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AA.VV.
Berlusconi: Il MoSE opera emblematica del mio regime
30 Settembre 2005
MoSE
Avanti come carri armati verso la distruzione della Laguna: impegno personale di Berlusconi, con qualche caramella. Cacciari: “Siamo rimasti soli”. Coinvolto anche l’Arsenale. Dai giornali del 28 e 29 settembre 2005

Notizie e commenti da il Corriere della sera, il Gazzettino (un intervento di Stefano Boato), la Nuova Venezia (articoli di Alberto Vitucci e Roberta Dei Rossi)

Corriere della Sera, 28 settembre 2005

Venezia, scontro sul Mose Cacciari: ci sono alternative

VENEZIA — Mose ancora sotto esame, tra polemiche e proteste. Oggi alle 15 le sale di Palazzo Chigi ospiteranno il vertice del comitato interministeriale per la Salvaguardia di Venezia. Intorno allo stesso tavolo siederanno il ministro per le Infrastrutture Piero Lunardi, Giancarlo Galan e Massimo Cacciari, insieme agli amministratori dei comuni che usufruiscono della Legge speciale per Venezia. Al centro del dibattito c'è sempre lui, il Mose: i lavori, iniziati nell'aprile del 2003, proseguono, ma lo scontro è tutt'altro che chiuso. Sabato Lunardi aveva risposto così a chi, da Venezia e Chioggia, chiedeva una tregua in attesa di una verifica approfondita del piano: «C'è solo il Mose, non esistono progetti alternativi». Una stoccata contro Cacciari, che dapprima finge di minimizzare — «Nessuna polemica con Lunardi, per il semplice motivo che non l'ho ancora incontrato» —, poi rilancia: «Chiederò un sereno, corretto e fondato confronto sull'attuale progetto Mose e su eventuali idee e progetti alternativi che non hanno goduto dei 1.500 miliardi di finanziamenti per studi e ricerca che invece il Mose ha avuto».

I PROGETTI ALTERNATIVI — Il fronte delle soluzioni alternative vede Cacciari scontrarsi non solo con il ministro, ma anche con il presidente forzista della Regione Veneto. Con Galan l'unico accordo sembra essere quello sui soldi necessari per la «sopravvivenza» della città lagunare. Cacciari oggi non chiederà al governo di bloccare i cantieri del Mose, ma è vero che l'amministrazione comunale, a differenza di quella regionale, vuole tornare a Venezia con l'impegno del governo a discutere dei progetti alternativi al Mose che in questi mesi sono stati discussi nella sede consiliare. In ballo ci sono anche gli 11 punti un tempo posti dal Comune come condizione preventiva per il sì al Mose: punti che però aveva senso discutere — ha sottolineato Cacciari in un incontro con il Magistrato alle acque — «solo se avessero potuto precedere i lavori del Mose». a soluzione è un mese di convegni seri, perché Venezia possa confrontarsi con il suo futuro: «Non esiste che un'opera del genere venga realizzata bypassando la città e il consiglio comunale». Ma questo vuol dire «tirare» fino a dicembre, quando a pronunciarsi dovrà essere il Consiglio, e arrivare a ridosso del confronto elettorale. Chiosa Cacciari: «Aspetto un governo di centrosinistra, più ancora che per fermare o meno il Mose, per i soldi di cui Venezia ha bisogno. Mi auguro una sensibilità maggiore di quella dimostrata dal governo negli ultimi due anni».

LE RICHIESTE AL GOVERNO — Oggi, dunque, in pieno clima-Finanziaria, Venezia batterà cassa per 1.800 milioni di euro per il triennio 2006-2008, risorse per il Mose escluse, visto che per la terza tranche di lavori il Magistrato alle acque chiederà al governo 900 milioni di euro. Di questi 1.800, 129 servono al Comune solo per quest'anno, per la sopravvivenza di Insula, la società che gestisce le manutenzioni della città e lo scavo dei canali, per il restauro dei musei, ma anche per dare nuovi contributi alla casa e scongiurare l'esodo. Seicento milioni li chiede la Regione, in parte anche per gli interventi di disinquinamento di Porto Marghera. Ufficialmente il governo ha «blindato» il Comitatone — organo tradizionalmente tecnico — con un ordine del giorno senza spiragli per discussioni politiche. Ma è chiaro che — su fronti opposti — sia Cacciari che Galan premeranno per mandare i propri messaggi. Di Cacciari si è detto. Quanto al presidente del Veneto, non gli sfugge che questo potrebbe essere l'ultimo Comitatone guidato da un governo di centrodestra. E il suo obiettivo è incassare un segnale politico: avanti col Mose. Senza aprire la via ai confronti.

