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Attilio Bolzoni
Benvenuti nel cantiere Eolie
20 Novembre 2004
In giro per l'Italia
Non solo otto nuovi alberghi: la minaccia è più vasta. Da la Repubblica del 27 ottobre 2004

Vogliono far sparire perfino le spiagge. Quelle nere di lava e anche quelle bianche di pomice, pensano di spostarle un po´ più in là o seppellirle per sempre, affogarle nel cemento. E vogliono costruire moli così grandi e così lunghi che quel loro mare vivo e profumato prima o poi si trasformerà in un lago morto, uno stagno tra le isole. E sognano aeroporti che si mangiano le colline, centrali elettriche che sventrano boschi.

Vogliono depuratori, strade, gallerie, dighe foranee, alberghi e residence sparsi dappertutto. Progettano in silenzio a Lipari e mandano carte a Palermo. Tramano. Da soli e in compagnia, uno contro l´altro o in società. E già calcolano i prezzi dei terreni da espropriare. E già contano i soldi.

Quelle stanze con vista mare che in questi giorni fanno tanto scandalo sembrano vergogne divulgate a bella posta per nascondere ben altri oltraggi e ben altri affari tra Vulcano e Alicudi, la più sperduta nell´arcipelago. Piccoli interessi privati di piccoli notabili, pochi o tanti metri quadri «regalati» con un colpo di mano dagli amici che stanno alla Regione siciliana, scandalo quasi finto se non fosse per la spudoratezza di qualche onorevole che ha cancellato vincoli paesaggistici con il favore delle tenebre. Ma c´è qualcosa di più rapace che si sta abbattendo su Lipari e sulle altre isole. E si avvistano segnali di una guerra cattiva per accaparrarsi gli appalti prossimi venturi, aspetti inconfessabili.

Vicenda eoliana contemporanea che sembra ispirarsi a quell´antica contesa descritta da Leonardo Sciascia nella sua "Recitazione della controversia liparitana dedicata ad A. D.", storia di un violentissimo conflitto politico economico tra la Chiesa e il viceré di Sicilia - siamo ai primi del ?700 - che iniziò intorno al pagamento di un balzello per «una piccola partita di ceci» e che poi durò per due decenni.

Un pretesto di trecento e passa anni fa e un pretesto di oggi, nella Lipari che aspetta le sue colate di cemento. Se arriveranno, arriveranno insieme a quasi 200 milioni di euro. Fremono progettisti, ingegneri, costruttori. E manovrano le lobbies fra Lipari e Messina e Palermo, plotoni di deputati locali che appoggiano questo o quel gruppo per far «passare» il loro «piano di sviluppo» per le Eolie, gioco sporco senza esclusione di colpi. Partiti del mattone, ex democristiani confluiti nell´Udc che fanno patti di sangue con rampanti di An, assessori-imprenditori di Forza Italia, vecchi e nuovi ras, tutti uniti e tutti contro, tutti in corsa per far diventare queste isole un albero della cuccagna.

Altro che le tre stanze di 84 metri quadri che avrà l´assessore all´Urbanistica Mimmo Fonti grazie al voto furbastro dell´altra notte all´Assemblea regionale. Altro che «il recupero di tre fabbricati» in località San Nicola o «l´ampliamento dell´edificio storico» in contrada Candali. Ce ne sarà per tutti. «Dovranno passare sul mio corpo prima di mettere una sola pietra», assicura il sindaco di Lipari Mariano Bruno che è stato appena convocato a Palermo dal governatore Totò Cuffaro, che vuole carte e mappe per capire fino in fondo in quale altro pasticcio è finito il suo governo.

Il sindaco Bruno parla di «inganno mediatico», si lamenta, tuona. Ma non parla del nuovo piano regolatore di Lipari dove tre maxi opere sono già inserite in aree vincolate. Una è quella che chiamano «aviosuperficie», un aeroporto, pista lunga 1200 metri e larga 40 tra le colline di Poggio dei Funghi, un business da 50 milioni di euro. Un´altra opera è la centrale elettrica che dovrebbe sorgere a Monterosa in mezzo agli alberi, ci sono tante voci sull´esproprio dei terreni che faranno ancora più i ricchi i proprietari. Affare di una quarantina di milioni di euro, cifra che comprende anche la realizzazione di una galleria che sbuca in mare. E lì vicino a Monterosa dovrebbero fare anche il depuratore, altri 10 milioni di euro.

L´affare più goloso è un altro ancora, sono i porti, i sei che vorrebbero realizzare in ciascuna delle isole esclusa Salina. «Alla Regione c´è un progetto in sonno che prima o poi tireranno fuori, aspettano soltanto il momento giusto», racconta Giuseppe La Greca, il segretario dei Ds di Lipari che nella passata amministrazione di centro sinistra era assessore al Territorio. E´ un progetto «tecnico-economico per le opere portuali delle isole Eolie» firmato dall´ingegnere Giuseppe Rodriguez. E´ l´annuncio ufficiale dello scempio più grande. A cominciare dalla bella spiaggia nera di Stromboli. L´ingegnere Rodriguez prevede di scavarci lì una fossa e poi costruirci sopra i moli. E trasportare la sabbia eruttata dal vulcano a qualche decina di metri. Tutto per 18 milioni di euro. Ad Alicudi e a Filicudi il suo progetto cancella in parte le due spiagge, quella di scalo Palomba nella prima isola e quella di Capo Graziano nella seconda. Costo dei due porti 14 milioni di euro. A Panarea il mare sarà soffocato per 15 milioni di euro: dal molo vecchio che verrà allungato e da quello nuovo che, a semicerchio, chiude in una camera a gas l´abitato. Poi ci sono i 10 milioni di euro per il porto di Vulcano, altra spiaggia rosicchiata e i moli che affondano nella base lavica. Per finire, Lipari: 13,5 milioni di euro il porto di Pignataro, 10,5 milioni per Marina Corta, 12 milioni circa per quello di Sotto Monastero.

«Un vero delirio costruttivo», commenta secca Marina Tarusello, rappresentante di Legambiente alle Eolie. E non è ancora finita. Accusa Domenico Fonti, l´assessore che ha "guadagnato" tre stanze del suo residence con il voto notturno della Regione: «Ho il feroce sospetto che questa campagna sia stata scatenata per spostare l´attenzione su chi vuole costruire alberghi su alberghi a Canneto». Punta il dito contro i D´Ambra, i proprietari delle cave di pomice. Tra loro e tutti gli altri è scontro eterno, qui nell´arcipelago. Uno dei tanti capitoli della "controversia liparitana".

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