentre nelle aree C sono previsti solo restauri e manutenzione dei rustici esistenti senza nessuna possibilità di ampliamento («restano esclusi gli interventi che costituiscano incremento della superficie utile lorda e della volumetrie esistente») e il bosco deve restare bosco. Quindi tornando alle 30 villette, il piano prevede per le aree C che «l'adozione di nuovi strumenti urbanistici e loro varianti, generali e parziali, deve essere preceduta da intesa con l'ente parco» e infatti un «protocollo d'intesa fra il comune di Monterosso al mare e il parco nazionale delle Cinque terre - strumenti urbanistici» è passato nella seduta consiliare di Monterosso del 25 maggio scorso. Un primo via libera incassato.

Le sorprese non finiscono qui, perché guardando i piani di bacino della Provincia di Spezia (ambito 19-Cinque terre) si scopre che l'area interessata dall'intervento immobiliare in parte risulta avere una suscettibilità di dissesto media, vale a dire è mediamente a rischio frane.

Le speculazioni edilizie non si fermano alle villette «popolari». A Monterosso è anche in via d'ultimazione un parcheggio per 300 posti auto a ridosso del centro. I lavori in corso sono stati affidati alla ditta Monterosso Park srl, con sede a Genova, con la progettazione dell'architetto Angela Zattera che per il Comune firma da tempo diversi progetti. Anche questo progetto ha avuto l'avvallo del Parco con un protocollo d'intesa del settembre del 2008, nonostante l'esistenza nell'area di un vecchio mulino che verrà conservato, non certo valorizzato, dal parcheggio. Ma nelle intercettazioni dell'inchiesta sul parco Bonanini parla dei «parcheggi di Monterosso con una società del senatore Grillo» e in un'altra dice che non avrebbe mai dovuto dare le autorizzazioni ai parcheggi. Il plurale parcheggi non è peregrino perché in località Molinelli, sotto le trenta casette, c'è un altro progetto per un altro parcheggio che una volta ultimato avrà in cima un bel campo da calcio. Il progetto preliminare è già passato in giunta. Si parla di un valore di 16 milioni di euro. Certo il disegno delle cementificazione era strettamente vincolato all'appoggio politico di Bonanini, ma chissà che qualcun altro non sia già pronto a dare il suo avvallo.

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