«Non è vero che le chiuse mobili sono prescritte dalla legge»

Stefano Boato

il Gazzettino, 29 Settembre 2005

Sulla salvaguardia di Venezia si registrano alcune cadute di responsabilità.

Il Procuratore della Repubblica Fortuna si lascia andare ad una difesa d'ufficio, inopportuna se non altro per il suo ruolo di giudice, nella quale sostiene che il progetto Mose è automaticamente approvato dalla legge.

Ma la legge del 1992 da lui citata prescrive che le opere di regolazione delle maree sono subordinate allo "adeguato avanzamento" del riequilibrio idraulico-morfologico, dell'arresto del processo di degrado della laguna, della sostituzione del traffico petrolifero, dell'apertura delle valli da pesca all'espansione delle maree. Opere che il "Piano degli Interventi" del 1991 citato dal dott. Fortuna prevedeva di dover completare entro il 1997 e che invece sono appena avviate o neppure iniziate (come certificato dal voto del Consiglio Comunale di Venezia).

Le verifiche scientifiche (del Ministero dell'Ambiente e del Comune) hanno confermato che con questi interventi si possono ridurre da subito le punte di marea di almeno 20-25 cm eliminando il problema delle acque alte per alcuni decenni. Perché dobbiamo subirle ancora mentre il fenomeno si accentua di anno in anno ? Perché, contro la legge, si vuole imporre invece prima l'attuazione del Mose?

Spiace dover spiegare a un giudice che le prescrizioni di legge vanno rispettate e devono poi attuarsi con progetti e cantieri approvati con le procedure delle leggi ordinarie e speciali.

Inoltre il progetto Mose non rispetta neppure le prescrizioni di base: non è "graduale", né "sperimentale", né "reversibile". Rispetto poi alla supposta già avvenuta approvazione per legge, il progetto ha già cambiato gran parte delle "proposte" iniziali del Piano degli Interventi del 1991 citato: le profondità (e quindi l'entrata di marea) alla bocca di Lido sono aumentate contravvenendo i principi enunciati dal Piano stesso (!), le configurazioni della bocca di Malamocco e di Chioggia sono state completamente stravolte, la conca di navigazione per le mega navi allora esclusa è stata invece inserita, i mega-cassoni di base che dovevano essere prefabbricati altrove vengono invece costruiti in loco, l'ubicazione dei cantieri non é decisa "d'intesa con le Amministrazioni locali" ma con la loro (Comune e Provincia) formalizzata netta opposizione, ecc.

Del progetto sono stati certificati, dalla Commissione Nazionale Statale, i gravissimi e devastanti impatti ambientali e paesaggistici sin dal 1998; giudizio negativo di merito scavalcato con decisione politica. Ma ancor più grave è il fatto che ormai da almeno cinque anni sono stati evidenziati anche gli errori di impostazione del progetto: non affidabilità delle fondazioni, sistema intrinsecamente instabile che comporta la necessità di monitoraggio e azione continua con enormi e complessi impianti sotterranei e subacquei, rischi di guasti anche catastrofici (allagamento dei tunnel sottomarini), possibilità di rottura per oscillazione in risonanza con le onde e/o per ribaltamento delle paratoie, inaffidabilità delle cerniere-connettori, gravi tempi e modalità di costruzione e installazione, enormi costi ed esigenze di gestione e manutenzione, inoperosità per le acque alte più frequenti e non gestibilità nell'ipotesi di un grande innalzamento del livello medio marino (paratoie sempre chiuse), ecc.

Chi ha responsabilità pubblica vuole farsi carico di questa situazione?

