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Giorgio Cecchetti
Bufera sul MOSE.Retata per le gare truccate
13 Luglio 2013
Venezia e la Laguna
Sette arrestati fra cui l’ex presidente del ConsorzioVenezia Nuova Giovanni Mazzacurati. Chissà se saranno così bravi da individuarea chi e perché siano finiti i “fondi neri” creati in Austria con i soldi deicontribuenti? La Nuova Venezia, 113 luglio 2013. Con postilla
Sette arrestati fra cui l’ex presidente del ConsorzioVenezia Nuova Giovanni Mazzacurati. Chissà se saranno così bravi da individuarea chi e perché siano finiti i “fondi neri” creati in Austria con i soldi deicontribuenti? La Nuova Venezia, 113 luglio 2013. Con postilla


C’è una legge, quella per lasalvaguardia della laguna di Venezia del 1984, che permette al ConsorzioVenezia Nuova di concedere i lavori senza alcuna gara pubblica o bando, essendo«concessionario unico». Ma gli appalti degli enti pubblici veneziani devono esseregestiti come prevedono le regole, invece l’ex presidente del Consorzio GiovanniMazzacurati (si è dimesso quindici giorni fa) avrebbe gestito, stando alleaccuse che hanno fatto scattare le manette ai suoi polsi, una gara per lo scavodei canali portuali di grande navigazione dell’Autorità portuale come sitrattasse di «cosa sua». «È stato individuato il ruolo centrale», scrivono inun comunicato gli investigatori della Guardia di finanza del Nucleo di Poliziatributaria che hanno fatto le indagini, «nel meccanismo di distorsione delregolare andamento degli appalti di Giovanni Mazzacurati, che predeterminava laspartizione delle gare allo scopo di garantire il monopolio di alcune impresesul territorio veneto, di tacitare i gruppi economici minori con il danaropubblico proveniente da altre Pubbliche amministrazioni e quindi di conservarea favore delle imprese maggiori il fiume di danaro pubblico destinato alConsorzio Venezia Nuova».

Ieri, su richiesta del pubblico ministero PaolaTonini, in manette sono finiti in sette agli arresti domiciliari, tra cuiMazzacurati nella sua casa veneziana, e il suo braccio destro per i rapporti dirappresentanza, l’ex socialista Federico Sutto (è stato segretario di Gianni DeMichelis prima di Giorgio Casadei e sindaco di Zero Branco), e Pio Savioli,consigliere nello stesso Consorzio Venezia Nuova per il Consorzio VenetoCooperativo. Ad altri sette indagati è stato applicato l’obbligo di dimora nelloro comune di residenza. Gli interrogatori da parte del giudice AlbertoScaramuzza inizieranno giovedì prossimo. Mazzacurati è difeso dagli avvocatiGiovanni Battista Muscari Tomaioli e Alfredo Biagini, Savioli dall’avvocatoPaolo De Girolami, i Boscolo Bacheto dall’avvocato Loris Tosi, Barbigiasindall’avvocato Marco Vassallo, Sutto, per ora d’ufficio, dall’avvocato BarbaraDe Biasi. Circa 500 uomini delle «fiamme gialle» hanno eseguito in Veneto,Lombardia, Friuli Venezia Giulia , Emila Romagna, Toscana, Lazio e Campaniacirca 140 perquisizioni negli uffici di numerose imprese e aziende e nelle casedi indagati e di chi potrebbe conservare documenti utili alle indagini. Leindagini del Nucleo di Polizia tributaria sono partite nel 2009, ancor prima diquelle che hanno portato all’inchiesta del pubblico ministero Stefano Ancilottosu Piergiorgio Baita e Claudia Minutillo. Hanno preso le mosse da una verificafiscale, una delle tante, alla Cooperativa San Martino di Chioggia: ifinanzieri hanno scoperto l’esistenza di una società austriaca, la «IstraImpex»con sede a Villach, grazie ad alcuni file in cui i titolari avevanonascosto la contabilità «nera».
Icontrolli hanno riguardato la fatturazione dal 2004 al 2009 per i lavori delMose. Grazie alla società in Austria, di cui secondo l’accusa eranoamministratori di fatto Mario e Stefano Boscolo Bacheto, sarebbe stato fattolievitare il costo dei sassi da gettare sulla diga nella bocca di porto diChioggia e acquistati in Croazia e delle palancole grazie alle fatture peroperazioni inesistenti per cinque milioni e 864 mila euro. Il sospetto, quindi,è che in Austria i titolari della San Martino avessero creato fondi neri. Sonoscattate le intercettazioni telefoniche ed ambientali. Lo sviluppo delleindagini ha permesso di ricostruire le manovre, tra i mesi di maggio e giugno2011, per pilotare l’appalto dell’Autorità portuale per lo scavo dei canalinavigabili. Si trattava di un lavoro diviso in tre stralci per complessivi 15milioni di euro. Un appalto che alla fine è stato vinto dall’Associazionetemporanea d’imprese composta dalla «Lavori Marittimi e Dragaggi,» da «Zetasrl», «Clodiense Opere Marittime srl», «Somit srl», «La Dragaggi srl», la«Tiozzo Gianfranco srl», la «Nautilus stl» e la «Boscolo Sergio Menela e Figlie C. srl». Una gara vinta con un ribasso dell’11 per cento, quando invece inanaloghe gare il ribasso praticato è stato anche del 46 per cento. In questomodo l’Autorità portuale ha speso da due a quattro volte di più per ildragaggio di quei canali. Alla gara avevano partecipato altre due ditte, la«Rossi Costruzioni generali srl» e la «Sales spa», che avevano presentatoribassi del 2,8 per cento e del 2,2 per cento, evidentemente fittizie. Masoprattutto non avevano partecipato alla gara la «Mantovani, la «San Martino»,la «Co.Ve.Co.» e la «Nuova Coedemar». Stando alle accuse, a fronte delledoglianze del titolare della «Lavori9 Marittimi Dragaggi» di non aver ottenutodal Consorzio lavori per il Mose, Mazzacurati lo avrebbe assicurato che illavoro del Porto se lo sarebbe aggiudicato lui. Con la collaborazione di Suttoe Savioli avrebbe convinto le imprese più importanti a lasciar perdere e a nonpresentare offerte, in cambio di alcuni lavori del Consorzio per laricostituzione delle barene, e alle due che si erano presentate alla gara diproporre un ribasso ampiamente inferiore a quello di chi doveva vincere. Ititolari di tutte le ditte coinvolte, chi non si è presentato e chi ha vinto,sono sotto inchiesta.

Postilla
Un caso clamoroso di conflitto d'interessi, che è all'origine della nascita del consorzio Venezia Nuova e della decisione di affidare a un consorzio d'imprese, quale concessionario unico dello Stato, la progettazione, sperimentzione ed esecuzione di un insieme di interventi su un ecosistema di enorme qualità e fragilità. Quella che appare dallo scandalo giudiziario è solo la punta di un iceberg. Aspettiamo che emerga il resto

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