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Enrico Pilia
Berlusconi: i sardi devono votare "Sì"
4 Ottobre 2008
Sardegna
Il presidente del Consiglio invita a votare Si al referendum che vuole abolire la legge salva coste della Sardegna. L’Unione Sarda 3 ottobre 2008, con postilla

Il premier se la prende con «la legge che blocca lo sviluppo». Da Roma Silvio Berlusconi interviene sul referendum urbanistico sardo: «Necessario votare Sì».

Per l'ambiente, per lo sviluppo, per una stagione turistica «che deve durare tutto l'anno». Silvio Berlusconi, all'interno della conferenza stampa sulla scuola (con il ministro Gelmini), dopo aver mandato in soffitta lavagna, gessetti e cancellino, si pone un altro obiettivo: «Chiedo ai sardi di cancellare la legge che ha fermato lo sviluppo economico di questa meravigliosa isola, una terra verde tutto l'anno». Di fronte a una cinquantina di giornalisti e alle telecamere di tutte le testate nazionali, il presidente del Consiglio chiede «un risultato importante» per il referendum di domenica: «I sardi devono votare Sì, per il rispetto dell'ambiente, ma soprattutto perché il territorio diventi una risorsa che dia occupazione per dodici mesi all'anno».

TROPPI VINCOLI Se la prende con «i limiti imposti dal Piano paesaggistico», attacca la politica della Regione «eccessivamente rigida, che non consente agli investitori di pensare e realizzare strutture che diano lavoro e che consentano di destagionalizzare il turismo, certamente la risorsa più importante di cui dispone la mia seconda terra». In sala stampa, ci sono i parlamentari Paolo Vella - entrato in polemica con il presidente Renato Soru proprio a causa della sospensione dall'incarico di direttore della tutela del paesaggio - e Piero Testoni, responsabile della comunicazione del Pdl in Sardegna, il senatore Romano Comincioli (ancora influente in Sardegna nonostante una carriera politica esclusivamente romana) e due consiglieri regionali di Forza Italia, Giorgio La Spisa e Claudia Lombardo. A loro, con lo sguardo, si rivolge il premier: «L'Isola, per chi non ha la fortuna di viverci, non si gode se non un mese e mezzo l'anno: dal 15 luglio al 30 agosto, a causa di una politica che è la negazione di un progetto di sviluppo». Non si ferma, il presidente, nonostante i tempi strettissimi imposti da un cerimoniale che nessuno discute, a Palazzo Chigi: precedenza sempre ai temi nazionali. Per Berlusconi, evidentemente, la campagna referendaria del suo centrodestra ha lo stesso peso della lavagna multimediale del ministro Mariastella Gelmini: «La parola d'ordine deve essere destagionalizzazione, in Sardegna deve finalmente decollare l'industria dei congressi, delle importanti manifestazioni che richiamino il grande turismo anche a gennaio e febbraio, quando la Sardegna è da godere davvero. Fatevelo dire da uno che ci viene tutti i week end dell'anno». Il referendum, ha concluso Berlusconi, «regalerà un risultato importante, anche grazie all'impegno del centrodestra sardo, compatto nel mostrare ai sardi quale strada prendere per disegnarsi un futuro di lavoro e sviluppo. Se fossi sardo, andrei a votare per primo».

IL COMPAGNO DI SCUOLA Tra una battuta e i mille euro - più diploma - consegnati ai venti migliori maturati d'Italia, Berlusconi è rimasto sul tema scuola, dominante ieri sera a Palazzo Chigi, aprendo l'album dei ricordi: «Qui davanti c'è il mio compagno di banco per ben 13 anni ai salesiani. Lui sì che era un professionista della scuola», ha detto il premier, indicando il senatore Comincioli, seduto proprio sotto il tavolo della presidenza, «lui era un vero professionista. Al liceo, ogni volta che i professori lo chiamavano per interrogarlo, lui non c'era mai. E tutti noi, in coro, rispondevamo: è al cesso». Oggi, invece, ha concluso scherzando il presidente, «è un bravissimo senatore e tutti i parlamentari gli chiedono un consiglio, proprio come un vecchio zio». Poi il richiamo al voto di domenica: «La Sardegna è una terra straordinaria, tocca ai sardi decidere di farla crescere».

Postilla

I sardi sanno che la famiglia Berlusconi è proprietaria dell’area di Costa Turchese, la cui utilizzazione come insediamento turistico è stata bloccata dal Piano paesaggistico regionale. Sanno anche che il referendum è inutile, poiché le legge che con essi ci si propone di abolire non è più efficace, essendo decaduta con la conclusione del periodo di salvaguardia, e sostituita dal PPR redatto in base al Codice dei beni culturali e del paesaggio.

Al perdurare tenace e recidivo del conflitto d’interessi siamo, ahimè, abituati da tempo, e così alla debolezza dell’opposizione a denunciarlo e contrastarlo. Ma questa nota è interessante soprattutto perché rivela il modello formativo che B. propone agli studenti: il suo compagno Comincioli, il quale, quando lo interrogano, sta al cesso. Ipse dixit.

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