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Luca Villoresi
Bufalotta, le ultime case dentro il Gra
18 Aprile 2006
Roma
Una delle 'nuove centralità' disegnate dal PRG di Roma: una ciambella di cemento. Da la Repubblica, ed. Roma, 18 aprile 2006 (m.p.g.)

Il marciapiede di Largo Labia, ultimo solco d´aratro della metropoli, finisce improvvisamente nel fango. Dietro la rete comincia la terra di nessuno, affacciata sugli spazi della campagna romana. E quelle trincee fresche di scavo, apparentemente così banali e provvisorie, rimarcano, per la storia e per la cronaca, il confine tra presente e futuro. Il passato è da qualche parte, alle nostre spalle, con le appendici della borgata. Roma non si vede; ma non deve essere troppo distante, come testimonia la fila degli autobus - 92, 36, 235, 90 Express - che sosta nel piazzale tra una corsa e l´altra. Da questo colle gli abitanti dell´antica Fidene controllavano la riva sinistra del Tevere, sopra la confluenza dell´Aniene. Tremila anni dopo siamo a un tiro di capolinea dalla stazione Termini. Ma la vista può ancora spaziare lontano, fino agli orizzonti di Valmelaina e del Tufello. Tutti quei mucchi di argilla smossa sembrano però annunciare l´arrivo di qualche grossa novità, già iscritta nei destini dell´Urbe. Una volta da quest´altura, per vaticinare il futuro, si interrogava il volo degli uccelli. Al giorno d´oggi basta consultare il foglio 11 del nuovo piano regolatore.

Dunque, ecco lì davanti, tutta distesa, una bella fetta di quella che in gergo politico urbanistico si chiama la «Centralità Bufalotta»: due milioni di metri cubi di nuove costruzioni. Uno dei capitoli fondamentali di un piano regolatore che si appresta a ridisegnare i profili dell´intera cinta extra urbana: un ciambellone di cemento, arrotolato sul Grande raccordo, tutto attorno a quell´anello d´asfalto chiamato a svolgere - dentro o fuori - quella che un tempo era stata la funzione delle mura cittadine. Negli ultimi anni il settanta per cento delle nuove abitazioni (e Roma, con il record dei prezzi, detiene anche quello della città italiana dove si è costruito di più) sono state realizzate all´esterno del Gra. E tutti i nuovi insediamenti previsti dal piano regolatore sorgeranno al di fuori del raccordo anulare. Con una sola eccezione: la Bufalotta. Un intervento di peso (anche progettuale, stando alle firme degli architetti) che avrà molti riflessi, diretti e indiretti, sull´area che gravita tra Flaminia e Tiburtina.

Le centralità sono fatte così. Le puoi prendere da destra, o da sinistra; ma gli approcci, per quanto divergenti, finiscono alla stessa conclusione. Anche alla Bufalotta, dunque, si può arrivare da strade opposte. Ci si può tuffare, senza preamboli, dal Grande raccordo, immergendosi in fondo a quello che fino a ieri era solo un anonimo svincolo cieco e oggi è già un nuovo punto cardinale, segnalato dai vessilli gialli e blu dell´Ikea. Accanto al santuario dell´arredamento svedese, ormai meta consolidata di lunghe processioni, ferve un enorme cantiere. Si realizzano, in dimensioni adeguate alla mole delle escavatrici, una catena di nuovi templi merceologici, un intero Pantheon mega, super, iper, ultra. Visione agli antipodi, eppure simile, a quella che si incontra arrivando lungo il classico itinerario delle mappe ottocentesche: via della Bufalotta, «tenuta posta otto miglia distante da Roma, fuori di Porta Pia, al fine di una strada campestre». Un frammentario susseguirsi di casette e condomini, orti e carrozzerie imbudellate, tra un campo coltivato e un monnezzaro, nelle dimensioni proprie di una ex strada campestre. Si arrivi da dove si arrivi, però - si passi per l´edilizia economica popolare, la residenziale, l´abusiva - alla fine ci si ritroverà comunque davanti alle diverse facce della stessa espansione; una necessità connaturata alla stessa fisiologia del Moloch che ingoia ettari e risputa metri quadri.

