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Francesco Nariello
Autorizzazioni paesaggistiche, ora si passa prima dal sovrintendente
11 Gennaio 2010
Il paesaggio e noi
Appena entrata in vigore, già si lavora per “ammorbidire” la norma del Codice a tutela del paesaggio. Da Il Sole 24 Ore, 11 gennaio 2010 (m.p.g.)

L'entrata in vigore da inizio anno del nuovo procedimento autorizzativo, dopo che la proroga del regime transitorio non è stata inserita nel Dl milleproroghe di fine anno, cambia il ruolo delle soprintendenze.

Il loro parere, infatti, non è più dato a valle, dopo che il progetto ha già ottenuto il via libera dall' ente delegato (di solito i Comuni), ma a monte, nel pieno della procedura di autorizzazione paesistica.

E resta vincolante fino all'adeguamento al Codice dei Beni culturali (Dlgs 42/2004) dei piani paesaggistici regionali e degli strumenti urbanistici di Comuni e Province.

E' questa la rivoluzione introdotta dal procedimento previsto dall'articolo 146 del Codice Urbani.

Una norma finora sempre rinviata e ora entrata in vigore dal primo gennaio. Interessate alla proroga non erano solo le soprintendenze, investite di un ruolo più impegnativo al quale non tutte sono preparate, ma soprattutto le Regioni, che in molti casi vedono tornare al mittente le competenze sulle autorizzazioni, che loro stesse avevano delegato agli enti locali. Sono oltre 2.600, infatti, i municipi a non avere più le carte in regola per il rilascio dei nullaosta.

Il Codice prevede che ogni ente, per mantenere la delega, debba differenziare le attività di tutela paesaggistica da quelle urbanistico-edilizie e disporre di una commissione tecnica per valutare gli interventi in aree vincolate.

Adempimenti che mettono in difficoltà i Comuni più piccoli. Il soprintendente, come detto, può ora valutare le richieste nel merito, mentre fino al 31 dicembre scorso poteva solo annullare le autorizzazioni per vizi di legittimità. Un ruolo più centrale che dovrebbe contribuire a tagliare i contenziosi presso i tribunali amministrativi: sul totale degli atti vagliati dalle soprintendenze, gli annullamenti si fermano intorno al 2% e, di questi, gran parte viene impugnata. Il parere del soprintendente diverrà obbligatorio ma non vincolante solo quando saranno adeguati piani regionali e strumenti urbanistici. Obiettivo da raggiungere attraverso la copianificazione Ministero-Regioni.

L'ADEGUAMENTO

Un processo che però va a rilento. Sono soltanto nove, infatti, le amministrazioni che hanno siglato finora un'intesa per scrivere le norme di tutela del paesaggio insieme al Ministero. Si tratta di Abruzzo, Campania, Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Puglia, Sardegna, Veneto e da ultimo la Calabria (si veda la tabella in pagina). Per altre, come Lazio e Umbria, il protocollo è pronto, ma non firmato. L'elaborazione congiunta deve riguardare i beni vincolati con atti amministrativi ad hoc o ricadenti nelle aree tutelate ope legis, ma può estendersi anche all'intero territorio regionale. Nessuna annninistrazione, va detto, ha centrato l'obiettivo di approvare un piano adeguato al Codice dei Beni culturali entro la fine del 2009. Le Regioni hanno comunque ottenuto dal Ministero rassicurazioni sull'intenzione di semplificare il rilascio dei permessi in zone vincolate.

Già sono stati individuati 42 interventi di lieve entità per i quali snellire le pratiche, dagli aumenti di volume fino al 10% alla realizzazione di manufatti accessori. Il regolamento è ora all'esame del Consiglio di Stato. L'obiettivo è arrivare entro febbraio all' approvazione definitiva. La portata delle semplificazionii, tuttavia, andrà oltre gli interventi minori: il ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, ha infatti annunciato nuove norme per rimodulare tutte le procedure dli autorizzazione paesaggistica. Il sistema appena entrato in vigore, al netto delle annunciate modifiche, prevede un termine di conclusione per ottenere un permesso di 105 giorni, che diventano 120 in caso di mancato parere della soprintendenza (dopo i quali l'amministrazione competente deve decidere). A temere un allungamento dei tempi sono per proprio i professionisti coinvolti nella progettazione, come architetti e geometri, che puntano il dito sulla scarsa preparazione di Regioni e soprintendenze alle nuove regole.

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