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Paola Baiocchi
Castelfalfi, un angolo di Germania in Toscana
9 Settembre 2007
Toscana
Come se le città e i borghi storici fossero solo pietre…In esclusiva per eddyburg e la rivista Valori, 9 settembre 2007

L’annuncio dell’agenzia immobiliare (se mai fosse stato fatto) sarebbe stato grosso modo così: «Vendesi borgo toscano di charme. Il pacchetto comprende: castello del 1300, villa, 35 abitazioni civili con annessi agricoli, 1200 ettari di terreno collinare coltivato, con 8000 olivi e 30 ettari di vigna, campo da golf 18 buche, 3 piscine. Trattative riservate in agenzia».

Stiamo parlando di Castelfalfi minuscolo villaggio nel comune di Montaione in Val d’Elsa, a poca distanza da Siena, Firenze e Pisa che, proprio per questa strategica posizione, ha visto nei secoli passati le tre città darsi botte da orbi per possederlo.

Oggi invece il suo passaggio di proprietà - per una cifra sconosciuta – al gruppo tedesco Tui, uno dei più importanti touroperator mondiali, suscita poche reazioni, almeno in Italia dove ha ricevuto qualche attenzione solo sulla stampa locale e in un articolo uscito sul Venerdì di Repubblica. Diversamente da quello che è successo nel resto d’Europa: della vendita di Castelfalfi hanno parlato The Guardian, Le Monde, Die Welt, Rheinische Post, Irish Times, chi con un tono di rimpianto preoccupato, chi con un tono di evidente presa in giro per un altro pezzo del “patrimonio” italiano che cambia nazionalità, senza nemmeno una protesta né da parte di uno degli ormai 155 comitati toscani di difesa del territorio, né da parte del Ministero per i beni culturali.

Eppure Castelfalfi è un borgo di straordinaria bellezza cha ha fatto anche da scenario per il Pinocchio di Benigni: da uno sperone di roccia si affaccia sulla Val d’Elsa e sulle sue colline, belle come quelle più famose di Montalcino. Sembra sia stato fondato intorno al 700 d. C. dal longobardo Faolfi, in una zona già abitata dagli etruschi ed è in un contesto storico straordinario fatto di castellari, borghi e pievi, molto apprezzato dai turisti stranieri – tedeschi e svizzeri soprattutto - ma poco frequentato dagli italiani che al Tuscany dream preferiscono il mare.

Perché non fa notizia la sua vendita? Il sindaco di Montaione, Paola Rossetti liste civiche di centrosinistra, dà questa spiegazione: «Perché non si tratta di un intero borgo, le vie sono pubbliche, è su una provinciale, molte delle case del paese sono state ricomprate anche da locali e comunque era una proprietà privata da più di un secolo».

Dalla fine dell’Ottocento Castelfalfi e la fattoria erano di un unico proprietario e, attraverso altri passaggi di proprietà, era stato infine venduto ad una società milanese, che lo aveva gestito senza molto successo e senza riuscire a trattenere i suoi abitanti, ridotti ormai a solo quattro residenti.

Certo che se Castelfalfi non fosse servito da una strada provinciale, dall’elettricità e dall’acquedotto sarebbe molto meno interessante, anche per un gigante come il gruppo Tui, Touristik Union International, giro di affari 19,6 miliardi di euro (di cui 14,1 relativi al settore turistico), 63.000 impiegati nel mondo (di cui 50.500 nel turismo), che conta di investire qui 250 milioni di euro per ospitare fino a 3200 persone contemporaneamente e portare a 3 il numero dei campi da golf, per poter accedere alle competizioni internazionali.

Anche dal punto di vista occupazionale Tui punta in alto e promette 200/300 posti di lavoro, ma qui il sindaco di Montatone va con i piedi di piombo: «Stiamo stimando il loro piano con molta attenzione, perché sappiamo che nel turismo i posti di lavoro possono essere solo stagionali. Dal punto di vista complessivo vigileremo perché siano rispettate le nostre norme sul paesaggio, in un percorso di valutazione partecipativo».

Ma sulla vicenda vale la pena di porsi delle domande: è giusto considerare privato un borgo storico a cui nei secoli la collettività e i singoli hanno dato il loro contributo per configurarlo e caratterizzarlo o non è, invece, più giusto considerarlo un bene comune?

In casi simili, il pubblico dovrebbe poter esercitare un diritto di prelazione, magari rifacendosi alla legge Giolitti che per gli espropri stabiliva di valutare il bene in base al valore dichiarato dai proprietari ai fini fiscali.

Anche perché se di un luogo si considerano importanti solo le sue pietre e non il suo contesto e la sua funzione chi potrebbe impedire ad un privato di smontare il bene acquistato e portarlo via?

Valori è un mensile di economia sociale, finanza etica e sostenibilità

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