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Dario Predonzan
Cemento e asfalto contro la crisi
8 Maggio 2009
Prosegue trionfale la distruzione delle regole, del territorio e del paesaggio, avviata da Berlusconi e via via proseguita dalle regioni. Una corrispondenza per eddyburg

Come si esce dalla crisi economica? Dando alla Giunta regionale pieni poteri per accelerare la realizzazione delle opere “strategiche”. Quali sono queste opere? Lo deciderà la Giunta stessa.

In cosa consistono questi poteri? In primo luogo nello scavalcamento, ove necessario, dei piani regolatori.

E’ questo il nocciolo principale del disegno di legge cosiddetto “anticrisi” (DDLR n. 64 del 20 aprile 2009), che la Giunta regionale del Friuli Venezia Giulia ha presentato di recente al Consiglio e che si vorrebbe approvare al più presto (la road map indicata prevede il voto finale in aula entro il 20 maggio). Non c’è però soltanto questo.

Basta con le pastoie urbanistiche

Tutto prende le mosse da una norma della legge regionale n. 16/2008, che all’art. 54 aveva stabilito (cfr. art. 54) l’assurdo principio, in base al quale il “Sistema regionale delle infrastrutture di trasporto, della mobilità e della logistica” (del quale peraltro non vi è traccia, a tutt’oggi) dovrà essere “recepito nello strumento di pianificazione regionale generale” (anch’esso peraltro inesistente). Si è così sancito normativamente che le previsioni del “Sistema” – vale a dire un insieme di strade, autostrade, raccordi, autoporti e quant’altro - prevarranno ad esempio sulle “invarianti” che dovranno essere individuate ad esempio nel piano paesaggistico, o comunque su altre scelte decisive per l’assetto del territorio e per le funzioni (residenziali, produttive, ecc.) che sullo stesso si svolgono e che dovessero essere contenute nel futuro (?) strumento urbanistico regionale d’area vasta.

Chi ha scritto quella norma non ricorda evidentemente che la tutela del paesaggio, e quindi le indicazioni dello strumento a ciò preposto, per consolidata giurisprudenza costituzionale deve prevalere su altri interessi ed esigenze, espressi nei normali strumenti di pianificazione urbanistica e di settore (com’è il “Sistema” citato). Per non parlare degli strumenti di pianificazione delle aree di interesse naturalistico, specie laddove si tratti di aree individuate ai sensi delle Direttive europee 92/43/CE e 79/409/CEE.

Il Capo II del disegno di legge 64 fa un passo in più, sancendo un ruolo di assoluta preminenza per le infrastrutture del “Sistema” rispetto a qualsivoglia altra funzione e vocazione del territorio ed alle previsioni degli strumenti urbanistici comunali vigenti. Da ciò la sospensione (art. 4, c. 2) delle determinazioni comunali sulle domande di concessione e autorizzazione edilizia, in contrasto con le previsioni del “Sistema” e l’obbligo per i Comuni (ibidem, c. 3) ad adeguare entro 120 giorni i propri strumenti urbanistici al “Sistema” stesso, pena l’intervento sostitutivo della Regione (ibidem, cc. 4 - 5). Non solo: la semplice approvazione dei progetti preliminari delle opere comprese nel “Sistema” e dichiarate “di interesse strategico” costituisce ove necessario variante automatica allo strumento urbanistico comunale a far data dalla notifica dell’approvazione stessa al Comune interessato (ibidem, c. 6).

Vengono inoltre ridotti del 50 per cento i tempi a disposizione degli enti locali e della Regione per i procedimenti di rispettiva competenza “correlati alla realizzazione delle opere strategiche regionali”. Tali procedimenti non sono esplicitamente indicati, ma è ragionevole dedurre – stante il vastissimo campo di applicazione del Capo II - che includano anche tutti quelli in qualche modo diretti a garantire la tutela dell’ambiente e della salute pubblica, come ad esempio la V.I.A.

