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Mauro Ravarino
Cavallerizza all’asta. Con mistero
31 Marzo 2015
Torino
Succubi di una politica europea e nazionale volta sistematicamente ad arricchire i già ricchi impoverendo gli altri (e i posteri), insistono nel tentativo di far cassa liquidando il prezioso patrimonio collettivo e abbandonando al degrado della privatizzazione un bene culturale prezioso.

Succubi di una politica europea e nazionale volta sistematicamente ad arricchire i già ricchi impoverendo gli altri (e i posteri), insistono nel tentativo di far cassa liquidando il prezioso patrimonio collettivo e abbandonando al degrado della privatizzazione un bene culturale prezioso. Il manifesto, 31 marzo 2015

Un Hotel de charme? Una esclu­siva scuola di danza clas­sica? Un cir­colo ippico che riporti il fasto sabaudo della Caval­le­ria Savoia o appar­ta­menti di lusso? Quale sarà il futuro della Caval­le­rizza Reale di Torino, splen­dido com­plesso barocco nel cuore della città, oggetto di incu­ria e abban­dono per molti anni ma in pro­cinto di nuova «valo­riz­za­zione» da parte dei pri­vati? Dell’ostello per i gio­vani trac­cia non v’è più, se non in qual­che spa­ruta dichia­ra­zione stampa per ras­se­re­nare gli animi dei circa die­ci­mila tori­nesi che, fir­mando un appello solo pochi mesi fa, hanno chie­sto agli attuali ammi­ni­stra­tori comu­nali di non ven­dere sur­ret­ti­zia­mente la Caval­le­rizza, patri­mo­nio della città e quindi di tutti.

Ma le linee guida dell’operazione, con­dotta senza soste dall’assessore al Bilan­cio Gian­guido Pas­soni e da tutta la giunta di cen­tro­si­ni­stra tori­nese, pare che pre­veda come archi­trave fon­dante l’investimento di sostan­ziosi capi­tali pri­vati, indi­spen­sa­bili per dar fiato alle boc­cheg­gianti casse comu­nali, ancora in dif­fi­coltà nono­stante le mas­sicce ven­dite di immo­bili e par­te­ci­pate.

C’è chi dice che potrebbe essere della par­tita addi­rit­tura un emiro del Qatar. L’allegro debito con­tratto nell’era Chiam­pa­rino è appena sceso sotto quella che viene defi­nita dallo stesso Pas­soni «la soglia psi­co­lo­gica» di tre miliardi di euro ma, nono­stante que­sto risul­tato, l’immensa volu­me­tria della Caval­le­rizza rimane stru­mento d’eccezione per rag­gra­nel­lare utili fondi.

Pare che i tempi siano molto stretti: ieri mat­tina si sono riu­nite le com­mis­sioni con­giunte di Comune e Regione a porte chiuse, senza ammet­tere pub­blico, in cui è stato pre­sen­tato un miste­rioso «Pro­to­collo di Intesa» che coin­volge anche i pri­vati.

Il pro­to­collo pre­ve­de­rebbe una sostan­ziale libertà di azione per gli inve­sti­tori. Del famoso pro­cesso par­te­ci­pato che doveva coin­vol­gere anche sog­getti cul­tu­rali isti­tu­zio­nali e cit­ta­dini, che da circa un anno stanno por­tando avanti un lavoro di riqua­li­fi­ca­zione sociale del com­plesso dopo l’abbandono, riman­gono solo vaghi ricordi.

È il pro­cesso par­te­ci­pato modello Val Susa: si par­te­cipa solo quando c’è da dire «sì», com­men­tano alcuni mem­bri dell’Assemblea Caval­le­rizza 14.15. «In sostanza nes­suna delle richie­ste sino a ora avan­zate dalla cit­ta­di­nanza (no alla ven­dita, desti­na­zione e frui­zione pub­blica, uni­ta­rietà dell’insieme e pro­get­tua­lità par­te­ci­pata, ndr), con il sup­porto di oltre 10 mila firme della popo­la­zione tori­nese, viene accolta dalle isti­tu­zioni, nean­che negli intenti. La pro­get­ta­zione — aggiun­gono gli atti­vi­sti — non coin­vol­gerà diret­ta­mente i cit­ta­dini né, aspetto inquie­tante, pas­serà nean­che attra­verso il Con­si­glio comu­nale, pale­sando come le deci­sioni rispetto a una que­stione così deli­cata e stra­te­gica ven­gano a for­marsi fuori dai luo­ghi che dovreb­bero garan­tire la demo­cra­zia.»

Oggi, dalle ore dodici, in con­co­mi­tanza con l’approvazione in Giunta Comu­nale del «Pro­to­collo di Intesa» vi sarà un pre­si­dio in piazza Palazzo di Città indetto dai pro­ta­go­ni­sti dell’Assemblea Cavallerizza.

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