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Marco Bittau
Arzachena. Le preoccupanti esternazioni del leader dell’opposizione Mauro Pili
23 Gennaio 2006
Sardegna
Prosegue la campagna di calunnie. Non preoccupano tanto le “esternazioni” dell’ex presidente della Sardegna (quello che copiò il discorso dal compagno di banco Formigoni) ma lo spazio che gli dà il giornale del gruppo Espresso. In calce, un commento critico di Augusto Ditel, entrambi da la Nuova Sardegna del 20 febbraio 2005.

ARZACHENA. Lo scenario è allarmante: ci sarebbe un disegno strategico per affossare il turismo in Gallura e per fermare iniziative e progetti per la Costa Smeralda favorendo, invece, la realizzare di grandi investimenti sul versante opposto dell’isola, nelle vecchie miniere della costa di Arbus. L’accusa, pesante come un macigno, giunge da Mauro Pili, consigliere regionale di Forza Italia e sostenitore della linea dura contro la politica urbanistica del governatore Renato Soru e della sua maggioranza di centrosinistra. Pili si spinge oltre: denuncia l’ombra di un interesse personale dietro il piano di affossamento della Costa Smeralda e annuncia l’imminente arrivo da Milano di documenti che proverebbero la compravendita e la proprietà delle ex aree minerarie; documenti che saranno poi illustrati pubblicamente in Consiglio regionale.

Mauro Pili non ha scelto a caso la tribuna per la sua requisitoria: Arzachena, insieme a Olbia, è infatti l’epicento della rivolta dei sindaci del centrodestra contro la legge salvacoste. E sempre da Arzachena proprio nei giorni scorsi è partita la proposta di inserire Porto Cervo nell’area urbana evitando le meglie strette della legge regionale che, di fatto, paralizzano i grandiosi progetti messi in cantiere da Tom Barrack, padrone della Costa Smeralda. Così, ieri mattina, un normale congresso cittadino di Forza Italia (uno dei tanti che si celebrano in questi giorni) si è improvvisamente trasformato in rampa di lancio per i siluri lanciati contro la giunta regionale e il governatore Renato Soru. Un rapido tam-tam telefonico e il commissario provinciale Tonino Pizzadili ha annunciato l’arrivo di Mauro Pili e del coordinatore regionale Pier Giorgio Massidda, poi i sindaci Pasquale Ragnedda e Settimo Nizzi più un nugolo di assessori e dirigenti di partito di mezza Gallura. Niente contraddittorio, solo sorrisi tra amici, uno scenario ideale per l’ex sindaco di Iglesias che non si è lasciato sfuggire l’occasione per affondare un colpo durissimo all’avversario politico.

Nel tratteggiare i contorni della presunta manovra per affossare la Costa Smeralda Mauro Pili cita episodi, date e circostanze riservandosi l’illustrazione di ulteriori dettagli non appena saranno disponibili le carte milanesi. «Quando ero presidente della giunta regionale - racconta l’esponente di Forza Italia - Renato Soru era impegnato in una delle cordate che volevano acquistare la Costa Smeralda. Volle incontrarmi per lamentare il fatto che la Sfirs non dava la copertura per l’operazione».

Alla fine la corsa all’acquisto della Costa Smeralda andò come tutti sanno, cioè con la vittoria della Colony dell’imprenditore americano di origine libanese Tom Barrack, e adesso per Mauro Pili è tempo di rispolverare la storiella della volpe e dell’uva. «Soru non è riuscito a comprare la Costa e oggi dice che non è “matura”. Da qui il suo desiderio maniacale di distruggerla, la sua missione di bloccare tutte le iniziativa e i progetti che possono accrescerne il valore, soprattutto quelli che riguardano l’allungamento della stagione turistica». «Dal punto di vista dell’accoglienza - continua Pili - la Sardegna poteva diventare un punto di riferimento per tutto il Mediterraneo, invece oggi ogni progetto si ferma irrimediabilmente davanti alla legge regionale salvacoste. Altra storia in Tunisia e Marocco dove tutti gli operatori si stanno attrezzando con centri benessere e altre strutture per coprire 12 mesi all’anno di attività».

