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Aprire le case ai turisti? Venezia ha paura
16 Agosto 2009
Vivere a Venezia
Un ampio servizio dedica il Gazzettino (del 5 marzo 2006) al problema del turismo a Venezia. Inseriamo una nota redazionale di da.sca. (con una nostra postilla) e un articolo di Isabella Scaramuzzi

Il servizio è aperto da un corsivo di Michele Fullin dedicato a raccogliere le opinioni (per fortuna tutte contrarie) alla stravagante proposta di un albergatore il quale vorrebbe promuovere l’apertura- a pagamento – delle case dei veneziani ai turisti.

IL BOOM DELL'EXTRALBERGHIERO NEGLI ULTIMI 10 ANNI

(da.sca.) Due date: 1962 e 1997. Sono gli anni in cui vengono approvati il Prg del Comune di Venezia e la Variante per la Città antica. La prima importante delibera (sindaco Favaretto Fisca, giunta Dc) blocca di fatto l'aumento delle strutture ricettive per turisti e persino i passaggi di categoria. Trentacinque anni dopo, l'amministrazione Cacciari adotta la Variante che viene approvata in Regione alla fine del 1999. Gli effetti di questa delibera, nata con lo scopo di salvaguardare le caratteristiche strutturali e distri butivedegli edifici veneziani e la residenza, sono in realtà di segno opposto. La nascita di attività alberghiere ed extralberghiere viene agevolata, si riducono i requisiti personali del titolare e quelli tecnici delle strutture, viene dato vigore al cambio d'uso degli immobili e si autorizza la trasformazione degli edifici in esercizi ricettivi. Risultato: in centro storico in poco più di tre anni la ricettività aumenta del 30 per cento, gli esercizi extralberghieri (sud divisi in ben 12 tipologie) registrano un grande balzo, passano da una sessantina a quasi 500 e soprattutto, si stima, in questa fase sono state sottratte alcune centinaia di appartamenti al precedente uso abitativo residenziale.

Tutto questo lo dice, chiaramente, uno studio del Coses, il Centro ricerche controllato da Provincia e Comune. La ricerca, pubblicata nell'aprile 2004. si chiama "Venezia sistema turismo: le dinamiche dell'offerta" (a cura di Zanon, Barbiani, Aliprandi). Da Cacciari 1997 a Cacciari 2006, dunque: nemmeno dieci anni dopo l'amministrazio ne comunale, tramite l'assessore Bortolussi, chiede ora regole certe per limitare il proliferare di strutture che tolgono residenzialità. Ma l'impressione è che si chiuda la stalla quando i buoi sono scappati. Nel frattempo l'extralberghiero è proliferato, ma so prattutto sono proliferate le strutture abusive. Che la realtà sia andata in contrasto alle intenzioni della Variante, lo dice lo stesso studio del Coses. È vero che ad esempio quella Variante, limata poi da un'altra delibera del 2003, escludeva il cambio di destinazione da abitativo a ricettivo se l'unità immobiliare era inferiore ai 120 metri quadrati, ma è altrettanto vero che la delibera, scrive il Coses, «include una norma che prevede che non possa essere interrotto l'iter delle richieste già presentate all'ammunistrazione», che negli anni si sono moltiplicate. Insomma, con una mano si è tolto e con l'altra si è dato. La legge, poi, è stata aggirata con mille escamotage. Nell'ultimo decennio c'è stato l'ultimo decennio c'è stato chi ha be­neficiato dei contributi di Legge spe­ciale per i restauri per ristrutturare immobili poi destinati al turismo e a goderne, tra gli altri, sono state anche le categorie artigiane che operano nel settore. «Non ci si può stupire - dice infatti lo studio - nel constatare che le operazioni di ristrutturazione volte a incrementare l'offerta ricettiva abbia­no attraversato un periodo di eccezio­nale effervescenza... Con l'adozione della Variante al Prg della Città anti­ca, quanti nel frattempo avevano ma­turato progetti imprenditoriali nel set­tore alberghiero, hanno colto l'occa­sione per realizzarli». Dunque, ricapi­tolando, chi ci ha guadagnato di più nella trasformazione urbana che si è realizzata negli ultimi decenni? L'elenco è semplice: gli albergatori, i quali hanno vissuto una continua cre­scita (visto che, con l'aumento della domanda turistica, il tasso di utilizza­zione delle strutture ricettive è passa­to dal 50 per cento alla fine degli anni Settanta al 70 per cento del 1997); le imprese del settore edile con il loro indotto e i subappalti legati all"'effer­vescenza" del mercato delle ristruttu­razioni; i proprietari di immobili che hanno beneficiato di una bolla specu­lativa con i prezzi lievitati grazie alla

trasformazione turistica di edifici «che un tempo erano destinati al set­tore terziario» (lo dice sempre il Co­ses); la grande finanza immobiliare che «ha manifestato particolare inte­resse per l'investimento nel settore turistico che, in termini di valore, si è apprezzato ancora più del settore de­gli uffici». Senza contare le altre cate­gorie legate al turismo.

E chi ci ha perso? Anche qui le con­clusioni sono nelle parole del Coses. Il proliferare di appartamenti turistici più o meno alla luce del sole, ha eroso zone sempre più "veneziane". «La rin­corsa a utilizzare tutto lo spazio che si rende disponibile - scrive il Centro studi - sottraendolo a precedenti fun­zioni urbane, spinge gli operatori a collocare ovunque unità ricettive, fin negli angoli più remoti: i nuovi eserci­zi, soprattutto extralberghieri, sono un numero molto rilevante e le zone centrali, o lungo gli assi più importan­ti, sono già sature». Il risultato è, come dimostra il grafico in alto, che l'espan­sione turistica erode sestieri popolari come Castello, Cannaregio e alcune isole della laguna. Il confronto tra chi ci ha guadagnato e chi ci ha perso è quindi la risposta a chi si chiede per­ché, in tanti anni, la tendenza non si sia mai invertita.

