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Campania: più cemento per tutti
26 Marzo 2012
Articoli del 2012
Divampa il dibattito sul funesto disegno di legge paesistica di cui eddyburg e tutte le associazioni hanno denunciato la gravità. la Repubblica, L’Espresso, 23, 24, 30 marzo 2012 (m.p.g.)

Appartamenti vista lava

Paolo Biondani - L'Espresso, 30 marzo 2012

Più cemento per tutti. Perfino nella “zona rossa” a massimo rischio di catastrofiche eruzioni del Vesuvio. E meno limiti alle speculazioni edilizie in tutta la Campania. Compresi i paesi-gioiello della Costiera Amalfitana, i pochi finora risparmiati dal saccheggio sistematico del territorio. La giunta regionale della Campania ha varato il primo marzo scorso una grande riforma della pianificazione urbanistica che, secondo autorevoli esperti, rappresenta «il più grave stravolgimento mai tentato» delle norme destinate a difendere ciò che resta di uno dei paesaggi più belli del mondo. Il disegno di legge-cornice, approvato dall’esecutivo di centrodestra presieduto dall’ex socialista Stefano Caldoro e sostenuto anche dai fedelissimi dell’ex sottosegretario Nicola Cosentino, ha un titolo rassicurante: “Norme in materia di tutela e valorizzazione del paesaggio in Campania”.

Nei primi 14 articoli, la giunta proclama di voler finalmente applicare anche in Campania la “Convenzione europea del Paesaggio”, firmata a Firenze nel 2000 e ratificata dall’Italia nel 2006, tre anni dopo l’ultimo condono edilizio berlusconiano. Il problema è che l’articolo 15, che chiude la riforma con una raffica di «abrogazioni», rade al suolo sei leggi urbanistiche e ne stravolge altre due. Il diavolo si nasconde in dettagli come questo: nella «legge numero 21 del 2003», recita la riforma, bisogna «sostituire le parole “incrementi di edificazione” con “nuova edificazione” ». Cosa significa? «Vuol dire che cadono i vincoli perfino nei 18 Comuni ad “alto rischio vulcanico”, quelli più vicini al Vesuvio», spiega uno dei primi giuristi che si sono accorti del trucco, Carlo Iannello, professore di diritto pubblico all’università di Napoli e neo- consigliere comunale con la lista De Magistris. «La legge del 2003 vieta qualsiasi aumento di cubatura, anzi incentiva l’esodo della popolazione verso zone meno pericolose. Con la legge Caldoro, invece, resterebbero bandite solo le “nuove” costruzioni, ma non gli “incrementi” delle migliaia di abitazioni già esistenti: in pratica è un nuovo, gigantesco piano-casa sotto il Vesuvio».

Nei 18 comuni da Ercolano a Pompei vivono oltre 550 mila abitanti. Qui, in caso di eruzione, dovrebbe scattare un “piano nazionale di emergenza”, che ha come riferimento “l’esplosione” vesuviana del 1631. Nella zona rossa, che è la più pericolosa, è prevista l’evacuazione totale. Per evitare un’ecatombe, insomma, è necessario che più di mezzo milione di persone vengano sgomberate da una superficie di 226 chilometri quadrati in tempi rapidi, subito dopo il primo allarme degli scienziati. Con lo stop al cemento (e gli incentivi all’esodo) la legge del 2003 puntava proprio a ridurre il numero di residenti per evitare il caos. Ma ora la giunta Caldoro fa dietrofront. E non è finita.

Il piano casa sul Vesuvio è solo la più vulcanica tra le tante novità previste dalla deregulation urbanistica. Sempre nell’ultimo articolo, i berlusconiani campani hanno inserito una liberalizzazione del cemento che riguarda tutta la Costiera Amalfitana, la Penisola Sorrentina e i Monti Lattari. Terre ancora incantevoli, finora protette da un’apposita legge del 1987. Che, se passerà la riforma Caldoro-Cosentino, verrà cancellata. Insieme ai vincoli previsti da altre leggi, ad esempio, per salvare dal cemento l’antica città greco-romana di Elea (oggi Velia). A quel punto le speculazioni edilizie avranno come unico limite un futuro Piano Paesaggistico, che ancora non esiste: lo potrà scrivere direttamente la giunta campana, senza bisogno di farlo approvare (e neppure discutere) dal consiglio regionale. E se dovesse sopravvivere qualche residuo vincolo, ogni municipio sarà libero di azzerarlo: il solito articolo 15 prevede infatti che in tutte le zone agricole da Amalfi a Sorrento qualsiasi tutela potrà essere «disapplicata» con «uno strumento urbanistico comunale». In pratica gli speculatori potranno limitarsi a convincere e magari a pagare (e i camorristi a intimidire) solo i politici del Comune, senza più rischi di trovare ostacoli in provincia, regione o ministero.