La “strategicità” delle opere è stabilita ex lege per quelle inserite nel “Sistema” (cfr. art. 3, c. 1), ma è dichiarata dalla Giunta regionale per altre opere, di diversa natura (cfr. art. 5, c.1), purché previste da altri piani o programmi di settore. Nessuna indicazione sulla natura di tali opere viene fornita, talché è ragionevole dedurre che qualsiasi tipologia di opera, pubblica o privata che sia, possa essere dichiarata “strategica” con un atto prettamente politico della Giunta regionale, che estende anche a tali ulteriori opere gli effetti di prevalenza sugli strumenti urbanistici, già visti per le infrastrutture del “Sistema”.

Di più: anche per “opere puntuali” (cioè non comprese in atti di pianificazione o programmi di settore) la Giunta regionale può dichiarare (art. 6) la strategicità, “qualora non siano utilmente esperibili le procedure ordinarie di legge”. In tal caso però la delibera della Giunta regionale richiede la previa intesa con i Comuni (ai quali viene scaricato l’onere di assicurare la partecipazione del pubblico, senza peraltro fornire indicazione alcuna sulle modalità ed i tempi di tale partecipazione) ed il previo parere – solo consultivo – della competente Commissione del Consiglio regionale.

Fatto ciò, gli effetti sugli strumenti urbanistici e le procedure sono gli stessi già visti in precedenza.

Insomma, oltre a strade e stradine di ogni genere, anche una pressoché illimitata serie di opere pubbliche o private (discariche, inceneritori, elettrodotti, centrali idro e termo-elettriche, centri commerciali, ecc.) godrebbe in questo modo – in virtù di decisioni prettamente politiche – di un iter decisionale assolutamente sbrigativo. Alla faccia di ogni garanzia ed approfondimento, per quanto concerne la compatibilità con il territorio e l’ambiente.

Nulla peraltro si dice nel DDLR 64, come peraltro già nella L.R. 16/2008, sull‘assoggettamento del “Sistemaregionale delle infrastrutture di trasporto, della mobilità e della logistica” (né degli altri piani e programmi cui si accennava) alle indispensabili procedure partecipative e valutative di cui alla Direttiva 42/2001/CE in materia di Valutazione Ambientale Strategica.

AIA e VIA? Raus!

Il rilancio della crescita richiede poi di eliminare, o svuotare di efficacia, anche altri “lacci e lacciuoli”. Ecco quindi che il disegno di legge prevede il dimezzamento (con effetto retroattivo) delle tariffe stabilite da un decreto ministeriale del 2008, dovute dalle imprese per le istruttorie e i controlli effettuati dall’ARPA in sede di rilascio o rinnovo dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale). Per le aziende agricole assoggettate all’AIA (cioè gli allevamenti intensivi a carattere industriale), l’importo viene addirittura determinato forfettariamente in 300 Euro.

Gli effetti di ciò si possono facilmente immaginare: i controlli fortemente ridotti o ridotti a mero “pro forma”, con grande gaudio degli inquinatori e soprattutto per gli allevatori. Quanto ciò sia opportuno, in una Regione che ha conosciuto – e conosce ancora – episodi letteralmente scandalosi sul fronte dell’inquinamento industriale, quali quelli della “Ferriera” di Trieste (gruppo Lucchini-Severstal) e della “Caffaro” di Torviscosa (impianto cloro-soda che per decenni ha riversato mercurio nell’ambiente circostante, nella quasi totale omertà degli enti “competenti), è facile immaginare. Per tacere di quanto sta emergendo, una volta di più, sulla realtà degli allevamenti industriali con la pandemia influenzale suina.

Sempre allo scopo di accelerare la realizzazione di quante più opere possibile, si intende esentare dall’obbligo della procedura VIA i “piani straordinari di emergenza”, di cui alle ordinanze del Presidente del Consiglio dei Ministri assunte ai sensi della L. 225/1992 e gli analoghi provvedimenti regionali.

