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Barca, La forza della passione
9 Novembre 2012
Maestri
Se ne è andato ancora un personaggio di un'Italia oggi inimmaginabile. Figure e idee che restano, patrimonio per una società migliore. lo ricordiamo con articoli di Alfredo Reichlin e Valentino Parlato, da
Se ne è andato ancora un personaggio di un'Italia oggi inimmaginabile. Figure e idee che restano, patrimonio per una società migliore. lo ricordiamo con articoli di Alfredo Reichlin e Valentino Parlato, da

L'Unità,il manifesto, 9 novembre 2012. Era anche un amico; lo ricordo anch'io con rimpianto, e con una postilla

Alfredo Rechlin, La forza di una passione, l'Unità

Anche Luciano Barca se n’è andato. Non so ricordarlo senza dire perché la sua scomparsa tanto mi colpisce e mi addolora.Certo, Luciano era un vecchio amico. Ma non solo. Era tra i pochi che hanno contato nella formazione della mia identità oltre che della mia memoria. Enrico Berlinguer, Luciano Barca, Pietro Ingrao, Tonino Tatò, Franco Rodano, Fernando Di Giulio e pochi altri che non sto a ricordare e che si confondono nella mia memoria. Erano molto diversi tra loro ma ciò che nella mia mente li accomuna è la straordinaria passione per le idee, era l’enorme fiducia che la politica potesse cambiare il mondo. E la prova stava lì, sotto i loro occhi. Stava nel fatto che l’Italia in quegli anni cambiava come mai da secoli. Finiva l’antica arretratezza, la povertà assoluta, l’analfabetismo.

I sudditi diventavano cittadini e scrivevano la più avanzata Costituzionedemocratica, i contadini attraverso lotte anche sanguinose facevano saltare ilvecchio blocco agrario, i sindacati conquistavano un potere mai avuto prima,gli artigiani diventavano piccoli industriali, la legge, i diritti e i doverierano certi e uguali. E gli intellettuali italiani inventavano un nuovo cinema,scrivevano romanzi e dipinge- vano quadri e si chiamavano Rossellini, Fellini,Moravia, Calvino, Guttuso. Diventavano l’avanguardia d’Europa.

È con uomini come Luciano Barca che io ho vissuto quel tempo. Togliattiaffidò a noi giovanissimi la direzione de l’Unità (io a Roma e lui aTorino). E poi dovrei aggiungere tante cose ma so dire solo che Barca sioccupava di tutto. Cercò addi-rittura di definire un nuovo modello dicapitalismo («afferrare Proteo») e faceva la spola tra Botteghe Oscure e lesegrete stanze della Banca d’Italia, si faceva messaggero riservato verso AldoMoro e Ugo La Malfa. Troppo pochi hanno letto quel documento straordinario chesono i suoi diari.
La sua casa fu la mia casa. Gli amici tra loro diventarono i nostri figli:Lucrezia, Fabrizio, Pietro.
Vorrei abbracciare Fabrizio e dirgli di custodire bene quel patrimonio. Cheè il meglio dell’Italia. Il “furetto rosso” come Franco Rodano chiamava Lucianoera un personaggio straordinario. Veniva da un mondo lontano dal mio. Il mondodei comunisti cattolici. E con enorme meraviglia appresi che era stato anche uneroico ufficiale della Marina, il quale aveva partecipato alla missione segretadella Decima Mas, cioè dei sommergibili italiani che violarono la baia diAlessandria d’Egitto e fecero saltare la corazzata inglese. Addio Luciano. Ilmio abbraccio è per Fabrizio.
Lastoria di rigore e di coraggio dell’ecomista partigiano
«Luciano Barca è stato tra i protagonisti del dibattito politico e delconfronto parlamentare in special modo sui temi della politica economica indecenni cruciali della vita repubblicana come gli anni Settanta. Dalle suegiovanili scelte ideali al ruolo assunto in età più matura nel Partitocomunista italiano, in stretta collaborazione con Enrico Berlinguer, detteprova della sua coerenza e della sua apertura al dialogo con altre forzepolitiche operando a lungo e intensamente in Parlamento». È questo il ricordodel dirigente del Pci scomparso da parte del presidente della Repubblica,Giorgio Napolitano. Nel messaggio di cordoglio inviato alla famiglia e al figlioFabrizio, ora ministro
del governo Monti, il Capo dello Stato ricorda «l’impegno comune» condiviso«anche in momenti difficili e l'amicizia che ci legò». Iscritto al Pci dal1945, Luciano Barca è stato più volte deputato alla Camera e senatore, nonchédirettore dell'Unità e di Rinascita. Stretto collaboratore di Berlinguer, neglianni dei governi dell’«unità nazionale» ha diretto la sezione Programmazioneeconomica e riforme del Pci. Massimo D’Alema lo ricorda come «grandeprotagonista della storia del Pci e della vita democratica del paese» e nesottolinea «l’ impegno a favore del Mezzogiorno». Walter Veltroni ne ricordal’essere stato «uomo di idee forti e di studio», « La brillantezza delpensiero, la lunga storia che va dalla Resistenza ai banchi del Parlamento,la sua profonda conoscenza dei meccanismi economici e anche la sua attenzioneper il giornalismo». Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd, nesottolinea l’«audacia del partigiano». Lo è stato anche da ufficiale di Marinadurante la Seconda Guerra mondiale guadagnandosi la medaglia d’argento alvalore militare. Lo ha ricordato il presidente della Camera, Fini. Contrario almodo in cui fu attuata la «svolta della Bolognina» nel 1997, Barca uscì dai Ds.Dal 1990 presiedeva l’associazione culturale «Etica ed Economia». Le esequieoggi alle ore 11 al Tempietto Egizio del Verano a Roma.
Ci ha lasciati Luciano Barca, il manifesto
Il 7 novembre (una data storica, ma forse dimenticata o cancellata) è morto a Roma Luciano Barca, storico dirigente del Pci, giornalista di pregio, intellettuale autore di libri buoni e mai contento delle verità correnti, parlamentare per sei legislature. Ha fatto parte della direzione nazionale del Pci ed è stato stretto collaboratore di Enrico Berlinguer negli ultimi dieci anni della vita di quest'ultimo. E' stato direttore dell'Unità e di Rinascita.