I BENEFICI DEL SETTORE RICETTIVO

NON SEMPRE SI RIVERSANO SULLA CITTÀ

di Isabella Scaramuzzi

La legge arriva fin dove può. Molto più potenti sono la pressione economica e il talento per l'abuso. Storia vecchia. La polemica sul B&B infuria nuovamente su Venezia, ma è come i tornado negli Usa: fre uenti, dannosi, poi passano. Ci siamo abituati. Ciò detto, quando si tratta di abusi, di frodi, di violazioni patenti delle leggi perché prendersela con le regole? Se la dizione 'propria abitazione' della legge attuale sui B&B fosse interpretata come abitazione in cui il conduttore ha la propria residenza anagrafica la regola sarebbe chiara anche se forse insufficiente. Venezia la salunga sull'abilità di intestare seconde e terze case ad anziane zie che fingono di risiedervi. Ignorare la legge e frodare il fsco non significano che la legge sia cattiva o confusa. Non dico niente di nuovo neppure se ricordo che le unità abitative non sono affittacamere ed entrambi non sono B&B: mescolare tutto l'extralberghie.ro in un gran calderone, straccia ogni pretesa di ragionamento utile sull'espansione della ricettività - il vero tema- e sulle imprese di conduzione, in un sistema economico che nella nostra provincia e nel capoluogo è uno dei più rilevanti e dei più facili'.

La straordinaria dinamica dei posti letto, in comune, si è manifestata a ridosso del nuovo piano regolatore, nel 1999; un combinato disposto tra regole urbanistiche locali e regole turistiche regionali, poiché anche la legge regionale 49 è del 1999. Su entrambe le regole, si è stesa la benedizione del Giubileo 2000, che ha 'drogato' in tutto il Paese, una esplosione di ricettività, anche alberghiera, spesso generosamente sovvenzionata.

E’ successo, insomma, al volgere del secolo, quello che per quasi 30 anni non era accaduto, l'aumento dei posti letto in città antica, e con essi la possibilità che molti dei pendolari 'involontari' (i tanto criticati mordi e fuggi) potessero pernottarvi, avendo più scelta nel rapporto qualità prezzo. Il blocco dell'offerta era stato spesso indicato come una tra le ragioni di overflow della domanda: si andava a dormire a Mestre, ad Abano o a Jesolo anche perché Venezia era satura o troppo esosa. Adesso che ci sono almeno 4.000 mila nuovi posti letto (per stare solo alle cifre ufficiali), tutti si lamentano lo stesso.

In quello che si definisce lo 'spirito della legge', il B&B, e anche l'affittacamere e le unità abitative non classificate, dato il vincolo rigido del numero di letti, sono pensate come attivi tà famigliari, non Iva, destinate per definizione ad integrare redditi. Sono una delle soluzioni più immediate per catturare i henefici della pressione turistica, che non conosce declino in un luogo altamente attrattivo. Diciamo che diffondono tali benefici, senza chiedere eccessi di investimento o di specializzazione imprenditoriale: in questi termini possono anche essere la porta di accesso ad attività più strutturate. secondo la fisiologia della crescita economica.

Possiamo discutere, come si era cominciato a fare nel 1999 (che anno catartico!), con lo studio del Coses sulle 'case dei turisti' (Manente e Scaramuzzi, 1999, Il Mulino Bologna), sulle convenienze economiche, fi scali, sociali di queste forme quasi-imprenditoriali, quest' area malva dell'economia turi stica che, sul litorale veneziano, è straordinariamente rilevante. Nel caso della città antica, dovremmo discutere se la manutenzione, costosissima, della risorsa primaria e insostituibile costituita dal patrimonio immobiliare veneziano sia 'pagata' anche da questi quasi-imprenditori o dai loro 'sostituti impropri': le società di comodo o gli albergatori in incognito, con la bauta per non essere riconosciuti. Abusi, elusioni e frodi a parte è questo uno dei modi in cui il turismo conserva Venezia.

Postilla

Gli eventi sintetizzati nella nota di da.sca. sono senz'altro esatti: per la prima volta la stampa locale fa il punto di una situazione grave della città storica, e ne attribuisce le responbsabilità ai veri responsabili. Ma trascura un elemento che rende più chiaro il quadro.

La variante al PRG per la città storica approvata dalla Regione nel 1999, cui giustamente lo studio del COSES atribuisace la responsabilità del boom degli affittacamere, è il risultato di una profonda deformazione compiuta dalla prina Giunta Cacciari di uno strumento urbanistico che era stato formato e adottato dalle giunte che l'avevano preceduto con obiettivi radicalmente diversi. Il nuovo piano per la Città storica, di cui la Giunta Rigo-Pellicani (assessore all'urbanistica Edoardo Salzano) aveva preparato gli elaborati tecnici, che la Giunta Casellati (assessore all'urbanistica Stefano Boato) aveva completato e portato all'attenzione del Consiglio comunale e della città, che la giunta Bergamo (assessore Vittorio Salvagno) aveva fatto adottare al Consiglio comunale, fu revocata dalla giunta Cacciari (assessore Roberto D'Agostino) e profondamente snaturata proprio eliminando le norme che avrebbero consentito una rigorosa tutela della residenzialità contro l'invasione del turismo. I particolari sono raccontati nelle denunce, ad opera soprattutto di Luigi Scano, una delle quali è inserita qui.

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