Giova ricordare che si tratta di provvedimenti che ai tempi del secondo Governo Berlusconi furono utilizzati largamente per “risolvere” tutt’altro che situazioni d’emergenza da Protezione Civile (come vorrebbe la ratio della legge in questione). In Friuli Venezia Giulia si ricorse a questi piani per affrontare situazioni di “emergenza” ambientale – resa tale da gravissimi errori tecnici e complicità politiche delle pubbliche amministrazioni – diventata anche sociale e occupazionale. Si tratta dello scandaloso episodio del depuratore di Tolmezzo (costruito, male, a spese della Regione, per depurare in realtà gli scarichi della cartiera “Burgo”) e del mancato dragaggio dei fanghi dai canali della laguna di Grado e Marano. E’ probabile che ora si pensi di usare lo stesso meccanismo per sbloccare ad esempio opere devastanti come le casse di espansione previste sul medio corso del Tagliamento – un business da almeno 150 milioni di Euro - senza il fastidio della VIA.

La filosofia di fondo

Tutto ciò viene giustificato, naturalmente, con la gravità della crisi economica ed occupazionale, sulla quale la relazione di accompagnamento del disegno di legge fornisce alcuni dati. Dati in verità alquanto sommari (e privi di indicazione delle fonti), dai quali si evincono soprattutto le difficoltà attraversate da alcuni settori manifatturieri (siderurgia, mobile, elettrodomestici), più che dall’edilizia. Il che non impedisce però agli estensori di affermare che su questo comparto vanno concentrati gli sforzi, perché “la speranza per il breve è riposta soprattutto su un’accelerazione degli investimenti in opere pubbliche”. Manco a dirlo.

Secondo il Presidente della Regione, Tondo, l’obiettivo è quello di mettere in moto investimenti per 500 milioni di Euro (ma questo nella relazione del DDLR 64 non c’è, come manca una qualsivoglia stima sugli effetti occupazionali di tale manovra). Questo perché “le politiche economiche debbano mettere in atto ogni possibile iniziativa per attenuare e abbreviare la recessione, purché non venga compromessa la sostenibilità nel medio e lungo periodo delle finanze pubbliche”.

Insomma, l’obiettivo vero è la “crescita” del PIL, poco importa come ottenuta, e l’unica “sostenibilità” di cui ci si preoccupa (almeno a parole) è quella sul versante della spesa pubblica.

Non che ci si potesse attendere una riflessione critica sulla qualità della crescita e men che meno sul “modello di sviluppo”, da un esecutivo regionale di basso profilo culturale come quello che oggi governa il Friuli Venezia Giulia, ma pure basterebbe guardarsi attorno per vedere come da più parti – non soltanto dalle cassandre ambientaliste – vengano descritti gli intrecci e l’interdipendenza tra l’attuale crisi economica e quella ambientale, globale e locale. Niente da fare, le menti oggi alla guida della Regione sono tetragone a tutto ciò e non è certo soltanto un problema della classe politica di centro – destra. Anche il PD, infatti, ha annunciato voto favorevole sul disegno di legge, che gode di consenso molto ampio tra le forze sociali (categorie imprenditoriali e sindacati).

Tra le poche voci critiche, quella degli ambientalisti: WWF, Italia Nostra, Legambiente e LIPU hanno infatti divulgato un documento assai critico sul disegno di legge e critiche sono venute anche dall’ANCI, per la prevista “invasione” delle competenze urbanistiche comunali da parte della Giunta regionale.

L’ANCI però, dopo un colloquio con l’assessore regionale competente, pare aver molto ridimensionato il proprio allarme, grazie alla promessa di un’attenta concertazione tra Regione e Comuni sulle opere infrastrutturali che saranno definite “strategiche”….

Nel sito www.wwf.it/friuliveneziagiulia, sezione “documenti”, il commento delle associazioni ambientaliste sul DDLR 64 “anticrisi”, il cui testo integrale è disponibile nel sito della Regione Friuli Venezia Giulia ( www.regione.fvg.it), sezione “Consiglio”, sottosezione “iter delle leggi”

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