In realtà, sostiene Mauro Pili, non tutto è fermo e congelato. «È stata astutamente inserita nella legge regionale la disciplina delle ristrutturazioni, che il centrosinistra ha dovuto inghiottire in silenzio, ed è questa la chiave che spalanca le porte al disegno del governatore». Il consigliere di Forza Italia indica una data (dicembre 2003) e una località (Milano): sono gli estremi di certe carte (atti notarili) che proverebbero operazioni di compravendita riguardanti immobili ex minerari nel comune di Arbus, nel Guspinese. La libera interpretazione di Pili si può sintetizzare così: «La legge salvacoste blocca tutto in Costa Smeralda ma, attraverso il grimaldello delle ristrutturazioni, renderà possibile realizzare investimenti turistici nella costa opposta a quella gallurese». «Quando arriveranno le carte da Milano - conclude - conosceremo finalmente i nomi dei protagonisti di questa operazione e ne discuteremo direttamente in consiglio regionale».

Più che mai linea dura, dunque, contro la politica urbanistica e turistica della Regione (Pili ha parlato apertamente di sfida e, addirittura, di «resistenza autonomista»). «Ma la nostra non è una semplice opposizione di parte o di partito, destra contro sinistra - precisa ancora Pili - piuttosto è una questione che riguarda i progetti di sviluppo per la Sardegna. I nostri puntano sull’ambiente e sull’uomo che ne è il naturale protagonista. Per questo diciamo ai talebani che vogliono chiudere l’ambiente in una campana di vetro».

LE ACCUSE D'UN TRIBUNO CHE ORA NON HA PROVE

Il solito Pili. Si fionda in una sala amica, dov’è più facile dismettere l’abito blu d’ordinanza per indossare i panni del tribuno che bacchetta e moralizza, senza uno straccio di contraddittorio. Per l’ex presidente della Regione, che conosce bene i meccanismi per conquistare un titolone sui giornali, l’opposizione si fa attaccando frontalmente chi nel passato si è messo di traverso (Mario Floris), o chi l’ha battuto in campagna elettorale (Renato Soru). Altri scelgono la strada della battaglia politica sui programmi non condivisi, sulle promesse non mantenute, sugli impegni disattesi. Lui no. Lui punta il suo bazooka contro qualcuno, non contro qualcosa.

Mauro Pili è libero di fare quel che gli pare. E’ anche libero di infischiarsene altamente di ciò che pensano numerosi esponenti della Cdl di questo personalissimo modo d’intendere la politica, quando non si è al governo. Un modo che si fonda su un iperindividualismo sfrenato che esclude il resto del mondo, anche il popolo della minoranza.

Per essere più credibile ed efficace, però, bisogna che Pili corredi le sue denunce con prove provate, e non si limiti a promettere atti ufficiali che poi non arrivano. Che Renato Soru volesse comprare la Costa Smeralda, è un fatto vero: la Nuova, a suo tempo, l’ha scritto. Che Renato Soru oggi detesti il modello di turismo della Costa Smeralda, è un altro fatto assodato. Altra cosa però è affermare che Renato Soru sia il capo di un’organizzazione che complotta contro la Costa Smeralda per favorire, per poco nobili interessi personali, altre zone della Sardegna. Se fosse vero, sarebbe un fatto non grave, ma gravissimo e la stampa avrebbe il dovere, oltrechè il diritto, di sottolinearlo fino alle estreme conseguenze, con servizi e titoloni. Bisogna dimostrarlo, però. Con atti incontrovertibili, che Pili dovrebbe affrettarsi a esibire, come ha promesso ad Arzachena.

C’è un precedente, che fa riflettere. Mesi fa, Mauro Pili e alcuni esponenti del centrodestra hanno consegnato alla stampa un copioso e sontuoso dossier, corredato da fotocolor, filmati, schede e cd, in cui si denunciavano torbidi interessi del Presidente, sempre a proposito di fasce costiere da punire o valorizzare. E’ finita così: Pili non ha ancora fornito le prove dello scandalo. E Renato Soru ha incaricato l’avvocato Cocco di Sanluri, un suo amico, di querelare i partecipanti a quella conferenza stampa.

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