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Sandro Roggio
Cappellacci premia chi cementifica
16 Luglio 2012
Sardegna
Uno schermo di parole rubate per nascondere i soliti interessi rapaci dei distruttori della Sardegna. La Nuova Sardegna , 16 luglio 2012

Nuovo Ppr: è più impudente la presentazione del contenuto. Dopo i ripetuti annunci qualcosa si comincia a capire: ma la conclusione del primo impegno di Berlusconi (e quindi di Cappellacci) con gli elettori sardi è ancora una promessa arruffata. Di un centinaio di pagine di illustrazione delle intenzioni, più della metà riportano le linee guida del 2005, inutilmente. Perché quel documento, interpretato da chi all'epoca non lo ha condiviso, ha esaurito la sua funzione dando vita al Ppr, e questo, caso mai, meriterebbe di stare in premessa.

Il resto ha un profilo vago, punteggiato di formule un po' apodittiche e retoriche (“Il paesaggio dell'isola è di tutti i sardi”) e un po' scontate e generiche (“Conoscere, governare e valorizzare per una progettazione consapevole dei paesaggi”). Ricorre il ritornello minaccioso: viva “l'approccio dinamico al paesaggio”, contro quello statico, ovviamente riprovevole. L'incitamento futurista è a non essere spettatori renitenti alla costruzione di nuovi paesaggi – senza dirci quali (ma noi che ci guardiamo attorno e abbiamo fantasia riusciamo a immaginarceli i paesaggi che hanno in mente).

Ci siamo assuefatti allo stile del solito Cappellacci, riluttante a dire chiaramente le intenzioni, che rinnega le spacconate della campagna elettorale e abusa delle parole dell'ambientalismo intransigente facendosene scudo, manipolandole. Come la destra fa ordinariamente con riferimento a principi fondanti della convivenza – "democrazia", "libertà", "giustizia" – svuotandoli di senso.

Il succo del documento in una decina di pagine. La trovata: si prendono le disposizioni del piano casa – le norme intruse sulla pianificazione paesaggistica – e si trasferiscono, insieme a quelle sul golf, nel Ppr da domare. Poco importa se le leggi da innestare sono impugnate dal governo e per le quali è stata depositata una proposta di legge di consiglieri della maggioranza (n.378/2012) per rimediare ai difetti di costituzionalità.

L'idea di fondo è quella di abbassare il livello di tutela dappertutto e di ogni componente del paesaggio.

Ma la variante più pericolosa e che supporta il resto – sempre in chiave futurista – riguarda la “fascia costiera”, concentrazione di paesaggi preziosi (che è bene immaginare statici o pressoché invariabili) e di interessi molteplici che li insidiano da mezzo secolo. Per la “fascia costiera”, disciplinata in modo univoco nel Ppr 2006, è previsto un declassamento. Smette di essere bene paesaggistico per assumere il titolo fantastico “sistema ambientale ad alta intensità di tutela”. Un bel titolo (potrebbe essere di un'opera di Boccioni) utile esclusivamente a togliere di mezzo quell'altro molto più impegnativo, riferito al Codice dei beni culturali del 2004, ma dimenticando che serve per questo la concertazione con lo Stato.

Nella fretta di rinominare – a scapito della completezza – non si dà conto delle diverse valutazioni alla base di questa nuova scelta, molto distante dalla tutela del paesaggio insistentemente evocata nell'intervento del presidente. Alla “fascia costiera”, identificata nelle carte, è stato già attribuito un valore grazie a un complesso di studi, per cui sarebbe doveroso precisare le ragioni tecniche della retrocessione. Nè basta la parola di Cappellacci, secondo cui tutto si regge perché frutto del processo partecipativo “Sardegna nuove idee”. O perché c'è bisogno di alimentare la stessa bolla immobiliare che ha inguaiato la Spagna.

L' approvazione del documento, ambiguo e reticente, corrisponde a una delega alla Giunta che potrà interpretarlo molto liberamente. Per questo serve svelarne la doppiezza, spiegando la contraddizione chi si propone insieme fautore di “alta intensità di tutela” e custode di interessi palazzinari.

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