Ho avuto con lui un rapporto molto stretto, e per me fruttifero, quando è stato mio direttore alla rivista «Politica ed Economia». Mi ha insegnato a cercare la sostanza dietro le apparenze, e i modi e le vie per fare questo. Sempre franco nelle critiche e negli apprezzamenti mi ha insegnato che la critica non è offesa, ma il modo più serio per portare avanti un lavoro o una ricerca. Quel periodo per me è stata una scuola, che mi ha molto aiutato a fare poi il giornalista.apporto molto stretto, e per me fruttifero, quando è stato mio direttore alla rivista «Politica ed Economia». Mi ha insegnato a cercare la sostanza dietro le apparenze, e i modi e le vie per fare questo. Sempre franco nelle critiche e negli apprezzamenti mi ha insegnato che la critica non è offesa, ma il modo più serio per portare avanti un lavoro o una ricerca. Quel periodo per me è stata una scuola, che mi ha molto aiutato a fare poi il giornalista.

L'Italia entra nella seconda guerra mondiale nel 1940, quando Luciano ha vent'anni e vi partecipa come ufficiale nei sommergibili. Va ricordato che la Marina non aveva simpatia per l'alleato tedesco. Luciano Barca, nel 1943, a soli 23 anni al comando di un sommergibile attacca una nave tedesca sulle coste di Bastia e poi ripara nella base militare di Malta dove entra a fare parte del gruppo Midway della marina inglese e continua la guerra. Tornato in Italia fa parte della resistenza, per un certo periodo fa parte della Sinistra cristiana e nel 1945 si iscrive al Pci. Si schiera contro la svolta della Bolognina, non aderisce al nuovo Pd, ma non abbandona la battaglia politica. Difficili gli ultimi anni, pesantissima la morte recente della moglie Gloria Campos Venuti. Ogni tanto lo chiamavo per sentire come stava e cosa pensava. E' stato un maestro e con lui se ne va una straordinaria stagione anche della mia vita.
Un forte abbraccio ai figli Fabrizio, Flavia e Federico.

Postilla

Anche a me ha rattristato molto la morte di Luciano Barca. Ho conosciutoLuciano in tempi molto lontani, quando entrambi frequentavamo la casa di Francoe Marisa Rodano. Un momento nel quale i miei ricordi privati incrociano eventipubblici rilevanti hanno a che fare con un argomento che da quegli anni è al centro dei miei interessi culturali epolitici: la questione degli spazi (e dello spazio) pubblico, di ciò che inquegli anni si chiamava “standard urbanistici”, più in generale del rapportotra potere pubblico e proprietà privata nel governo del territorio. Questionitutte sottese a due famose sentenze della Corte costituzionale, la n. 55 e n.56 del 1968, che ciostituirono una svolta decisiva nella comprensione del modo in cui ilrapporto tra potere pubblici e proprietà privata potevano trovare un equilibrionon lesivo dell’interesse della collettività ma coerente con la Costituzionerepubblicana. Di queste sentenze ho parlato e scritto spesso; tra l’altro,all’argomento sono dedicate molte pogine dei miei Fondamenti di urbanistica. La storia e la norma, Laterza, 2003, e Memorie di un urbanista. L’Italia che ho vissuto. Corte del Fòntego, 2010. In quest’ultimoho ricordato come fu Luciano fu il primo a informarci delle sentenze, del lorocontenuto e dei timori sullo scandalo che avrebbe suscitato la loropubblicazione prima delle elezionipolitiche. Da quegli anni l’ho sentito solomolto dopo, quando divenni lettore del suo piccolo (ma valoroso) foglio “Eticaed economia”. Restammo amici, a distanza di telefono. Ricordo la sua telefonatadi rincrescimento perché, a cusa di una sua assenza per malattia, sul suofoglio era uscita una recensione ingiustamente critica di un mio libro. Con luiè un altro pezzetto della mia vita che se ne va dal presente, per rimanereaffidata ai ricordi.
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