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Barry Chalofsky
Basta coi pannelli solari sui terreni agricoli
22 Marzo 2012
Dalla stampa
La lotta all’urbanizzazione virtuale con la scusa dell’energia e del contenimento di emissioni è un fatto internazionalmente condiviso. New Jersey Times, 21 marzo 2012 (f.b.)

Titolo originale: Solar farms shouldn't sprawl all over agricultural land – Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

Sono un ambientalista sin dai primi anni ‘70, quando insieme ad altri studenti di quella generazione ho scoperto i problemi ecologici legati al nostro successo economico del dopoguerra. E ho poi passato gran parte della mia vita a servizio dell’ambiente, nei 35 anni al Department of Environmental Protection del New Jersey. Ma mi sono comunque trovato poco tempo fa in una situazione contraddittoria. Si parla da tanto tempo nel paese di ridurre la dipendenza da petrolio come fonte principale di energia. Ne abbiamo trovate “forme pulite” come quelle dal vento, dall’acqua, dal sole. E parrebbe piuttosto semplice rivolgersi a queste, visto che non inquinano e si tratta di fonti naturali disponibili.

Oltre ad essere un ambientalista sono anche un pianificatore regolarmente iscritto all’albo del New Jersey, il che mi consente di testimoniare come esperto davanti alle commissioni urbanistiche. Poco tempo fa un’impresa mi ha chiesto di sostenere la sua richiesta alla commissione locale di realizzare una “fattoria solare” in un terreno agricolo. L’idea è che trattandosi di una superficie disponibile e di dimensioni sufficienti si possono installare molti pannelli a bassi costi e ottenere migliori economie di scala. L’energia solare va benissimo, mi pagano pure benissimo per poche ore di lavoro, e allora dov’è il mio dilemma?

Dal 2011, la PSE&G ha installato progetti di energia solare per circa 46 megawatt in New Jersey (preciso: non è la PSE&G che mi ha chiesto una consulenza) investendo milioni di dollari in “fattorie solari”. Ha anche sistemato dei pannelli su migliaia di pali del telefono in tutto lo stato. Nell’affare dell’energia solare sono entrati in molti altri. Il New Jersey viene considerato in una posizione di vertice a livello nazionale da questo punto di vista. PSE&G, Jersey Central Power and Light sono al terzo e nono posto nel paese, secondo la classifica 2011 della Solar Energy Industries Association. Nonostanete alcune difficoltà il mercato dell’energia solare continua a svilupparsi e di sicuro crescerà per il futuro. Il dilemma non è se diventare più solari o no, ma dove farlo. E usare il termine “fattoria” falsa le cose, perché in fondo si tratta di una schiera di pannelli solari.

Le vere fattorie — quelle agricole — vanno avanti da centinaia di anni nel nostro Stato Giardino. Di sicuro qui non ci sono quelle enormi superfici a colture o allevamenti da latte di altri stati, ma la nostra agricoltura è comunque fiorente e produttiva. Pensando al New Jersey, di sicuro la media degli americani pensa agli svincoli, alle zone industriali, a tutte quelle aree residenziali urbane o suburbane sulla costa. Difficile per chi guarda da fuori immaginare che ci sono anche migliaia e migliaia di ettari agricoli. E purtroppo queste superfici si sono ridotte del 26% negli ultimi trent’anni. Se la scomparsa viene rallentata negli ultimi anni dalla crisi economica della recessione, continua comunque. Tutelare l’ambiente non vuol dire solo acque pulite e aria pura; significa anche proteggere la nostra possibilità di abitare la Terra.

Le aree agricole del New Jersey offrono cibo fresco e di migliore qualità di quello trasportato qui da fuori. Mettere pannelli solari al posto dei campi vuol dire soltanto perdere superfici agricole. E si tratta oltretutto di superfici non permeabili, che aumentano il deflusso e riducono l’assorbimento naturale delle acque piovane. Cosa forse ancora più importante, così si distruggono stili di vita che ci mantengono in contatto con la natura. Quasi tutti i più recenti impianti di pannelli solari sono stati realizzati in zone urbane, là dove la domanda di energia è maggiore. Di norma si costruiscono sugli spazi disponibili, sui tetti, su aree inquinate. Questo tipo di installazioni è da sostenere. Pannelli solari impermeabili là dove si è già impermeabilizzato, come sui tetti, non peggiorano certo il problema della gestione delle acque piovane e del deflusso, cosa che accade invece negli impianti su terreni agricoli o in aree disboscate.

Poi si deve verificare che I pannelli solari non danneggino esteticamente gli ambienti urbani, regolamentando l’installazione attraverso norme urbanistiche, così come oggi si sta discutendo in varie amministrazioni locali, ad esempio a Hoboken o altre municipalità. Magari a qualcuno non piacciono i pannelli sui pali del telefono, ma almeno all’ambiente non fanno male. Dovremmo insieme al settore energetico sfruttare meglio i tetti, magari attraverso forme di contratti d’affitto in cambio di risparmi sulla bolletta. Si potrebbe anche intervenire sugli attuali crediti energetici e ridurre i sostegni a chi ha maggiori impatti. L’energia solare è un fatto positivo che aiuta a ridurre le importazioni di petrolio e l’impatto ambientale. Ma sicuramente io non posso essere favorevole al tipo di “fattoria solare” che mi hanno proposto, ergo ho rinunciato alla consulenza, sperando che tanti altri prendano decisioni simili.

Barry Chalofsky, ha diretto la sezione acque del Dipartimento Tutela Ambientale del New Jersey. Oggi è consulente per la pianificazione territoriale e ambientale Chalofsky & Associates

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