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Judith Butler e Paola Rudan
Carta e bellezza non fanno rima
26 Giugno 2014
Beni culturali
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Dietro l’apparente ingenuità della proposta ci sia la solita retorica del petrolio d’Italia: una retorica che ha in mente una bellezza da sfruttare, se non da prostituire. E non stupisce che sia stato Oscar Farinetti a lanciare l’idea, nel marzo scorso». Il Fatto Quotidiano, 25 giugno 2014


L’Italia è una Repubblica democratica fondata sulla bellezza”. Dopodomaniun certo numero di persone con un’agenda sorprendentemente libera si incontreràa Roma per discutere (sembra seriamente) sull’opportunità di cambiare in questomodo l'articolo 1 della nostra Costituzione. Da settimane un incalzantemailbombing annuncia l’evento, promosso dalla deputata Sel, Serena Pellegrino,e condiviso da molte associazioni, anche serie e rispettabili. Tutti, apartire dalla promotrice, sembrano in ottima fede. E si presume che inbuona fede sia anche il giornalista di Report Emilio Casalini, che è il veroautore dell'idea, contenuta in un suo ebook (Fondata sulla bellezza. Come farrinascere l’Italia a partire dalla sua vera ricchezza) appena uscito daSperling&Kupfer.

Gli stralci di questo testo, tuttavia, confermano comedietro l’apparente ingenuità della proposta ci sia la solita retorica delpetrolio d’Italia: una retorica che ha in mente una bellezza da sfruttare, senon da prostituire. E non stupisce che sia stato Oscar Farinetti a lanciarel’idea, nel marzo scorso. Ma quali che siano i sottintesi, l’idea meritadi essere (velocissimamente) archiviata. Intanto i principi fondamentali dellaCostituzione sono un sistema perfettamente equilibrato, che non c’è alcunmotivo di alterare. E poi questa retorica stucchevole ed estetizzante della“bellezza” (che “salverà il mondo”, secondo una frase di Dostoevskijdecontestualizzata e ripetuta a vanvera) è superficiale, melensa,deresponsabilizzante, sviante. La Repubblica non tutela il patrimonio perchésia “bello”, ma perché ci fa eguali, liberi, umani. Il valore in gioco non è labellezza, ma la cittadinanza. E poi: chi non vede quanto sarebbe devastantesostituire al pane del lavoro la brioche della bellezza? Non ci potrebbe essereun messaggio più autolesionista e privo di mordente e di futuro. Dopo un similecambiamento non ci resterebbe che dire ai nostri ragazzi: “Non hai lavoro? Èl’Italia, bellezza”.

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