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Dario Predonzan
Cemento a gogò
9 Maggio 2007
In giro per l'Italia
La cocciuta determinazione del presidente del F-VG per un nuovo cementificio in margine alla Laguna di Grado, contro i comuni e contro i sindacati che non lo vogliono, raccontata nesi dettagli. Dalla rivista Konrad, n. 126, maggio 2007

L’Italia produce annualmente oltre 46 milioni di tonnellate di cemento. Sono circa 800 kg pro capite (nel 2005 erano 831 kg a testa nel Nord, 792 nel Centro, 747 nel Sud e 746 delle Isole), il doppio della Germania.

La regione del Nord che, in proporzione agli abitanti, ne produce di più è il Friuli Venezia Giulia, con 1.247 kg pro capite (quasi 1.500.000 tonnellate in totale).

C’è poi un imprenditore veneto del settore estrattivo e dei materiali da costruzione, tale Grigolin, che vuol produrre anche cemento. Già proprietario di alcune cave in Friuli Venezia Giulia, pensa bene di impiantare qui un nuovo cementificio. Dove? A Torviscosa, dentro il grande complesso industriale dell’ex Snia Viscosa (ora “Caffaro”), oggi parzialmente inutilizzato. La capacità produttiva del nuovo impianto sarebbe, a regime, di 1.200.000 tonnellate all’anno, quasi raddoppiando quindi la produzione attuale in regione.

Il progetto dev’essere sottoposto preventivamente a VIA (valutazione di impatto ambientale), di competenza della Regione. Una procedura che prevede la consultazione dei Comuni circostanti il sito dello stabilimento, vari pareri tecnici (ARPA, Azienda Sanitaria, vari uffici regionali, ecc.) e le osservazioni dei cittadini. Segue un parere della Commissione VIA, presieduta dall’assessore all’ambiente (Moretton) e composta da vari funzionari regionali, un rappresentante dell’ARPA, due docenti universitari e due rappresentanti di associazioni ambientaliste. In base a questo parere, una delibera della Giunta regionale conclude il tutto.

Emergono subito, nell’istruttoria tecnica del Servizio VIA regionale, seri problemi ambientali. A Torviscosa i dati delle centraline per il monitoraggio della qualità dell’aria mostrano infatti una situazione critica, che peggiorerà – verosimilmente – con il contributo della nuova centrale elettrica a ciclo combinato “Edison” (entrata in funzione nel dicembre 2006 e sita anch’essa nel comprensorio ex Snia Viscosa), da 800 MW di potenza.

Preoccupano soprattutto le polveri fini PM10, che già negli anni scorsi a Torviscosa hanno superato spesso il limite giornaliero di 50 microgrammi per metro cubo: nel 2010 entreranno in vigore nuovi limiti e la media annuale non dovrà superare i 20 microgrammi (oggi è di 40), un valore che – pur senza centrale “Edison” e senza cementificio – è stato superato negli anni scorsi. Il cementificio aggiungerebbe a sua volta emissioni rilevanti di polveri e 1.800 tonnellate annue di ossidi di azoto (più della centrale “Edison”), che a loro volta danno origine a polveri “secondarie”.

Ci sono poi problemi per la movimentazione delle materie prime (calcare, soprattutto) e del cemento prodotto. Il progetto di Grigolin prevede l’utilizzo anche della via d’acqua e della ferrovia, ma il canale Banduzzi che dovrebbe servire per l’attracco delle chiatte, è sotto sequestro perchè fortemente inquinato da mercurio (eredità della storica attività chimica della Snia Viscosa) e non è chiaro quando e da chi potrà essere bonificato. Anche l’effettivo utilizzo della ferrovia è incerto. Risultato: a regime 356 autocarri – con le relative ulteriori emissioni inquinanti - si riverserebbero ogni giorno sulla rete viaria, la quale è già “in sofferenza” per i volumi di traffico attuali e per la presenza di alcune strettoie (in particolare l’attraversamento dell’abitato di Porpetto).

Dulcis in fundo, il processo produttivo comporta anche l’emissione di grandi quantità di anidride carbonica (CO2), il principale dei “gas serra”: a regime oltre 825 mila tonnellate all’anno (per ciascuno dei 50 anni di vita utile prevista dell’impianto), cioè più del 7 per cento della CO2 emessa nel 2000 nell’intero Friuli Venezia Giulia, il 28 per cento di quella emessa dal settore industriale.

Non male davvero, nel momento in cui i cambiamenti climatici sono il principale problema ambientale e la diminuzione – non l’aumento! - delle emissioni di CO2 è (o dovrebbe essere), la priorità n. 1 per tutti.

Conclusione del Servizio VIA regionale: giudizio negativo sull’impatto ambientale del progetto.

Negativi anche i pareri dell’Azienda Sanitaria, della Provincia di Udine e dei Comuni interpellati, salvo Torviscosa e S. Giorgio di Nogaro (quest’ultimo forse per solidarietà: nella sua zona industriale a ridosso della laguna è in progetto una grande vetreria, con impatti ambientali analoghi a quelli del cementificio Grigolin).

Si arriva così alla seduta della Commissione VIA, convocata per il 7 febbraio scorso, che viene però annullata per mancanza del numero legale (assenti Moretton, l’ARPA, i docenti universitari e alcuni funzionari regionali).

La seduta viene riconvocata il 28 febbraio, ma nel frattempo è cambiato l’orientamento del Servizio VIA. L’iniziale giudizio negativo sul progetto è infatti scomparso, ma nessuno chiarisce perchè.

La Commissione esprime così un giudizio positivo sull’impatto ambientale del progetto, sia pure accompagnato da “prescrizioni”. Favorevoli tutti i presenti, tranne gli ambientalisti, Fabio Gemiti del WWF e Dario Gasparo del CAI, che protestano vibratamente per il colpo di mano.

Pare che al recente congresso regionale dei DS il presidente Illy, rivendicando i meriti della propria Giunta nell’attirare nuovi investimenti industriali in Friuli Venezia Giulia, abbia citato anche il cementificio di Torviscosa tra i successi conseguiti. Il che probabilmente spiega come mai la VIA regionale si sia conclusa nel modo sopra descritto.

Del resto, il progetto di Grigolin menziona esplicitamente la realizzazione di grandi opere ed infrastrutture (per esempio la TAV), che necessitano di tanto cemento e si sa quanto Illy tenga a tutto ciò. Per lo “sviluppo”, naturalmente.

Chissà come saranno contenti i cittadini della bassa friulana, che hanno votato centrosinistra alle ultime elezioni regionali….

Cose che succedono quando si affida un ente pubblico alle mani dei referenti di Confindustria.

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