A proposito della legittimità dei cantieri, spiace che il Presidente Galan, nel ritenerli "conformi" ai piani territoriali e urbanistici (resta incontestato il mancato rispetto delle normative ambientali europee) dimentichi e contraddica la sua delibera di fine 1998 con cui prendeva atto della difformità con il Piano Paesaggistico Regionale (Palav), con il Piano Territoriale Provinciale e con i Piani Urbanistici Comunali e della necessità di convocare una "Conferenza dei Servizi" (ed eventuali successive ulteriori procedure parlamentari e governative) ai sensi delle norme vigenti.

la Nuova Venezia, 29 settembre 2005

Berlusconi: il Mose si fa

Alberto Vitucci, Roberta Dei Rossi

ROMA. I lavori del Mose non si possono più fermare. Questo il concetto ribadito con forza da Silvio Berlusconi al termine della seduta del Comitatone, riunitosi ieri a Palazzo Chigi. Il premier ha presieduto di persona la seduta e ha assicurato l’impegno del governo per il reperimento dei fondi: «Un’opera epocale, che sarà il simbolo di questo governo e che ci costerà 4,3 miliardi di euro». «Un’opera di regime», taglia corto il sindaco Massimo Cacciari.

Il capo del governo ha annunciato lo stanziamento da parte del Cipe di 700 milioni. Quindi ha ascoltato le richieste degli altri enti presenti, dando soddisfazione un po’ a tutti. Esulta Galan. Una parola di riguardo è arrivata per il nuovo Palazzo del Cinema: «Mi impegno fin da stanotte - ha detto Berlusconi - a mettere in Finanziaria i soldi necessari». Poi però ha aggiunto che «la coperta è corta e il denaro a disposizione è poco».

Berlusconi: «Per il Mose 4,3 miliardi»

Subito altri 700 milioni. Il premier promette i soldi per il palazzo del Cinema

ROMA. Avanti tutta con i lavori del Mose, rifinanziato con 700 milioni di euro. E qualche lira dalla Finanziaria (380 milioni di euro in tre anni, invece dei 1800 richiesti) agli enti locali. Sono le decisioni prese ieri a Roma dal Comitatone, presieduto per l’occasione da Silvio Berlusconi. «L’opera è decisa e finanziata, si va avanti», ha detto il premier, affiancato in sala stampa dal solo presidente del Veneto Giancarlo Galan, «mi pare che oggi siano stati risolti tutti i dubbi che si sentivano ancora nell’aria rispetto a questa grande opera». Nessun cenno alle alternative.

«Noi non abbiamo alcun potere di fermare alcunché», dice il sindaco davanti a palazzo Chigi alla fine, «ma posso assicurare che in città si discuteranno presto i progetti alternativi. Se il Magistrato alle Acque ci sta, bene. Altrimenti faremo da soli». Ma lo scontro per ora è rinviato. Due ore di riunione nella sala verde di palazzo Chigi. E poi la conferenza stampa di Berlusconi e Galan.

MOSE «Non si torna più indietro - scandisce Berlusconi - l’opera è decisa, in parte finanziata e in stato avanzato di realizzazione. Costerà 4 miliardi e 300 milioni di euro. Ne sono già stati attivati 1200, e 700 arriveranno dal Cipe. Una sicurezza per le imprese. Dopo 37 anni abbiamo varato quest’opera epocale, grazie all’attività del governo. E per il 2011 contiamo di vederla realizzata. Realizzeremo presto anche il ponte sullo Stretto, oltre al traforo del Frejus. Sono le tre opere epocali che resteranno come segno del nostro operato».

IL FILM In apertura di seduta il Consorzio Venezia Nuova proietta un filmato sullo stato dei lavori delle opere preliminari del Mose in laguna. «Roba da istituto Luce», sbottano i delegati del Comune, «si vedevano sassi buttati in acqua e ruspe». Berlusconi è di parere opposto. «Il filmato ci ha mostrato l’avanzamento dei lavori che è rilevante. Anche da profani possiamo dire che il modo con cui si presentano dà garanzia che sia la soluzione giusta di un problema di sempre. I dibattiti sono ormai alle spalle, si va avanti».

