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Enrico Tantucci
Cacciari: «Le difformità sul Mose esistono»
20 Agosto 2005
MoSE
Si riaprirà, in Consiglio comunale, la discussione sul MoSE; chiesto al Governo un confronto tra progeti alternativi. Forse non tutto è perduto. Da la Nuova Venezia del 24 giugno 2005

E’ un Massimo Cacciari corrucciato ma con le idee chiare quello che - di ritorno dal viaggio in Iran - si trova alle prese con i molti problemi di Ca’ Farsetti. Ma per lui la strada è segnata. Sul Mose, il Comune segnalerà a Regione e Ministero delle Infrastrutture le difformità urbanistiche con i piani comunali degli interventi in corso, pronto a sostenere sino in fondo le sue tesi. Cacciari pretende anche il rifinanziamento della Legge Speciale - sulla base dell’impegno del ministro Lunardi - e intanto recupererà i circa 50 milioni di euro che mancano in bilancio, con la probabile vendita di quote Save. Conferma l’ormai imminente vendita del Casinò di Malta e l’impegno a costruire il nuovo stadio, nonostante il fallimento del Venezia.

Sindaco Cacciari, il Comune si prepara a chiudere l’istruttoria sui lavori del Mose certificando la presenza di difformità degli interventi con i piani urbanistici comunali?

«I tecnici stanno stendendo la loro relazione, che poi invieremo a Regione e Ministero delle Infrastrutture, ma che le difformità urbanistiche di quei lavori con i piani comunali esistano, non ci sono dubbi. Starà poi a Regione e Ministero dimostrare in modo convincente che quei lavori sono legittimi, ma non certo sostenendo che sia stato il sì della Commissione di Salvaguardia a sanare i vizi urbanistici. Immagino che dovremo riunirci tutti insieme e discuterne, ma nella massima trasparenza e anzi, su questo tema, io chiederà un ampio dibattito in Consiglio comunale».

C’è dunque un contenzioso in arrivo tra Comune da una parte e Regione e Ministero delle Infrastrutture dall’altra?

«Al momento è impossibile dirlo, anche perché non sta a me immaginare i comportamenti, ad esempio, della magistratura».

Il parlamentare e consigliere di Forza Italia Michele Zuin le lancia un appello, invitandola a evitare lo scontro e sulle valutazioni dei tecnici sui lavori del Mose ipotizza possibili pressioni politiche.

«Pur stimando Zuin, devo dire che le sue dichiarazioni mi hanno irritato, perché non ho mai fatto alcun tipo di pressione sui tecnici, a differenza, forse, di quanto avvenuto in un recente passato. I tecnici faranno il loro lavoro e i risultati di esso saranno opportunamente pubblicizzati. Sarà il Consiglio comunale a dover dire se è d’accordo con le loro conclusioni».

E sui progetti alternativi al Mose?

«Devono essere messi a confronto pubblicamente con esso, come mi si dice non sia mai avvenuto sino ad oggi. Ho già invitato il Magistrato alle Acque e il Consorzio Venezia Nuova a predisporre per settembre-ottobre il confronto pubblico tra i vari progetti. A Rotterdam, ad esempio, prima di realizzare le dighe attuali, hanno confrontato almeno quattro proposte progettuali».

Cosa pensa del progetto del Magistrato alle Acque di portare all’Arsenale il centro di manutenzione e gestione del Mose e degli elementi delle dighe mobili?

«Mi sembra logico che le lavorazioni che riguardano il Mose vengano svolte nell’area veneziana e non con lunghi viaggi per trasportare i vari elementi. Per quanto riguarda l’Arsenale, l’importante è che tutto sia in linea con il masterplan dell’area».

Nella sua lettera a Lunardi lei ha chiesto il rifinanziamento della Legge Speciale dal 2006 e la convocazione del Comitatone.

«Indipendentemente dagli sviluppi della vicenda Mose, il rifinanziamento della Legge Speciale è indispensabile; so che Lunardi si è già impegnato in questo senso e ho chiesto la rapida convocazione del Comitatone per ripristinare dal 2006 i normali canali di finanziamento degli interventi di salvaguardia della città».

Intanto mancano, per il 2005, 35 milioni di euro per quegli interventi. Come li troverà il Comune?

«Il fabbisogno effettivo è più alto, tra i 45 e 50 milioni di euro. Inutile pensare di sforbiciare per anni il bilancio comunale o di strozzarsi con i nuovi mutui. Dobbiamo azzerare subito - entro luglio - la situazione, per poi ripartire il prossimo anno con una situazione diversa, con il rifinanziamento della Legge Speciale. Pertanto è giocoforza pensare a vendite mobiliari e immobiliari e una strada possibile è quella di un accordo complessivo con la Save per la cessione di quote».

Sembra la volta buona per la cessione del Casinò di Malta. Il direttore generale del Casinò Armando Favaretto avrebbe trovato un compratore disposto a rilevare la casa da gioco dell’isola.

«Sì, ormai sembra ci siamo, la vendita è imminente e credo che ne usciremo in modo più che decoroso, senza rimetterci nemmeno un euro».

Quelli che invece continua a perdere, rispetto al 2004, il Casinò di Venezia. Come va l’operazione rinnovamento?

«Tutti i consiglieri attuali hanno dato la loro disponibilità a farsi da parte e entro il 5 luglio raccoglieremo le nuove candidature. Poi bisognerà lavorare pancia a terra, con il nuovo consiglio e il nuovo staff per rimettere in sesto la casa da gioco, tornando a pensare solo a quella».

C’è anche un problema di uomini, e sarà anche nominato un amministratore delegato?

«C’è certamente anche un problema di uomini, ma penso piuttosto a una ridistribuzione delle deleghe tra presidente e direttore generale».

Per la nuova presidenza si fa il nome di Mauro Pizzigati.

«Le candidature sono diverse, e le stiamo raccogliendo per poi scegliere».

La nuova ordinanza sul moto ondoso è appena scattata e già fioccano le proteste, a cominciare da quelle dei trasportatori.

«Non le capisco. Non hanno firmato anche loro l’accordo sui nuovi criteri nella circolazione acquea introdotti dall’ordinanza?»

Il Venezia Calcio è fallito: il nuovo stadio si farà lo stesso?

«E’ un motivo in più per costruirlo: altrimenti non troveremo mai un imprenditore disposto a rilevare la società. In questa città mancano impianti per lo sport ad alto livello e dobbiamo provvedere».

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