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Alberto Vitucci
Caro-Mose, ipotesi di danno erariale
7 Ottobre 2007
MoSE
Qualcuno si accorge che il MoSE costa troppo, ed è illegale. Da la Nuova Venezia del 7 ottobre 2007

VENEZIA. Ipotesi di reato: danno erariale. Su questo sta lavorando il magistrato istruttore della Corte dei Conti Antonio Mezzera, che ha aperto un’indagine sullo stato di avanzamento dei lavori del Mose. Agli enti interessati sono arrivate richieste di documentazione integrativa.

Un’inchiesta a tutto campo quella aperta dal magistrato contabile romano. Che due mesi ha inviato al Magistrato alle Acque e per conoscenza a tutti gli altri enti interessati alla salvaguardia 57 «capi d’accusa» in cui chiede chiarimenti sul progetto e la gestione dei lavori, i costi, le verifiche e i rapporti tra controllore (lo Stato) e controllato (Consorzio Venezia Nuova). A metà settembre dalla laguna sono state spedite due casse di documenti. «Era tutto già noto alle autorità», dice la presidente del Magistrato Maria Giovanna Piva. Un voluminoso dossier è stato inviato anche dal Comune, con allegate le osservazioni e gli studi alternativi di cui il Comitatone non ha mai tenuto conto.

Adesso l’indagine è giunta a un punto critico. Il magistrato dovrà esaminare i documenti che gli sono arrivati e decidere anche sulla base delle integrazioni richieste se le risposte siano soddisfacenti oppure no. In caso contrario potrebbe inviare l’intero incartamento alla Procura della Corte dei Conti per avviare azioni di risarcimento.

Un caso delicato, di cui ha parlato più volte anche il ministro per l’Economia Tomaso Padoa Schioppa. «Un fatto di cui non si può non tener conto», ha commentato al momento di concedere l’ultima tranche di finanziamenti (243 milioni di euro, più 170 inseriti nell’ultima Finanziaria).

E’ la prima volta, dopo i rilievi fatti nel 1996 - che avevano provocato un’inchiesta penale poi archiviata - che la Corte dei Conti si occupa in maniera così dettagliata dell’operato del Consorzio Venezia Nuova e del progetto Mose. Nei 57 punti di contestazione sollevati dal magistrato romano si chiede conto ad esempio del grande aumento dei costti registrato (dai 1540 milioni di euro del progetto di massima ai 4271 milioni di euro del progetto a prezzo chiuso), e poi degli oneri che vanno al concessionario (il 12 per cento del totale) quando la normativa prevede al massimo il 10 per cento. E poi le autorizzazioni e il mancato rispetto di risoluzioni votate lo scorso anno da Parlamento che invitavano a sospendere i lavori e modificare il progetto, delle contestazioni avanzate dal Comune, dall’Unione Europea e dal ministero per l’Ambiente. Secondo la Corte di Cassazione le opere costruite su territori soggetti a vincolo ambientale, anche se provvisorie, necessitano dell’autorizzazione ambientale, in questo caso mancante per i cantieri sulla spiaggia di Santa Maria del Mare. La prima fase dell’inchiesta dovrebbe concludersi entro i primi mesi del 2008.

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