I FONDI «La coperta è corta e i soldi sono pochi. Ma mi impegnerò anche stanotte per portare a casa i fondi che sono stati richiesti», dice Berlusconi con tono da buon padre di famiglia. Per ora la ripartizione dei fondi è solo teorica. E il totale disponibile sulla carta è circa un quinto delle richieste avanzate soltanto ieri. Per i prossimi tre anni la Finanziaria dovrebbe rendere disponibili 380 milioni. Di questi un terzo andranno alla Regione per il disinquinamento e lo scavo dei canali portuali (137 milioni), altrettanti al Comune per la manutenzione ordinaria, i restauri e i contributi ai privati (129 milioni). 84 milioni saranno invece destinati al Magistrato alle Acque per i restauri di chiese e edifici demaniali, 23 milioni e mezzo andranno al Comune di Chioggia, 6 e mezzo al Cavallino. Le necessità degli altri enti - su richiesta di Cacciari - saranno valutate dal Comune.

CIPE Resta separato il canale di finanziamenti del Mose attraverso il Cipe. La prossima tranche dovrebbe prevedere fondi per almeno 700 milioni di euro in tre anni. Per realizzare il Mose sono già stati stanziati 100 milioni di euro da vecchie Leggi Finanziarie, 450 milioni di euro dal Cipe nel novembre 2002, 638 milioni di euro dal Cipe nel dicembre 2004. Il decreto dei 638 milioni è stato firmato il 25 luglio scorso dal ministro Siniscalco e dovrebbe coprire i lavori preliminari, le conche di navigazione e l’isola del bacàn a partire dal 2007. Sei progetti sono stati approvati in luglio dal Comitato tecnico di magistratura nonostante la diffida inviata dagli ambientalisti e dal Comune. I 700 milioni annunciati ieri serviranno per avviare la seconda fase, qualla della costruzione dei cassoni in calcestruzzo e delle paratoie.

11 PUNTI Le condizioni che il Consiglio comunale aveva posto nel 2003 all’avanzamento del progetto Mose sono ormai in larga parte superate. Alcune proposte sono state presentate ieri dal Magistrato alle Acque e riguardano la possibilità di sperimentare a Malamocco (e non al Lido come era richiesto in origine) forme di riduzione dell’impatto della marea con cassoni carichi di pietre adagiati sul fondo. L’Ufficio di Piano dovrà ora condurre un approfondimento tecnico sugli undici punti.

MARGHERA Via libera al marginamento delle aree inquinate, che sarà affidato al Consorzio Venezia Nuova con i finanziamrenti versati dalla Montedison per il processo del Petrolchimico e altri 66 milioni di euro disponibili da altre transazioni giudiziarie (Eni e Sindyal). 40 milioni di euro saranno destinato allo scavo dei canali portuali, su richiesta del commissario straordinario Vittorio Casarin. «Non basta sostituire le celle a mercurio con celle a membrana», ha detto Galan, «occorre cambiare rotta e garantire la sicurezza». «Un siparietto del solito Galan», ha commentato Cacciari.

LA CURIOSITA’ La sala stampa deserta si riempie appena viene dato l’annuncio: «Sta arrivando il Presidente». Scende Berlusconi, seguito dal solo Giancarlo Galan, che mostra ai giornalisti un libro nuovo di stampa. Si intitola «Berlusconi ti odio». «Che vergogna, sono raccolte di agenzie», sbotta Galan, «in un Paese civile non si dovrebbe fare».

SUBLAGUNARE Il Comune e la Provincia hanno bocciato il progetto. Ma ieri ci ha pensato la Regione a ritirarlo fuori, chiedendo i finanziamenti al Comitatone. «Occorre risolvere una volta per tutte il non più procrastinabile problema degli accessi al centro storico lagunare - ha detto ancora Galan -. Senza la sublagunare il nuovo disegno di salvaguardia e di sviluppo non ha senso».

PALAZZO DEL CINEMA E’ a sorpresa lo stesso Berlusconi ad annunciare, dopo il Mose, la volontà del governo di costruire il nuovo palazzo del Cinema al Lido. «Mi impegnerò già stanotte - scandisce - per inserire nella Finanziaria i fondi per il nuovo palazzo del Cinema. Un’aspettativa non solo della città ma anche dell’intero mondo del cinema. Crediamo si debba trovare con il Comune una soluzione per poterlo realizzare».