E con la caduta delle regole superiori, le soprintendenze non avranno più armi neppure per contrastare le richieste di condoni. Tutto questo in una regione devastata dal tasso di abusivismo più alto d’Europa: 20 fabbricati illegali ogni 100 abitanti. L’assessore regionale all’Urbanistica, Marcello Taglialatela, ha illustrato l’obiettivo del nuovo piano con parole a suo modo oneste: «Non ci saranno più divieti in assoluto, si valuterà cosa costruire area per area». Ormai promossa dalla giunta, la riforma ora attende solo il voto del consiglio regionale, dove il centrodestra ha una maggioranza di stampo bielorusso insidiabile solo da eventuali faide interne.

Contro un disegno così “pericoloso” si stanno mobilitando intellettuali, associazioni antimafia e politici come l’ex sindaco di Ercolano Nino Daniele. E i presidenti nazionali di Italia Nostra, Legambiente e Fai, Alessandra Mottola Molfino, Vittorio Dezza Cogliati e Ilaria Borletti Buitoni, insieme a Vittorio Emiliani e a urbanisti come Edoardo Salzano, sono i primi firmatari di un appello al ministro della Cultura, Lorenzo Ornaghi, per «fermare, in nome della Costituzione, il più grave assalto sinora tentato al paesaggio della Campania».

"Difendiamo la legge per Velia"

Ottavio Lucarelli intervista a Giuseppina Bisogno– la Repubblica, ed. Napoli, 24 marzo 2012

«Una legge utile, non solo per proteggere tutta l’area che circonda il sito archeologico di Velia, ma anche per eliminare una serie di abusi realizzati negli anni in quella stessa zona limitrofa agli scavi». Giuseppina Bisogno, direttore responsabile del Parco archeologico di Velia, patrimonio dell´Unesco, valuta così la legge del febbraio 2005 che sarà cancellata se il consiglio regionale approverà il disegno di legge sui piani paesistici presentato dalla giunta e in discussione in questi giorni in commissione urbanistica.

«Una legge utile, non solo per proteggere tutta l’area che circonda il sito archeologico di Velia, ma anche per eliminare una serie di abusi realizzati negli anni in quella stessa zona limitrofa agli scavi». Giuseppina Bisogno, direttore archeologo responsabile del Parco di Velia, patrimonio dell´Unesco, valuta così la legge del febbraio 2005 che sarà cancellata se il consiglio regionale approverà il disegno di legge sui piani paesistici presentato dalla giunta. L’assessore all’Urbanistica Marcello Taglialatela ha sottolineato che le norme del 2005 sono in realtà già recepite nella legge che due anni fa ha istituito il Parco del Cilento, ma l’allarme tra gli ambientalisti rimane.

Direttore, cosa rischia il Parco di Velia se quella legge sarà abrogata?

«Ci sarà una minore tutela nell´area che circonda il sito. La legge del 2005, che ha creato una fascia di rispetto, è infatti importante perché prevede l’eliminazione di baracche e di altri abusi al di fuori dell´area archeologica. Una legge che non nacque per caso, ma partì sulla base di una raccolta di firme particolarmente prestigiose. Velia è infatti oasi di pace, un parco all´interno del parco del Cilento».

Un sito che è anche un presidio di legalità?

«Non c’è dubbio. I turisti che lo visitano sono attratti dall’archeologia ma anche dalla particolare bellezza del sito che non a caso ha attratto prima i greci e poi i romani».

Turisti che sono in aumento negli ultimi anni?

«Sì, nel 2011 abbiamo avuto trentaquattromila visitatori rispetto ai ventinovemila dell´anno precedente. Un Parco, è bene ricordarlo, aperto 365 giorni l´anno».

Un Parco che fonde archeologia e cultura?

«Con molti appuntamenti importanti. Due riguardano la filosofia. In estate, inoltre, ospitiamo Velia tetro, una rassegna sempre più prestigiosa, a cui ha partecipato anche Massimo Cacciari».

Recentemente avete riaperto la Porta Rosa?

«Sì, è stata riaperta ad agosto dello scorso anno dopo un intervento di consolidamento del costone che sovrasta la strada greca di Porta Rosa. Un risultato importante».

Velia, assessore torni indietro

Fausto Martino* – la Repubblica, ed. Napoli, 24 marzo 2012

L’area archeologica non correrebbe alcun rischio dall’abrogazione di quella legge che - varata nel 2005 - era nata per arginare il magma edilizio che la stava soffocando. «Non è mai stata attuata e finanziata», incalza l’assessore, quindi va abrogata. Deduzione ineccepibile. Un colpo alla nuca e via. Sembra di vederlo - infastidito dalle critiche - armeggiare con cartine e fotocopie per dimostrare che, dopotutto, la legge sarebbe soltanto un inutile doppione di quanto previsto dalla normativa del Parco del Cilento. Dunque, da eliminare. Ma ci crede davvero?