La metamorfosi di un territorio è anche una metamorfosi linguistica. E la questione non si limita alla toponomastica degli stradari, alle inaugurazioni delle vie dedicate al cantante o all´attore, ai viadotti spartiti, un pezzo a testa, tra Gronchi, Saragat e Pertini. Nonostante una certa propensione per i biglietti da visita in inglese (Building, Holliday, Mister, Dream) i costruttori, gli immobiliaristi, tutti quelli che vendono case non disdegnano l´italiano, purché suoni in un certo modo. Vedi i comprensori, i residence, le sfilze di palazzi venuti ad occupare le vigne e i poggi fino a ieri evocati da indicazioni caserecce, ispirate a storie di malaffare, o radicate nella botanica della gramigna e della cicoria. Ti guardi attorno. E scopri che ormai è tutto un fiorire di magnolie e orchidee. Se gratti dietro la superficie dei cartelloni del «Vendesi» e «Affittasi» ritrovi comunque, ben mimetizzate, le denominazioni originali dei fondi: la Vignaccia, il Cannettaccio, l´Ortaccio... Vecchia geografia agro romanesca. In effetti non suona: come reclamizzi un condominio costruito su un fondo che si chiamava Gallinaro? Meglio i Colli fioriti, i Bei poggi e la marana assurta a Candida fonte.

La capanna dell´età del ferro è stata ricostruita col suo tetto di paglia là dove l´avevano ritrovata, nel giardinetto di un condominio che da via Quarrata si affaccia, speculare a Largo Labia, su un altro orizzonte di grattacieli dispiegati come un arco dentale. Acquedotti ed elettrodotti. Nessun´altra città riesce ad assemblare con altrettanta indifferenza epoche tanto diverse. Una volta da Fidene passava il confine che divideva i latini dagli etruschi; e da quassù si controllavano i traffici - sale, pecorino, vasellame - che andavano verso la Sabina o la Campania. Oggi i punti di riferimento si chiamano A1, A 24, Gra, Fs... la ferrovia, che ha tagliato il colle e le borgate lasciando da una parte Fidene e dall´altra Villa Spada, sorelle siamesi separate in casa da un ponticello a senso unico alternato. Nel panorama prossimo venturo bisogna adesso inserire qualche centro commerciale, un po´ di edilizia residenziale di livello medio alto, alcune strutture direzionali (la Rai, ad esempio, che si troverebbe non lontano da Saxa rubra). A conti fatti un terzo dei 129 mila ettari dell´agro fidenate sarà edificato; gli altri due terzi, il futuro parco delle Sabine, rimarranno verdi. La mappa dice così. Ma come fai a immaginare, orizzontali e verticali, vuoti e pieni, la centralità Bufalotta senza collegarla alla galassia delle cubature che le gravitano attorno?

Castel Giubileo, Cinquina, Nuovo Salario, Serpentara uno, Serpentara due.... Case, ville, palazzi, inframmezzati da realtà agricole anche notevoli, come la Cesarina e la Marcigliana. Certo una cosa è guardare la carta... un´altra osservare un panorama dall´alto... un´altra ancora calarsi nella realtà. Per perdersi nella schizofrenia di una segnaletica che ora ti sbatte verso un quadrifoglio senza svincoli, ora ti costringe nelle spire di una borgata assurta al rango di quartiere, ora ti ignora, affidandoti alla tradizione orale: «Avanti, fino alla rotonda con al centro la statua di un tizio... un santo, un cardinale, boh... si riconosce perché è proprio bianca bianca... l´hanno appena ripulita, ché l´avevano tutta dipinta di giallo e rosso». Avanti, fino a calarsi in quei riquadri grigi che, stando allo stradario, non hanno strade. Canneti, calcinacci, sentieri selvaggi battuti da carovane di camion inzaccherati. Gru e greggi, ruspe e randagi. L´ultima, provvisoria frontiera tra l´oggi e il domani. E il capo di un filo che avvolge la città, perché due milioni di metri cubi sembrano tanti, ma, a chiudere il cerchio, stando alle mappe del nuovo piano regolatore, ne mancano più o meno un´altra sessantina.

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