IL COMUNE Soddisfazione è stata espressa dalla delegazione di Ca’ Farsetti, perché il Comitatone ha accolto la richiesta di tornare all’antico sistema di finanziamenti per la città attraverso la Legge Finanziaria. Continua invece il braccio di ferro sul Mose. Nei prossimi giorni in Comune si decideranno le modalità del dibattito sulle proposte alternative.

IL PROGETTO Secondo il Consorzio Venezia Nuova il progetto Mose dovrebbe essere ultimato nel 2011. Prevede la chiusura delle tre bocche di porto con 79 paratoie in acciaio, ancorate sul fondo a 157 cassoni di calcestruzzo di 50 metri per 30 e alti 3. Dai fondali della laguna saranno scavati 8 milioni di metri cubi di materiali e infissi 12 mila pali di cemento armato lunghi fino a 19 metri. Sulle procedure del Mose pende un ricorso alla Corte europea. Gli uffici tecnici del Comune hanno dichiarato i cantieri «illegittimi» e la Procura ha aperto un’inchiesta per verificare la fondatezza dell’esposto delle associazioni ambientaliste.

«Opera inutile, di sola immagine»

Verdi, Pdci e Legambiente compatti nell’attacco al governo

VENEZIA. «Allora per la salvaguardia di Venezia c’è solo da sperare che cambi presto il governo», commenta la deputata Verde Luana Zanella, «la pressione delle lobby è tale da schiacciare le volontà dei sindaci, mentre il governo non si ferma nemmeno a valutare progetti più flessibili, meno costosi, graduali e reversibili come richiesto dalla legge di salvaguardia». «Il Mose è un’opera dai costi economici ed ambientali enormi. Insostenibili per il delicatissimo ecosistema lagunare. Faremo un’opposizione ferrea alla prosecuzione dei lavori», le fa eco Francesco Ferrante, di Legambiente, «l’unico obiettivo del Governo è lasciare il segno, senza preoccuparsi delle conseguenze sui cittadini e sull’ambiente, evidenti dopo le prime devastazioni dei cantieri». «Quel che conta per il Cavaliere è giocarsi il tutto per tutto», afferma Marco Rizzo, eurodeputato del Pdci, «Berlusconi vede avvicinarsi giorno per giorno la sconfitta e gioca la carta delle grandi opere, ma non si illuda: dopo 5 anni di malgoverno, nemmeno i fasti imperiali renderebbero la credibilità ad una compagine governativa ridotta a gruviera». Di tutt’altro avviso Mauro Fabris, vicepresidente della commissione Lavori pubblici e senatore dell’Udeur, che accoglie invece come «positive» le decisioni del Comitatone: «Ho sempre considerato il Mose, assieme alle altre opere di rivisitazione e tutela della laguna opera essenziale per garantire la salvaguardia della città stessa. Il progetto fu studiato e voluto anche dai governi precedenti: va considerato un’opera su cui non sono ammissibili speculazioni di natura politica e di piccolo cabotaggio».

Replica alle polemiche ambientaliste il deputato azzurro Cesare Campa: «Ancora una volta la sinistra, che tiene in sacco Venezia, si è dimostrata estranea alla vasta azione d’intervento del governo Berlusconi a favore della salvaguardia, obiettivo prioritario per garantire il futuro della Serenissima», «mi auguro che il sindaco non sia costretto ad assecondare la politica dello sfascio di una sinistra incapace di progettare la modernizzazione».

L’Arsenale sarà il cantiere per i cassoni

VENEZIA. Che la giornata non avrebbe riservato alcun clamoroso dietro front del governo sul via libera al Mose, lo si era capito in mattinata, quando è stata apposta la firma sul contratto con il quale il Demanio ha concesso in uso al Consorzio Venezia Nuova le Tese Nuovissime e i Bacini di carenaggio dell’Arsenale Nord, per farne - una volta restaurati - proprio la sede della centrale operativa e dei cantieri per la manutenzione dei cassoni del Mose, come già annunciato nei mesi scorsi.