Eppure Taglialatela non può ignorare che il piano del Parco, rivolto ad altre tutele, ha solo genericamente registrato l’esistenza della legge per Velia. Non ne ha mutuato - né avrebbe potuto - i meccanismi di pianificazione, né le potenzialità conformative, né i vincoli temporanei, né tantomeno le previsioni finanziarie. E, di sicuro, non gli sarà sfuggita la vicenda, tipicamente nostrana, di piccoli ostruzionismi, ambiguità e colpevoli inadempienze, queste ultime ascrivibili anche ai suoi uffici, che ha sinora ostacolato la piena operatività della legge e, con essa, l´avvio dell´auspicato processo di riqualificazione.

Va eliminata per questo? Trionfo della logica. Fosse davvero un inutile duplicato, nessuno ci avrebbe neanche pensato, e sarebbe rimasta lì a dormire, insieme a Parmenide e Zenone, come accade per numerose norme regionali. La legge deve essere abrogata, non per la sua incompleta attuazione ma, paradossalmente, proprio a causa dei benefici effetti che ha prodotto, arrestando la bulimia cementifera dilagante anche nella piana di Velia. E va cancellata anche perché oggi impedisce la produzione, a ridosso dell’antica Elea, di metastasi da Piano casa, altra logica protezione del territorio targata Tagliatatela, fonte inesauribile di grimaldelli normativi utili a scardinare tutele e programmazione. Ed è per gli stessi motivi che il ddl sopprime - ovunque appena possibile - il Put della Costa Amalfitana e rimuove il divieto di incrementare il carico urbanistico dalle zone a rischio vulcanico, peraltro con formulazioni normative di esemplare cripticità.

Non ce ne voglia l’assessore, ma abbiamo capito che il suo ddl ripulisce - nelle more dell’approvazione del piano paesistico regionale - quei pochi dispositivi di tutela che hanno contrastato, fino ad oggi, la devastazione di immense ricchezze culturali e storiche in Campania.

*L’autore è dirigente della soprintendenza di Salerno

Piani paesistici, bagarre sul disegno di legge

Ottavio Lucarelli - la Repubblica, ed. Napoli, 23 marzo 2012

Le associazioni ambientaliste rilanciano la denuncia di incostituzionalità. Nella commissione urbanistica del Consiglio regionale, intanto, parte tra i veleni la maratona sul disegno di legge per i Piani paesistici firmato dall´assessore Marcello Taglialatela. Una battaglia su più fronti. Gli ambientalisti, guidati dal presidente di Italia Nostra Alessandra Mottola Molfino, puntano il dito sulla cancellazione di alcune leggi, prima tra tutte quella a tutela dell’area che circonda il sito archeologico di Velia. Gli ambientalisti insistono nonostante Taglialatela abbia spiegato nei giorni scorsi che la stessa tutela è contenuta all’interno della legge che ha istituito tre anni fa il Parco nazionale del Cilento. Italia dei Valori e Partito democratico, in aggiunta, contestano la richiesta da parte del centrodestra di consegnare alla giunta una delega per potere, successivamente all’approvazione del disegno di legge, decidere autonomamente sulle modifiche ai piani urbanistici territoriali. In questo caso il ruolo della commissione urbanistica sarebbe limitato a un semplice parere. Scelta contestata da Pd e Idv e anche dagli ambientalisti che la censurano definendo "giuridicamente antidemocratica" la sottrazione della materia urbanistica al confronto pubblico in aula tra le forze politiche.

Un no alla delega è arrivato ieri in commissione urbanistica, durante le prime audizioni sul disegno di legge Taglialatela, da parte di Nicola Marazzo dell’Italia dei valori: «Il nostro no è netto e in aula ci batteremo perché non passi la delega alla giunta sulla delicata materia urbanistica, un terreno in cui non si possono espropriare le prerogative dell’assemblea». D’accordo Mario Casillo del Partito democratico: «Una legge sui piani paesistici era certamente necessaria, tanto è vero che il lavoro lo aveva avviato la precedente amministrazione di centrosinistra. Detto questo, non è però possibile che la giunta firmi le varianti urbanistiche senza passare per il Consiglio. È vero che oggi c’è un’eccessiva rigidità e che occorrono anche tre anni per varare piccoli interventi, ma non possiamo passare all’eccesso opposto. Bisogna avere, inoltre, grande attenzione al ridisegno delle zone oggi vincolate. C’è il rischio che intere aree della penisola sorrentina, della costiera amalfitana o dell'isola di Ischia, con le norme proposte dalla giunta, non abbiano più tutela».

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