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Marisa Fumagalli
«Camere mezze vuote, Venezia sempre meno desiderabile dai turisti»
26 Marzo 2010
Vivere a Venezia
Vent'anni di politica bipartisan all'insegna della deregulation urbanistica e dell'incentivo a ogni sfruttamento commerciale della città mostrano le crepe. Il Corriere della Sera, 26 marzo 2010

«Venezia ha perso appeal, Venezia piace molto meno al turista internazionale, che sceglie di soggiornare nelle capitali europee. Vienna, per dire attrae più della nostra Laguna».

Sembra una provocazione venata di eccessivo pessimismo, ma Francesca Bortolotto, Chairman & President dell’hotel Bauer, fa sul serio. E denuncia, senza mezzi termini, che il centro storico più bello del mondo perde i pezzi. «E soprattutto la sua identità», dice. «E adesso vogliono persino mettere i distributori di Coca Cola accanto alle chiese...».

Parla a un piccolo gruppo di giornalisti dal salotto di una delle suite dell’albergo, con vista sul Canal Grande. Di fronte, c’è Punta della Dogana e, sullo sfondo, l’isola di San Giorgio. «Le bellezze vanno assaporate, bisogna entrare nell’anima della città; non si può farlo in uno o due giorni scarsi e poi filar via veloci». L’allusione è a quel turismo mordi e fuggi, più volte denunciato. Che porta tanta gente, troppa, ma non aiuta a tenere alti gli standard qualitativi. Ed anche alla fascia economicamente più elevata che riduce al minimo i soggiorni in Laguna. «Fino a pochi anni fa Venezia era ai primi posti nella classifica dei desideri del viaggiatore. Dal settimo è retrocessa al 14° - spiega la titolare del Bauer - Certo, la crisi internazionale ha dato un duro colpo al turismo, tuttavia altre capitali hanno retto meglio, poiché non hanno i nostri problemi».

Francesca Bortolotto, a Venezia, rappresenta il nucleo familiare più forte dell’hotellerie. Negli ultimi anni ha investito molto nei suoi alberghi di prestigio (Bauer, Palazzo Bauer e Palladio alla Giudecca), considerando la qualità come carta vincente. «Avrei potuto vendere, ho tenuto duro. Ma fino a quando?». Dice che la situazione «è disperata» e che gli alberghi lavorano, mediamente, al 50 per cento delle disponibilità. «Anche perché l’offerta in pochi anni è aumentata vertiginosamente. La politica di cambio di destinazione d’uso (palazzi venduti per essere trasformati in hotel) è corrente. La domanda cala, l’offerta cresce troppo. Che senso ha?».

La conferma viene da Claudio Scarpa, direttore dell’Ava (Associazione Veneziana Alberghi), che partecipa all’incontro e presenta i dati del settore. «I posti letto nel centro storico sono triplicati - afferma -. Adesso sono circa 13.000. Ad ogni angolo c’è un albergo, una locanda, un bed&breakfast. Chi ha un buco a disposizione fa l’affittacamere. Questa non è più Venezia». Francesco Bortolotto riprende, con un carico da novanta: «L’offerta culturale è insufficiente, le grandi mostre, rare. Tutti hanno parlato della città in gran spolvero per la Biennale? Un granello di sabbia. La Fenice? Viene ricordata più per l’incendio che ha subito che per le stagioni liriche. I ristoranti non hanno saputo rinnovarsi. Stendiamo un velo pietoso sullo shopping: qualche griffe a San Marco e tanta paccottiglia. È mai possibile che gli striscioni dei saldi siano così evidenti da deturpare i palazzi?». «Non ho ricette - conclude - ma penso che si debba prendere coscienza fino in fondo del valore di Venezia e di ciò che può ancora esprimere. Smettiamo di svenderla, se vogliamo riconquistare il turismo di qualità».

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