loader
menu
© 2022 Eddyburg
Michele Sartore
«Casson? È il candidato che unifica di più»
20 Agosto 2005
Vivere a Venezia
Un’intervista alla segretaria dei DS veneziani aiuta a capire un po’ meglio il marasma lagunare. Ma ancora una volta, i problemi reali e le posizioni su di essi restano sconosciuti. Da l’Unità del 9 marzo 2005

VENEZIA Maurer, in tedesco, vuol dire muratore. Da lì, tra le montagne di Falcade, deriva il cognome Murer. Delia Murer ha la pazienza del muratore, la caparbietà del montanaro. La segretaria dei Ds veneziani spiega come ha costruito la candidatura di Felice Casson, come ha rifiutato di smantellarla in extremis. E com'è davvero il clima politico in laguna.

Ds veneziani distruttori della Fed, accusa la Margherita.

Ottica sbagliata. I Ds hanno lavorato dall'inizio per costruire l'Unione fin dal primo turno. Anche la Fed, per carità, ma soprattutto l'Unione. Questa tra l'altro era l'esperienza già maturata a Venezia, nelle giunte precedenti. Correre uniti era ed è la premessa di ogni nostro passo.

Prima di Casson, c'era stata a lungo la candidatura di Alessio Vianello. «Unitaria», sottolinea Cacciari. Perché è saltata?

Si è rivelata una strada non praticabile. I rosso-verdi non ci stavano. Costa minacciava una lista civica: e Costa è pur sempre sindaco della Margherita.

Quindi è spuntato Casson.

No. Tre giorni prima, domenica, tutti - dai Ds ai verdi e a Costa - hanno insistito con Cacciari: Vianello non ce la fa, fai uno sforzo, mettiti tu a disposizione. Lui si è rifiutato: «Ho fatto un'altra scelta di vita»…

Adesso sì che arriviamo a Casson.

Casson a quel punto è diventato la candidatura più unificante. Più di Vianello, più di Bettin, più di tutti gli altri.

Ma scusa. Non appare un po' bizzarro arrivare, in nome dell'unità, a una soluzione che ingloba i rosso-verdi ma esclude la Margherita?

La Margherita, con Cacciari, ci ha posto il diktat: o Vianello, o sarebbe andata da sola. L'ha detto domenica, l'ha ripetuto lunedì. Non abbiamo scelto noi di rompere la Fed. È stata la Margherita. Si è messa su una posizione di ricatto, di autoisolamento. Quanto ai Ds: noi abbiamo sempre detto che il candidato doveva avere tre caratteristiche. Essere autorevole. Essere competitivo. Essere in grado di fare l'unione.

Con la «U» maiuscola.

Quella di Prodi, certo.

E mancando a Vianello i due primi requisiti…

Era necessario che riuscisse almeno nel terzo.

La Margherita non aveva altri candidati possibili?

Lo scontro fra Costa e Cacciari dura da mesi. Hanno bruciato uno dietro l'altro tutti i loro nomi.

Se ne son letti quattro.

Erano di più.

Un candidato Ds non c'era?

La Margherita ha sempre detto di no. Rivendicava il sindaco per sé.

Subito dopo la candidatura di Casson, è arrivata quella di Cacciari. Riconsiderare tutto era impossibile? Anche Fassino lo aveva chiesto.

Cacciari è arrivato fuori tempo massimo, a quel punto nessuno era più disposto a fare un passo indietro. Ci aveva detto no, avevamo messo in campo un candidato. Cambiare ancora sarebbe stata la più devastante delle mosse.

È un bell'imprevisto, comunque, Cacciari.

È la scelta di un uomo che per rinnovare non sa che riproporre se stesso. La forza del centrosinistra a Venezia sta nel suo radicamento sociale, nelle idee che esprime, più che nelle singole personalità.

In Felice Casson che caratteristiche vedi?

È il candidato più unificante possibile. È l'interprete adeguato di una nuova fase che chiude un'esperienza amministrativa e ne apre un'altra, all'insegna del dialogo, in discontinuità con quella di Costa. Unisce la società civile e quella politica: ha fatto un patto, la giunta interpreterà la coalizione politica. È autorevole, conosciuto, serio, determinato. Tanto che se una cosa mi preoccupava, era che in questa confusione gli nascessero delle perplessità: invece è rimasto in campo.

Parliamo dei Ds. Si sono spaccati, sulla scelta.

Io le chiamo diversità forti. Abbiamo discusso, e abbiamo scelto Casson. Adesso lo sosteniamo, assieme: siamo un partito serio, non una banda di anarchici.

Qualcuno ha proposto il voto disgiunto.

Pochi. È un appello sbagliato. Presa una decisione tutti devono sentirsi impegnati, è un fatto di serietà e di lealtà.

Anche Cacciari si è appellato al voto disgiunto dei diessini.

Mi pare un atto di debolezza, e di poca serietà.

Ha pure consigliato un congresso straordinario dei Ds veneziani.

Non ha titolo. Spetta ai Ds assumersi le proprie responsabilità. Da oggi noi siamo in campagna elettorale, non congressuale.

A Venezia c'è l'«anarchia», come dice Prodi?

C'è una difficoltà di tutte le forze politiche. La politica è stata lasciata troppo fuori dal Comune, nell'amministrazione della città.

È un caso solo locale? Un conflitto di personalità?

È una faccenda veneziana, nel senso che è maturata a Venezia. Negli ultimi mesi uno scontro violentissimo tra Cacciari e Costa ha condizionato tutto. Questo i veneziani lo sanno, lo percepiscono. Fuori, invece, si vede solo la difficoltà riflessa su un progetto nazionale, che nessuno qui vuole smentire.

ARTICOLI CORRELATI

© 2022 Eddyburg