Un progetto che - quando la Nuova ne diede notizia, all’inizio dell’estate - aveva lasciato «stupefatto e sconcertato» il vicesindaco Michele Vianello e si era tirato dietro gli strali di Italia Nostra, con il presidente veneziano Alvise Benedetti che rifuggiva da «un Arsenale caduto così in basso, trasformato in cantiere per costruire enormi cassoni in ferro».

Per converso, sottolineandone la piena sintonia con il piano particolareggiato del Comune sull’area, in una nota il Demanio saluta l’intesa firmata con il Magistrato alle Acque e il Consorzio Venezia Nuova, come «un’importante operazione grazie alla quale si potrà finalmente realizzare definitivamente il restauro di una buona parte dei suggestivi edifici storici collocati nella parte Nord dell’Arsenale di Venezia e si restituirà compiutamente allo stesso compendio immobiliare la funzione simbolo di “luogo della produzione” che per 900 anni ha caratterizzato l’Arsenale veneziano». La concessione, che prevede la corresponsione allo Stato di canoni concessori a valore di mercato, avrà durata di 19 anni e potrà essere rinnovata. Da parte sua, il Consorzio Venezia Nuova - concessionario unico del Ministero delle Infrastrutture e del Magistrato alle Acque di Venezia per la realizzazione degli interventi per la salvaguardia - ultimerà la ristrutturazione degli edifici e la realizzazione delle nuove opere finalizzate al loro utilizzo entro la fine del 2008, quando l’Arsenale Nord potrà diventare a tutti gli effetti la sede della centrale di coordinamento del Mose e un cantiere per il rimessaggio dei cassoni, che a quel punto - stando al cronoprogramma - dovrebbero iniziare ad essere infissi sui fondali delle bocche di porto. «Si tratta di un atto estremamente importante», commenta entusiasta il governatore Giancarlo Galan, «viene così proseguita e intensificata l’opera di restauro e di rivitalizzazione di una gran parte dell’Arsenale, ma soprattutto la concessione prevede che proprio in quel mitico luogo avverrà la realizzazione, manutenzione e gestione del Mose».

(Roberta De Rossi)

Cacciari «Le paratoie un esempio di regime»

ROMA. «La grande opera di regime procede, e certo non potevamo essere noi a fermarla. Prendo atto che per il confronto sulle alternative non c’è alcuna disponibilità da parte di questo governo. Temo che dovremo procedere da soli, almeno fino a un prossimo futuro». E’ soddisfatto solo a metà, il sindaco Massimo Cacciari. Sono state accolte le sue proposte sui fondi da destinare direttamente agli enti locali attraverso il vecchio meccanismo della Finanziaria. «Ho molto apprezzato - dice Cacciari - il fatto che il presidente del Consiglio sia stato sempre presente, nell’imminenza della discussione sulla Finanziaria. Questo implica una sua assunzione diretta di responsabilità, e speriamo che le nostre richieste siano accolte per garantire la manutenzione della città», Sulle contestazioni alla legittimità dei cantieri del Mose. Cacciari ha detto che «nella sua relazione il Magistrato alle Acque ha confermato la sua assoluta tranquillità Stato sulle procedure adottate. I dubbi saranno sciolti da chi di dovere». (a.v.)

GALAN «E’ tutto andato per il meglio»

ROMA. «Sono visibilmente soddisfatto, come direbbero i giornalisti. Oggi si è chiuso un percorso lungo 37 anni, 1500 milioni di euro di consulenze e di valutazioni. Si va avanti con il Mose, e le alternative sono soltanto fantasie».

Giancarlo Galan in versione discreta, quello che compare - unico e solo. perché gli altri ministri se ne vanno in anticipo e Cacciari non partecipa - in sala stampa accanto al presidente Berlusconi. Il Capo del governo parla per un quarto d’ora, poi gli cede la parola. «Prego presidente». Galan è davvero soddisfatto. Sottolinea con piacere il fatto che ai dubbi di Cacciari il tavolo del Comitatone non ha concesso spazi. «Anche i cinque saggi del governo Prodi», conclude, «avevano confermato l’insussistenza di alternatiove a questo progetto». «Oggi si apre la seconda fase della costruzione del Mose», conclude il presidente della Regione, «con nuove prospettive per passare da una politica conservatrice e difensivistica alla metropoli di equilibrio tra cultura, ambiente ed economia». (a.v.)

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