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Olivia Posoni
Cantieri bloccati, lobby e burocrazia Il non fare costa 60 miliardi l'anno
16 Settembre 2014
Articoli del 2014
Un articolo ambiguo da far venire l'orticaria, ma interessante. Ambiguo perché sembra attribuire alle lotte la non realizzazione delle infrastrutture, ma interessante perché svela involontariamente come in realtà siano le grandi opere e gli interessi forti che le sostengono a impedire opere utili e perdite economiche così rilevanti.

Un articolo ambiguo da far venire l'orticaria, ma interessante. Ambiguo perché sembra attribuire alle lotte la non realizzazione delle infrastrutture, ma interessante perché svela involontariamente come in realtà siano le grandi opere e gli interessi forti che le sostengono a impedire opere utili e perdite economiche così rilevanti.

Il Giorno, 16 settembre 2014

Si sa, l’Italia del fare esiste essenzialmente solo nei convegni. A meno che non si tratti di opere che portano lucrosi affari, da noi realizzare infrastrutture e portare avanti progetti richiede tempi bibilici. Tutto si scontra con una burocrazia senza paragoni nel mondo occidentale, infiltrazioni della criminalità (organizzata e non), instabilità politica (che porta a cancellare scelte già compiute), localismi sfrenati che generano la cosiddetta sindrome da Nimby: acronimo di not in my BackYard. Ovvero, tutto giusto da fare, ma «non nel mio giardino». Agici Finanza di impresa (società di consulenza nel settore delle infrastrutture), in collaborazione con l’università Bocconi, dal 2005 ha deciso di monitorare i cosiddetti ‘Costi del non fare’. La cifra che emerge nell’ultimo rapporto redatto lo scorso giugno è raggelante: 60 miliardi l’anno che diventano 900 da qui al 2030. Tutti soldi buttati per ciò che non viene, o non verrà realizzato. Costi in termini economici, ambientali e sociali che graveranno su ognuno di noi.

Lo studio prende in considerazione le grandi infrastrutture collegate alla realizzazione della banda larga e super larga, la mobilità e la logistica dei trasporti, l’energia e l’efficienza energetica. Ma nel calcolo finiscono anche le azioni locali da implementare come le piste ciclabili, gli interventi sulle scuole, su una illuminazione intelligente e sulle reti web. È il comparto delle telecomunicazioni quello che arranca di più, con 429 miliardi di euro che perderà in 15 anni. Ma presenta conti salati anche il mancato rinnovamento del sistema del trasporto ferroviario, con 129 miliardi. In questo caso, accanto agli investimenti nell’alta velocità, quella che serve davvero è la ristrutturazione delle linee ferroviarie convenzionali. Poi ci sono strade, autostrade, tangenziali a pedaggio (96 miliardi di costi), la logistica (oltre 73 miliardi, soprattutto in campo portuale) e soprattutto l’energia, sia sul versante degli impianti di produzione e delle reti di trasmissione e accumulo (65 miliardi) che su quello dell’efficienza energetica (46 miliardi, considerando rinnovabili termiche, caldaie a condensazione e cogenerazione industriale).

Secondo il Censis il gap digitale con gli altri paesi ci costa 3,6 miliardi l’anno. E’ il frutto della mancata digitaliazzazione della Pubblica amministrazione (l’ignoranza informatica della PA ci costa 20 milioni l’anno), del basso grado di confidenza con le nuove tecnologie digitali da parte della popolazione, del forte ritardo del nostro Paese sul fronte degli investimenti in rete.
Data la situazione italiana, oltre all’osservatorio sui Costi del non fare sarebbe forse utile individuare anche un osservatorio che calcoli quanto paghiamo per i danni provocati allo Stato, e dunque alla collettività, dalle innumerevoli e inutili opere realizzate per canalizzare mazzette, ingraziare l’elettorato, ingrassare politici e costrutturi. L’Italia è poi il paese degli scioperi e delle proteste, dei cantieri presidiati dalle forze dell’ordine. L’osservatorio Nimby Forum ha rilevato nel 2013 ben 336 progetti/cantieri contestati: al top il Veneto (54), la Lombardia (50) e la Toscana (41). Ci sono cementifici, centrali elettriche e, soprattutto, il cantiere Tav di Chiomonte, in Val di Susa.

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